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Terremoto in Messico

Popocatépetl Vulcano Messico
20 Settembre Set 2017 1529 20 settembre 2017

Messico, il vulcano Popocatépetl e la relazione coi terremoti

Il gigante dormiente può essere legato a scosse tipo quella che ha ucciso 200 persone il 19 settembre. Così come la deriva dei continenti. Vapori, Anello di fuoco, placche e leggende azteche: cosa c'è da sapere.

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Il Messico è terra di vulcani. Nel suo territorio si contano 30 crateri. Alcuni maestosi e imponenti (con i suoi 5.610 metri di altezza, il Citlaltépetl è la terza vetta del Nord America, seguito dal Popocatépetl e dall'Iztaccíhuatl), altri invece più modesti, ma non meno pericolosi. Alcuni si sono addormentati secoli fa, altri (16) sono attivi da migliaia di anni. Il Popocatépetl è tra questi. E potrebbe essere legato al devastante terremoto che ha ucciso 200 persone il 19 settembre 2017.

L'Anello di Fuoco che fa tremare il Pacifico: un ferro di cavallo sulle cartine

Al pari di Giappone, Cile, Indonesia e Filippine, il Messico è un territorio particolarmente attivo perché fa parte di quella zona che i sismologi chiamano l'«Anello di fuoco». Con questo nome poetico, fiabesco, quasi tolkeniano, ci si riferisce a un immenso ferro di cavallo che corre dal Sud al Nord America, attraversa il Pacifico, lambisce il Giappone e prosegue verso l'Australia, per un totale di 40 mila chilometri.

DALLE VETTE ALLE BUIE DEPRESSIONI. La sua ossatura è ben più di un disegno sulle carte geografiche: si compone infatti di vulcani, catene montuose e di fosse oceaniche. Racchiude insomma alcuni dei luoghi più inospitali del pianeta: dalle vette in continua eruzione di Messico e Cile alle buie depressioni del Pacifico (tra cui l'abisso Challenger, il punto più profondo della terra, 11 chilometri al di sotto del livello marino). Tutte le fosse (quella del Giappone, delle Marianne, delle Bonin) sono punteggiate da altri vulcani che restano però nascosti alla vista.

Continenti alla deriva: l'oceano Pacifico si sta restringendo

L'anello di fuoco è la testimonianza tangibile di quella grande attività geologica che altrimenti resterebbe celata agli scienziati, perché avviene chilometri sotto la superficie, ben al di sotto persino dell'abisso Challenger. Ed è altresì la conferma dell'esattezza della teoria sulla deriva dei continenti.

SCOMPARIRÀ IN MILIONI DI ANNI. Le placche continentali dei Paesi che si affacciano sul Pacifico (a Est Giappone, Filippine, Australia, a Ovest l'America centrale, del Nord e latina) spingono per tornare a unirsi e, per farlo, devono "passare sopra" alle placche oceaniche. Il Pacifico si sta restringendo e prima o poi forse scomparirà, ma questo è destinato ad avvenire in un arco di tempo di milioni di anni.

Il Pacifico è come un tappeto in mezzo a due grandi mobili, i continenti, che si muovono l'uno verso l'altro e lo fanno increspare, formando avvallamenti e vette

Immaginate i continenti come due grossi mobili e il Pacifico come un tappeto situato proprio nel mezzo. Immaginate ora di volere che i due mobili si muovano l'uno verso l'altro fino a toccarsi, ma il tappeto rappresenta un ostacolo ed esercita una forza contraria. Inizierà a incresparsi, formando avvallamenti e vette. Ecco perché la zona è particolarmente attiva: tutti quei vulcani altro non sono che delle valvole di sfogo per il magma sottostante, portato in superficie dalle immense pressioni che vengono esercitate al di sotto di esso.

ENERGIA RILASCIATA D'UN TRATTO. Anche i terremoti possono essere spiegati con la metafora del mobile: quando si esercita una forza su un corpo molto pesante - come un mobile appunto - talvolta si ha l'impressione che questo non si muova. Poi, di colpo, si "sblocca", avanzando di scatto e in modo brusco. È a grandi linee ciò che avviene nelle faglie, dove la forza accumulata nel corso anche di centinaia di anni viene d'un tratto rilasciata, con gli effetti che ben conosciamo.

Una "montagna del vapore" che spaventa i messicani: area piena di vulcani

Correndo dal monte Fuji, che domina su Tokyo, lungo faglie, fenditure, fosse e vulcani subacquei attraverso quella mezzaluna fremente nota come anello di fuoco, si arriva al Popocatépetl, che si staglia fumante su Città del Messico. Semplificando, ciò che avviene da un lato all'altro del Pacifico è spesso collegato. Del resto, all'interno di quest'area si trova il 70% dei vulcani noti all'uomo e si è verificato il 90% dei terremoti "moderni" (cioè quelli classificati).

UNO DEI SORVEGLIATI SPECIALI. Non è ancora possibile dire se i sismi che hanno colpito il Messico l'8 e il 19 settembre 2017 siano collegati alla deriva dei continenti oppure anche solo al risveglio del Popocatépetl o di altri giganti non più dormienti. Ciò che è certo, però, è che il grande vulcano situato ad appena una settantina di chilometri dalla capitale degli Stati Uniti Messicani, e a soli 45 dalla città di Puebla, resta uno dei sorvegliati speciali.

ERUTTA DALL'ERA PRECOLOMBIANA. Nella lingua uto-azteca nāhuatl, "Popocatépetl" significa «montagna che fa vapore». Questo perché il suo cratere erutta quasi ininterrottamente dall'epoca precolombiana e la pericolosità di quelle zone era già nota alle civiltà indigene.

Caratteristiche colonne di fumo: fino a 2 mila metri

L'ultima grande eruzione del Popocatépetl risale al 2 luglio 2017, caratterizzata da colonne di fumo alte 2 mila metri che hanno bloccato il traffico aereo del Centro America. Ancora prima quella del 25 novembre 2016 e, nello stesso anno, del 18 aprile. Altre fumate nere erano state registrate nei mesi di febbraio e ottobre 2015. Fenomeni di simile importanza nel luglio 2013.

NIENTE EURZIONI ESPLOSIVE. Dagli anni 2000, il Popocatépetl è tornato in piena attività, risvegliandosi ciclicamente più volte l'anno. A oggi, per fortuna, il Popocatépetl non si è reso protagonista di eruzioni esplosive, limitandosi a spettacolari colonnati di ceneri nel cielo messicano a uso e consumo dei turisti. Ma non bisogna dimenticare che oltre un terzo del Messico è costituito da rocce vulcaniche: c'è stato insomma un tempo in cui questi grossi vulcani eruttavano lava.

OCCHIO AL FUEGO DE COLIMA. L'altro grande sorvegliato è il Volcán de Fuego de Colima. Il suo nome, più minaccioso rispetto a "montagna che emette vapore", fa intuire la pericolosità del suo cratere. Infatti il Vulcano de Colima negli ultimi 600 anni (cioè grossomodo dall'arrivo degli europei) si è reso protagonista di almeno 30 devastanti eruzioni esplosive. L'ultima nel 1913, ma dalle sue bocche sono fuoriusciti lava, fumi e lapilli anche di recente: nel 2015 e nel 2016, portando all'evacuazione di di La Yerbabuena, La Becerrerae, Juan Barragan e di Jalisco.

La leggenda azteca: due amanti infelici diventati montagne

Accanto al Popocatépetl si staglia un altro gigante messicano: lo Iztaccíhuatl. Il suo nome vuol dire "dama dormiente". Si tratta di un complesso di nove picchi: il più alto tocca i 5.286 metri. Ha cessato di essere una minaccia da tempo immemore. L'attività sismica e vulcanica della zona era già nota agli aztechi, che hanno con ogni probabilità scalato entrambe le vette, ritenendo il Popocatépetl e lo Iztaccíhuatl montagne sacre.

NOBILE GUERRIERO E FANCIULLA PURA. Nelle loro rocce dimorerebbero infatti gli spiriti di un nobile guerriero e di una fanciulla pura d'animo che, migliaia di anni fa, si sarebbero amati intensamente. Secondo la leggenda, quando Popocatépetl chiese la mano di Iztaccíhuatl, il padre della fanciulla, contrariato, gliela promise a condizione che il giovane partecipasse alla guerra della città di Oaxaca, convinto che non avrebbe fatto ritorno.

SI COPRÌ DI ONORE IN BATTAGLIA. Appena il ragazzo fu partito, l'uomo disse alla figlia di dimenticarlo perché era stato ucciso in battaglia. La giovane però morì dal dolore. Il suo amato non solo fece ritorno, ma in guerra si coprì di onore. Solo allora il padre della ragazza capì che sarebbe stato un ottimo marito per la figlia.

I nove picchi di Iztaccíhuatl ricordano l'immagine di una donna che dorme sdraiata sulla schiena. Mentre Popocatépetl non trova pace tra fuoco, ceneri e lapilli

Quando Popocatépetl seppe della morte di Iztaccíhuatl si tolse la vita. Il loro amore fu così profondo da correre sulle ali del vento fino alle case degli dei. Le divinità, commosse, decisero di trasformarli in montagne perché un sentimento tanto puro e indissolubile potesse sopravvivere imperituro sotto le spesse coltri di neve dei ghiacciai perenni. I nove picchi di Iztaccíhuatl ricordano infatti l'immagine di una donna che dorme sdraiata sulla schiena, mentre lo spirito guerriero di Popocatépetl, non trovando pace, continua a scaraventare sulla terra fuoco, ceneri e lapilli.

RESISTONO ANTICHISSIME CERIMONIE. Il culto di Popocatépetl e Iztaccíhuatl è sopravvissuto anche all'arrivo dei conquistadores e all'opera dei sacerdoti cattolici. Oggi alcune sparute popolazioni, note come «temperos del vulcano Popocatépetl» abitano le pendici del monte ancora attivo nonostante i rischi. Si autodefiniscono guardiani del vulcano sacro. Officiano antichissime cerimonie nei numerosi templi che sorgono lungo i versanti della montagna e non mancano di ringraziare lo spirito che vi dimora per l'abbondanza dei raccolti data dalle ceneri vulcaniche, chiedendogli anche protezione dalla sua collera.

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