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Uragani ai Caraibi

Irma Porto Rico
7 Settembre Set 2017 1600 07 settembre 2017

Uragani, ecco perché in futuro saranno di meno ma più devastanti

Il riscaldamento globale limiterà i fenomeni. Non i danni. Scoccimarro, esperto di cambiamenti climatici: «Un'atmosfera più stabile li farà diventare più rari, ma il caldo accrescerà la loro potenza».

  • MARCELLO ASTORRI
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Enrico Scoccimarro.

Irma, Katia, José. Tre uragani contemporaneamente nell’Oceano Atlantico. Il più potente dei tre, Irma, ha venti che soffiano a 297 chilometri orari. Dopo aver raso al suolo l'isola di Barbuda, ha fatto rotta verso Haiti, Santo Domingo, Cuba e la Florida. Il suo grado di pericolosità è cinque, il livello massimo sulla scala Saffir-Simpson, e secondo l’esperto di uragani del Mit, Kerry Emanuel, ha una potenza pari a 7 mila miliardi di watt, pari a due volte l’energia di tutte le bombe utilizzate nella Seconda guerra mondiale.

DISTRUTTIVO COME KATRINA. In base ai dati del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administrarion), è secondo solo all’uragano Allen per la velocità dei venti e, nelle previsioni, potrebbe lasciarsi alle spalle una scia di distruzione vicina a quella provocata dal devastante uragano Katrina del 2005.

«CI SARÀ UN'ATMOSFERA PIÙ STABILE». La benzina di questi “mostri” è l’acqua surriscaldata dell’Oceano. Perciò, nell’immaginario collettivo, l’associazione ai cambiamenti climatici e all’aumentare delle temperature medie del globo terrestre è la più immediata. Ma Enrico Scoccimarro, esperto del Cmcc, Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici, spiega a Lettera43.it: «Gli studi dimostrano che il riscaldamento globale, in realtà, ha innescato una tendenza alla riduzione del numero di cicloni tropicali come effetto di un’atmosfera più stabile. Andremo incontro tuttavia a fenomeni sempre più intensi, poiché vi sarà una maggiore disponibilità di energia riconducibile a una temperatura più alta dell’acqua degli oceani».

Irma sta attraversando l’Atlantico che ha una temperatura di un grado superiore alle medie del periodo, questo facilita la formazione di uragani più potenti

Enrico Scoccimarro, esperto del Cmcc

L’uragano Irma è un esempio in questo senso: «Irma sta attraversando l’Atlantico che ha una temperatura di un grado superiore alle medie del periodo, questo facilita la formazione di fenomeni più potenti», chiarisce Scoccimarro. Teoria confortata anche dai rilevamenti dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), l’organo preposto allo studio dei cambiamenti climatici delle Nazioni unite, che evidenziano come le attività dell’uomo, negli ultimi 100-150 anni, hanno prodotto l’intensificarsi dell’effetto serra. L’anidride carbonica (55%), gli altri gas serra prodotti dall’uomo (30%) e, in minima parte (si stima il 15%), cause naturali come l’aumento dell’attività vulcanica e solare hanno determinato questa situazione.

TRE FENOMENI INSIEME COME NEL 2010. Non tutto è colpa del riscaldamento globale, tuttavia. Di certo impressiona la presenza di tre uragani contemporaneamente nell’Atlantico, ma per Scoccimarro non è una circostanza inedita: «È già successo nel 2010 e stimiamo, in base alle nostre osservazioni dalla fine degli Anni 60 a oggi, che un tale fenomeno si possa verificare in media una volta ogni 10 anni».

Anche se le misurazioni prima degli Anni 60 rischiano di essere meno precise: «Nel caso degli uragani», prosegue Scoccimarro, «prima dell’era satellitare le rilevazioni erano meno accurate, almeno per i cicloni che rimanevano in mare. Per quelli che hanno raggiunto la terra ferma, invece, si può parlare di dati affidabili anche se magari registrati con strumenti meno raffinati. In ogni caso la comunità scientifica li accetta e li utilizza».

Per il futuro, dunque, ci saranno meno cicloni, ma avremo a che fare con uragani (i cicloni con venti di almeno 117 chilometri orari) o tifoni (quelli che si formano nell’Oceano Pacifico prendono questa denominazione) dal potenziale distruttivo più elevato: «Gli studi dimostrano che aumenterà non solo la velocità dei venti, ma anche la quantità di acqua caduta e l’altezza delle onde provocate dagli uragani». In questo senso la furia di Irma e i 27 trillioni di galloni d’acqua riversati su Texas e Louisiana da Harvey rappresentano solo un antipasto di quello che potrebbe essere il futuro.

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