Robot Lavoratori
17 Settembre Set 2017 1200 17 settembre 2017

I robot ci rubano il lavoro: dati, previsioni e rimedi

In Italia possono provocare 3 milioni di disoccupati in 15 anni. Soprattutto tra i metalmeccanici. Tassarli? Non basta. Serve un progetto per creare almeno 210 mila nuovi posti in 5 anni. La minaccia degli automi.

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Per anni l'uomo si è domandato, tra il serio e il faceto, se la prima legge della robotica di Isaac Asimov («Un robot non può recar danno a un essere umano») fosse vera. Non siamo ancora riusciti a creare una intelligenza artificiale che possa ribellarsi ai suoi creatori, ma gli scienziati hanno creduto fosse meglio porsi la domanda prima di compiere quel passo.

LASCIATI A CASA PER ROBOT STUPIDI. Film e libri di fantascienza hanno del resto dipinto i panorami più cupi: futuri distopici in cui le macchine prendono il sopravvento, i replicanti sono infidi assassini e i cyborg inarrestabili. Si è invece riflettuto molto meno sul pericolo - assai più concreto - che robot “stupidi” potessero rubarci il lavoro.

1. La prima rivoluzione industriale verso la povertà: un'insidia per l'uomo

Per secoli ogni invenzione umana e ogni progresso nel campo della tecnica hanno portato alla società solo benefici. Dalla messa a punto dell'aratro pesante nel Medioevo alla rivoluzione industriale inglese, il rapporto tra perdita di posti di lavoro e incremento della ricchezza è sempre stato a favore di quest'ultima voce. Con la rivoluzione industriale che ci apprestiamo a vivere, invece, per la prima volta nella nostra storia non sarà così.

ANCHE LA RISTORAZIONE NEL MIRINO. Lo sostiene anche la ricerca di The European House – Ambrosetti presentata a Cernobbio. Solo in Italia sarebbero a rischio 3 milioni di posti di lavoro. E senza nemmeno dover attendere che i robot imparino a parlare, a pensare o a girare liberamente per le nostre città. È sufficiente infatti un braccio meccanico per sostituire l'uomo in molte attività: alle catene di montaggio, nei campi e persino nella ristorazione. Non chiamatela fantascienza perché il Club Ambrosetti sostiene che tutto possa avvenire in 15 anni. Qui e ora, insomma.

2. I metalmeccanici i più a rischio: 840 mila posti potrebbero essere superflui

La seconda parte del '900, sopratutto in Italia, è stata segnata dalle lotte e dagli scioperi dei metalmeccanici. La vera sfida per loro inizia però adesso: secondo la ricerca, infatti, a causa dell'automazione, 840 mila posti di lavoro potrebbero presto essere considerati superflui. Anzi, anti-economici.

IL ROBOT NON SI AMMALA E NON FA PAUSE. L'industria dell'automobile già oggi fotografa bene la situazione e permette di intuire in quale direzione stiamo procedendo: dove prima lavoravano 6 metalmeccanici, ora c'è un robot. Che in più non sciopera, non si ammala, non va in maternità e non fa pause. Preoccupati dalla concorrenza sleale dei Paesi emergenti, non ci siamo resi conto che il pericolo per la tenuta sociale nasceva in laboratorio.

NUMERI DRAMMATICI RISPETTO AL JOBS ACT. Nel commercio i posti a rischio saranno oltre 600 mila (in un settore che, secondo l'Istat, nel 2012 dava lavoro a circa 6 milioni di italiani), la metà in quello delle attività immobiliari (che impegnano 2 milioni e mezzo di persone), 200 mila nell'agricoltura e nella pesca. Numeri drammatici se si considera che il Jobs act, a fatica, avrebbe creato 800 mila nuovi impieghi.

Perché tassare i robot che fanno lavori umani non è la soluzione

Alan Turing, uno dei padri dell'informatica, grande matematico e crittografo inglese (riuscì a decifrare i codici cifrati utilizzati dai tedeschi durante il secondo conflitto mondiale, contribuendo decisamente alla vittoria finale degli alleati), nel 1947 aveva già anticipato l'attuale dibattito sull'impatto morale delle tecnologie software sul lavoro umano. I robot distruggeranno posti di lavoro?

3. I lavoratori maggiormente esposti: quelli giovani (e già precari)

Un altro dato interessante della ricerca del Club Ambrosetti riguarda le fasce di età dei lavoratori a rischio. Nemmeno a dirlo, sono quelle che contengono gli occupati più giovani, che devono già far fronte alle insidie di un precariato “storico” e sottostare alle limitazioni dei nuovi contratti a tutela crescente.

NUOVA CAUSA DI ESCLUSIONE DAL MERCATO. Il rischio di essere lasciati a casa a causa dell'assunzione di un robot è del 20% per i lavoratori tra i 20 e i 24 anni, del 16% per quelli tra i 25 e i 29 e solo del 13% per gli ultrasessantenni. Insomma, quando c'è da sostituire dei lavoratori con le macchine, gli imprenditori non guardano alla produttività o a quale categoria costi di più. E i giovani rischiano di dover affrontare una nuova causa di esclusione dal mondo del lavoro.

4. Altre previsioni ancora meno rassicuranti: un posto su due a repentaglio

Il primo studio sull'argomento è stato presentato nel 2013, si intitola The Future of Employment, ed è firmato da Carl Benedikt Frey e Michael Osborne della Oxford University. Secondo i ricercatori, negli Stati Uniti circa un posto di lavoro su due sarebbe minacciato dall'automazione.

"SOLO" 5 MILIONI DI DISOCCUPATI CREATI? Un report più ottimistico e più recente, stilato nel 2016 dal World Economic Forum (The Future of Jobs), ritiene che i lavoratori a rischio disoccupazione in tutto il mondo sarebbero invece “solo” 5 milioni, anzi meno dato che l'arrivo dei robot non sarebbe nemmeno la sola causa presa in considerazione dagli analisti.

Robotizzazione: i numeri della rivoluzione

Entro il 2055 le macchine sostituiranno 1,1 mld di posti di lavoro. Un processo inarrestabile che tocca anche l'Italia. Nonostante questo la politica stenta a trovare soluzioni alla disoccupazione. Il punto. Da qui al 2030 il mercato del lavoro globale verrà totalmente stravolto. Cambierà pelle perché avrà preso il sopravvento la cosiddetta "rivoluzione tecnologica".

5. Le proposte: tassare i robot o introdurre il reddito di cittadinanza

Quando nel febbraio del 2017 Bill Gates, il geniale fondatore di Microsoft, ha proposto di far pagare le tasse ai robot, in molti sogghignando si sono chiesti se non avesse sbattuto la testa.

DARE IL TEMPO AI GOVERNI DI INVESTIRE. In realtà, la sua proposta è molto seria: tassare il processo di automatizzazione per rallentarlo quel tanto che basta da consentire nel frattempo ai governi di mutare le loro economie, iniziando per esempio a investire in quei settori in cui le macchine non potranno mai sostituirsi all'uomo. Dello stesso avviso è l’economista premio Nobel Robert Schiller.

IDEE SUL TAVOLO DEL PARLAMENTO UE. Nel mese di marzo del 2017 il socialista frondista francese Benoît Hamon ha proposto un reddito di cittadinanza per difendere la popolazione dal rischio disoccupazione che si configura a causa dell'automatismo. Sono le due proposte più concrete di quelle arrivate sul tavolo del parlamento europeo.

Bill Gates ha proposto di tassare i robot.

6. Le risposte dell'Unione europea: responsabilità civile degli automi

A Strasburgo si è dibattuto parecchio sul tema. Preferendo però non limitare l'iniziativa privata: niente tasse sui processi di automatizzazione (che potranno però essere introdotte dai singoli governi nazionali, col rischio però di danneggiare le rispettive economie nei confronti dei Paesi membri che non le adotteranno); niente paracadute del reddito di cittadinanza (contrari Ppe, Alde ed Ecr); niente corsi di formazione finanziati dalle aziende che assumono automi per i lavoratori che perdono il posto.

LA COMMISSIONE DEVE ANCORA ESPRIMERSI. Via libera, invece, al monitoraggio del mercato del lavoro per prevenire eventuali crisi e all'introduzione della responsabilità civile dei robot con tanto di obbligatorietà di copertura assicurativa (se combinano danni, deve essere chiaro chi sarà chiamato a rispondere per i risarcimenti). Sulla risoluzione del parlamento deve esprimersi la Commissione europea.

Intelligenza artificiale: limiti, rischi e sfide future

Stiamo creando meccanismi in grado di ragionare? No. Stiamo solo meccanizzando molti compiti, e li affidiamo agli algoritmi. Etica dei dati, responsabilità giuridica, resilienza dei sistemi: ecco le questioni da affrontare. L'articolo di Pagina99. Il primo pensiero va subito alle macchine senza pilota, agli assistenti vocali come Cortana o Siri.

7. Il piano: creare 210 mila nuovi posti in 5 anni

L'inerzia delle istituzioni comunitarie costringe i singoli governi a fronteggiare da soli il problema. Nel report, The European House – Ambrosetti individua una soluzione: creare 42 mila posti di lavoro ogni anno per almeno un lustro, investendo sopratutto nella ricerca e nello sviluppo, settore in cui il nostro Paese arranca.

UN JOBS ACT NON BASTA PER QUESTA SFIDA. Secondo gli analisti bisogna rivoluzionare il modo di intendere l'economia e dislocare le risorse umane che rischiano di essere inattive in comparti strategici. Il problema, però, è che questi settori richiedono una riforma scolastica e una preparazione universitaria che oggi manca ai lavoratori più a rischio. La sfida insomma è già stata lanciata, ma ci vorrà più di un Jobs act per riuscire a vincerla.

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