BCI Gruppo 2
31 Agosto Ago 2017 1623 31 agosto 2017

Valvole cardiache, una startup per raddoppiarne la durata

Due ricercatori di Padova hanno messo a punto un trattamento che previene la calcificazione delle protesi di origine animale. A settembre parte la prima sperimentazione ufficiale, con la collaborazione del Policlinico Universitario Gemelli di Roma.

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Un trattamento innovativo basato sull'azione di principi attivi di derivazione naturale per raddoppiare la durata dei sostituti valvolari cardiaci di origine animale. La tecnologia è stata messa a punto da BCI, BioCompatibility Innovation, startup di Padova fondata dai biologi Alessandro Gandaglia e Filippo Naso, che ha già raccolto 700 mila euro di finanziamenti. A settembre prenderà il via una prima sperimentazione ufficiale, con la collaborazione del Policlinico Universitario Gemelli di Roma. A metà del 2018, invace, è in programma uno studio pre-clinico europeo della durata di due anni. Se tutto andrà secondo i piani, nel 2021 la tecnologia sarà utilizzata per trattare le valvole da impiantare nell’uomo.

TUTTI I PORTATORI SONO COLPITI DA REAZIONI AVVERSE. Alla base del trattamento c'è la disattivazione della molecola alpha-Gal, che scatena reazioni avverse nelle attuali protesi valvolari cardiache di tipo biologico. Spiega Filippo Naso: «L’antigene alpha-Gal è una piccola molecola espressa in tutti i mammiferi a eccezione dell’uomo. Anche i tessuti animali utilizzati per la fabbricazione degli attuali sostituti valvolari cardiaci presentano questa caratteristica». Tale molecola, tuttavia, è la principale responsabile delle reazioni immunologiche che portano alla degenerazione e alla disfunzionalità delle bioprotesi, reazioni che colpiscono tutti i portatori e che nel 50% dei casi inducono calcificazioni che costringono alla sostituzione della valvola, mediamente dopo 10 anni dall’impianto.

Il team di BCI. Da sinistra: Filippo Naso, Ugo Stefanelli e Alessandro Gandaglia.

BCI ha quindi sviluppato un metodo di trattamento innovativo delle valvole cardiache, capace di disinnescare l’antigene alpha-Gal e inibire oltre l’85% dei processi di calcificazione. Nei test eseguiti in laboratorio, il trattamento ha dimostrato anche la capacità di rendere i tessuti maggiormente resistenti da un punto di vista meccanico. Il progetto è ora arrivato a un punto chiave del suo sviluppo: partirà infatti a settembre, grazie alla collaborazione scientifica con il professor Massimo Massetti, direttore dell’Area cardiovascolare della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma, uno studio pilota per valutarne l'eventuale tossicità.

DUE MILIONI DI EURO PER LA FASE PRE-CLINICA. Conclusa questa prima sperimentazione, che dovrà dimostrare la buona tollerabilità delle valvole trattate, a metà del 2018 è previsto l’inizio della fase pre-clinica vera e propria, con un progetto europeo che vedrà la partecipazione del Policlinico Gemelli e dell’Ospedale Universitario di Hannover. Per mettere in atto questa seconda fase, i ricercatori puntano a raccogliere altri 2 milioni di euro.

RISPARMI SIGNIFICATIVI SULLA SPESA SANITARIA. Le possibili ricadute, qualora la tecnologia sviluppata da BCI venisse definitivamente approvata e adottata negli ospedali, sono significative sia dal punto di vista economico che da quello sanitario. Le protesi di origine animale, infatti, sono molto più utilizzate rispetto a quelle meccaniche, ma anche rispetto a quelle ricavate da donatori deceduti. Nelle parole di Alessandro Gandaglia: «Nel 2016, in tutto il mondo, sono state vendute 400 mila protesi valvolari cardiache di origine animale. La spesa complessiva per la gestione dei pazienti è stata calcolata in circa 14 miliardi di dollari, a causa dei necessari interventi di sostituzione e per il deterioramento delle bioprotesi già impiantate. Il nostro trattamento, oltre che garantire un sensibile abbassamento del tasso di re-intervento chirurgico, garantirà un sensibile risparmio della spesa sanitaria pubblica».

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