Leone
24 Agosto Ago 2017 1600 24 agosto 2017

C'era una volta il leone: storia e cause di un'estinzione imminente

Più agglomerati urbani. Allevatori ostili. Bracconaggio e safari dei ricchi cacciatori occidentali. Così sta sparendo "il re della foresta". Da mezzo milione di esemplari nel 1955 ai 25 mila di oggi. Nel 2050 l'addio.

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Era il "re della foresta". Oggi è un monarca in esilio. In fuga. Ha già perso parte del proprio regno: in Nord Africa non esiste più, se non in qualche zoo per il divertimento dei turisti occidentali. Ed entro 30 anni potrebbe sparire dalla faccia della terra, quella che ha dominato per migliaia di anni. Con queste premesse tutt'altro che incoraggianti ricorre, in agosto, la "giornata mondiale del leone". Ma non c'è niente da festeggiare, semmai solo da riflettere.

Il più grande predatore terrestre ai vertici della catena alimentare

Prima che l'uomo facesse la sua comparsa - o meglio, prima che scendesse dagli alberi e iniziasse a camminare in posizione eretta - il leone era il più grande predatore del pianeta. Stazionava con fierezza all vertice della catena alimentare dei continenti africano, asiatico e persino di quello americano (il Panthera leo atrox, estinto fin dalla preistoria).

RIDIMENSIONAMENTO DAL PALEOLITICO. Era il periodo in cui i felinidi e non le scimmie dominavano il mondo. Con l'arrivo dell'uomo sulla scena, dal Paleolitico medio (tra i 300 mila e i 120 mila anni fa) in poi, ha dovuto accettare un ridimensionamento della sua posizione, che via via l'ha portato però a rischio estinzione.

L'uccisione di massa dei leoni ha avuto inizio con l'epoca moderna.

L'inizio della fine: la mattanza dei safari tra l'800 e il '900

Da sempre l'uomo sogna di dominare questo predatore fiero e possente. Già nell'antica Roma i leoni venivano catturati per finire poi nelle arene, impiegati in lotte all'ultimo sangue con i gladiatori. Una pratica barbarica che oggi sopravvive nella tauromachia delle moderne corride spagnole.

PRATICA BEN DESCRITTA IN TARZAN. Secondo gli scritti, in Medio Oriente l'ultimo leone venne ucciso dall'uomo nel periodo delle crociate, nel XIII secolo. Ma la mattanza dei leoni (e di tante altre specie africane) ha avuto inizio nell'epoca moderna, tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, con la pratica dei safari ben descritta nel romanzo Tarzan dello scrittore statunitense Edgar Rice Burroughs.

DAL 1955 AL '75 NUMERO DIMEZZATO. Nel 1955 i leoni sopravvissuti erano poco meno di mezzo milione. Un numero che ha continuato a diminuire inesorabilmente. Nel 1975 si era già dimezzato. Nel 1995 restavano 70 mila esemplari. E oggi?

Nel 1995 restavano 70 mila esemplari.

I nostri nipoti non conosceranno mai il "re della foresta"

Per i nati del 2050 parlare di dinosauri, mammut o leoni sarà la stessa cosa. Si tratterà infatti di animali che non potranno mai vedere dal vivo, destinati a confondersi con draghi e unicorni nell'immaginario infantile.

ESTINZIONE ENTRO METÀ DEL SECOLO. Oggi nel mondo ruggiscono appena 25 mila esemplari. Nello spazio di tre generazioni feline, la popolazione si è ridotta di otto volte e, con ogni probabilità, non sopravviverà alla prima metà di questo secolo. A dirlo è la matematica, dato che la diminuzione dei leoni è esponenziale.

Nello spazio di tre generazioni feline, la popolazione dei leoni si è ridotta di otto volte.

In Africa Occidentale sopravvivono meno di 400 esemplari

Secondo gli ultimi dati disponibili, nell'Africa Occidentale - un territorio che va dal Benin al Burkina Faso, passando per la Nigeria, la Costa d'Avorio e il Senegal - restano appena 400 esemplari. Lo denuncia l'organizzazione Panthera, a seguito di uno studio durato sei anni e riportato su PlosOne.org. Gli adulti, in grado di riprodursi, sarebbero poco più della metà.

STUDIOSI «ESTREMAMENTE PREOCCUPATI». Gli studiosi sono stati i primi a dirsi «estremamente preoccupati» per i risultati del loro censimento in quanto le precedenti stime li avevano indotti a credere che la popolazione ferina fosse di gran lunga più numerosa. Invece, con rammarico, hanno dovuto constatare che si è praticamente estinta nella maggior parte delle 21 zone prese in considerazione e che sopravvive a malapena in quattro, in particolar modo al confine fra il Benin e il Burkina Faso.

Il leone si è estinto nella maggior parte delle 21 zone prese in considerazione dagli scenziati.

Le cause della sparizione: al centro di tutto c'è sempre l'uomo

Al centro di tutto c'è ovviamente l'uomo, che attenta in più modi alla vita di questo e di altre centinaia di animali africani. La diminuzione dell'habitat naturale a favore della crescita degli agglomerati urbani o dei terreni coltivati; l'ostilità degli allevatori, che lo ritengono la principale causa di morte dei loro capi di bestiame; il bracconaggio e, a sorpresa, il safari da parte di ricchi cacciatori occidentali. Questa pratica barbarica non si è mai arrestata e sopravvive inalterata come all'inizio del '900, esattamente nei rituali e nei modi descritti nel romanzo Tarzan.

TROFEI DI CACCIA ESIBITI SUI SOCIAL. Sono proprio i social a rivelare che quel tipo di turismo, che i più credevano appartenesse ormai a un'altra epoca, non si è mai estinto. I moderni trofei di caccia non si appendono più al muro di casa: la pelle del leone la si espone nella propria bacheca Facebook. Sono diverse migliaia gli occidentali che ogni anno mettono piede in Africa per sparare a qualsiasi cosa si muova, possibilmente grossa e feroce. Le leggi locali glielo permettono e loro ne approfittano.

Una veglia per chiedere giustizia dopo la morte del leone Mohawk.

La morte del leone Cecil e le polemiche sul cacciatore italiano

Il caso più eclatante risale al 2015 e riguarda il leone Cecil, colpito con arco e frecce e infine ucciso da un colpo di fucile sparato da un dentista statunitense. Nello stesso periodo sul web sono comparse le immagini di un altro leone morto, questa volta ammazzato da un veterinario torinese.

IL VIA LIBERA DA PARTE DELLO ZIMBABWE. Le foto dell'uomo, in posa vittoriosa accanto alla carcassa dell'animale, hanno sollevato non poche polemiche, ma a due anni da allora nulla è cambiato nei Paesi africani. Anzi, la situazione è peggiorata. All'inizio dell'estate 2017 l’agenzia americana per la pesca e gli animali selvatici (Usfws) ha infatti eliminato il divieto di importare trofei di caccia dallo Zimbabwe.

I GOVERNANTI AFRICANI INCASSANO. Per le associazioni degli ambientalisti si tratta di una decisione che incrementerà questo tipo di turismo. E i governanti dello Stato africano già si sfregano le mani: la nuova norma è stata salutata con piacere dallo Zimbabwe che, nel pieno di una crisi economica senza precedenti, vede nell'organizzazione dei safari un ottimo modo per riempire le casse vuote.

CACCIA CHE COSTA FINO A 50 MILA DOLLARI. La caccia al leone, la più ambita tra quella dei “big five” (leone, elefante, rinoceronte, leopardo e bufalo), può costare a un singolo cacciatore fino a 50 mila dollari, trofeo compreso e, negli ultimi anni, aveva subito un decremento proprio a causa delle leggi che impedivano a chi la praticava di portarsi a casa le carcasse delle prede.

L'uccisione del leone Cecil.

È la sesta estinzione di massa: a rischio anche altre specie

Sempre del 2017 la notizia che, a Hong Kong, è stato effettuato il più grande sequestro di zanne di elefante degli ultimi 30 anni: oltre sette tonnellate per un valore che si aggira attorno agli 8 milioni di euro. In Cina l'avorio è ricercatissimo non solo per la realizzazione di oggetti preziosi, ma anche perché, ridotto in polvere, per la medicina tradizionale ha proprietà curative eccezionali. Queste credenze, prive di fondamento scientifico, contribuiscono ad alimentare un mercato nero che frutta decine di milioni di dollari l'anno.

POPOLAZIONE ANIMALE RIDOTTA DELLA METÀ. Secondo uno studio recente, pubblicato sulla rivista scientifica Pnas, leoni ed elefanti non sono gli unici animali a rischio, dato che saremmo già nel pieno della sesta estinzione di massa dalla comparsa della vita sulla Terra (la più nota, quella che 65 milioni di anni fa portò alla fine dei dinosauri, sarebbe solo la quinta). Secondo gli scienziati dell'università di Stenford, infatti, dal 1900 al 2015 la popolazione animale si sarebbe già dimezzata, con una media di due specie estinte l'anno.

RIMARRANNO SOLO NEI MUSEI DI STORIA. I prossimi destinati a sparire sarebbero il pinguino imperatore, il rinoceronte nero, l'orango del Borneo, il ghepardo e, appunto, il leone africano. Se non si fa qualcosa, tra pochi anni, le uniche testimonianze che questi animali sono esistiti davvero saranno i modelli impagliati e polverosi nei musei di storia naturale.

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