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4 Settembre Set 2017 1608 04 settembre 2017

Sonda Cassini all'ultimo atto: le 5 scoperte più importanti

Il 15 settembre si concluderà la missione, che in due decenni ha alzato il velo su satelliti, oceani nascosti, mari di metano e montagne alte 20 chilometri. 

  • MARCELLO ASTORRI
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Farà come il T-800 nel film Terminator 2, quando si immerse in un catino di acciaio fuso dopo aver protetto John Connor. La sonda Cassini si inabisserà nell’atmosfera di Saturno il prossimo 15 settembre dopo essere andata ben oltre i propri obiettivi iniziali, con l’antenna rivolta verso la Terra per inviare gli ultimi dati sull’atmosfera del gigante con gli anelli. Costruita dalla Nasa in collaborazione con Esa (Agenzia spaziale europea) e Asi (Agenzia spaziale italiana) partì il 15 ottobre 1997 dalla Florida con un compito preciso: studiare da vicino gli anelli, le lune e il sistema planetario di Saturno. La morte della sonda intitolata all’astronomo italiano Giandomenico Cassini segnerà la fine di una delle più grandi - e produttive - missioni spaziali della storia. Sarà il canto del cigno, come suggerisce anche il nome dell’operazione coniato dalla Nasa, “Grand Finale”. Vent’anni di scoperte portate all’umanità, in una quantità da far sembrare una bazzecola gli oltre 5 miliardi spesi per finanziare la spedizione. Un bagaglio di immagini e dati che terranno occupati i cervelloni americani ed europei per anni.

L'OPERAZIONE GRAN FINALE. Alla partenza, la navicella era alta circa sette metri, larga quattro e pesava sei tonnellate. Al suo interno vi erano un orbiter, ossia un satellite orbitante pensato per stazionare intorno a un pianeta o una luna senza atterrarvi sopra, e un lander, ossia un veicolo destinato ad atterraggio ed esplorazione. Quest’ultimo ha preso il nome dell’astronomo olandese Christiaan Huygens. Entrata nell’orbita di Saturno l’1 luglio del 2004, il 25 dicembre la sonda Huygens si è separata per raggiungere Titano, il più grande satellite naturale di Saturno. La missione spaziale avrebbe dovuto concludersi nel 2008, ma siccome la sonda era ancora in ottime condizioni la Nasa decise di estendere il programma. Nel 2017 è quindi iniziata l’operazione "Gran Finale" che prevedeva 22 tuffi fra gli anelli di polvere e ghiaccio di Saturno. Era la prima volta che una sonda ci provava. Cassini utilizzò la sua parabola per farsi scudo dai detriti che avrebbero potuto danneggiarne gli strumenti. Adesso è il momento della piroetta finale e conclusiva, dopo oltre 20 anni di onorato servizio il 15 settembre Cassini si tufferà nell’atmosfera di Saturno. Anche in questo caso sarà la prima a farlo. E chissà che non riservi ulteriori grandi scoperte.

1. L’oceano di ghiaccio di Encelado, "l'altra luna"

Gli scienziati, che conoscono l’esistenza di Encelado dal 1789, si sono chiesti per anni cosa ci fosse sotto il suo mantello. I dati raccolti dalla sonda Cassini durante i sorvoli ravvicinati hanno permesso di capire la composizione dei giganteschi geyser che vengono spruzzati per decine di chilometri dalla superficie: acqua e composti organici. A che temperatura? 93 °C. Ciò significa che sotto la spessa coltre di ghiaccio, si cela un oceano planetario allo stato liquido. L’ipotesi più suggestiva è che possa ospitare la vita: la tesi per gli scienziati non è da scartare, poiché i geyser contengono molecole organiche.

Sotto la spessa coltre di ghiaccio, si cela un oceano planetario allo stato liquido. L’ipotesi più suggestiva è che possa ospitare la vita

2. La “cresta” di Giapeto, catena montuosa più alta del Sistema Solare

È grande meno di un quinto della nostra Luna, ma Giapeto - terzo satellite di Saturno per dimensioni - ospita la più grande catena montuosa del Sistema Solare. È alta fino a 20 chilometri, è larga 100 e si estende per tutto l’equatore. Questa “cresta” è sempre stata un mistero perché Giapeto non sembra presentare attività vulcanica né tettonica. Le foto ravvicinate e i dati raccolti da Cassini permetteranno di studiarne l’origine e di confermare, eventualmente, la teoria secondo la quale questi rilievi siano composti da detriti depositati derivanti dalla disgregazione di un piccolo satellite.

Una immagine di Giapeto diffusa dalla Nasa.

3. Il Kraken, un gigantesco mare di metano

Atterrata su Titano, la più grande luna di Saturno, la sonda Huygens si è trovata di fronte un paesaggio simile a quello di Marte. Montagne, Canyon, crepacci profondi centinaia di metri. E poi vallate, che conducono a bacini sempre più grandi, esattamente come avviene per i nostri fiumi. I liquidi che vi scorrono, tuttavia, non sono composti da acqua, bensì da metano liquefatto. La presenza di questo idrocarburo è massiccia su Titano e solitamente si trova in forma liquida quando la temperatura è molto sotto allo zero. La sonda Cassini ha avuto il merito di aver provato l'esistenza di laghi di idrocarburi vicino al Polo Nord di Titano. Successive immagini del marzo 2007 hanno mostrato un mare di idrocarburi delle dimensioni del Mar Caspio, ribattezzato Kraken come il leggendario mostro marino.

Titano, la luna più grande di Saturno.

4. Dafni, una luna minuscola tra le pieghe degli anelli

È piccola, minuscola in confronto all’immensità di Saturno. Ha un diametro compreso tra i 6 e gli 8 km. Si trova all’interno dell’anello A e Cassini l’ha immortalata alla distanza di circa 28 mila km. Ruota all’interno di uno spazio vuoto chiamato “divisione di Keeler”. Ha una superficie liscia, segnata da alcuni crateri. La sua esistenza era già stata ipotizzata dagli scienziati e la missione spaziale ha permesso di scovarla e fotografarla. Dafni è quindi entrata a far parte delle 62 lune naturali di Saturno attualmente conosciute.

La sonda Cassini ha regalato al mondo immagini spettacolari di un uragano che da anni imperversa vicino al Polo Nord di Saturno

5. Le meraviglie di Saturno, un uragano di 2 mila km di diametro

La sonda Cassini ha regalato al mondo immagini spettacolari di un uragano che da anni imperversa vicino al Polo Nord di Saturno. È chiamato la “rosa rossa” per il suo colore e la sua conformazione che ricordano molto quella del fiore. Si tratta di una tempesta 20 volte più grande dell’uragano medio sulla Terra. I venti della rosa soffiano a 540 km orari. La navicella ha scoperto l’uragano mentre passava nei pressi del Polo Nord del pianeta mentre questo era illuminato dalla luce del Sole.

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