Alieni
2 Ottobre Ott 2017 1735 02 ottobre 2017

Seth Shotak: «L'esistenza degli alieni dimostrata entro 20 anni»

Per l'astronomo americano, a capo dell'istituto di ricerca sull'intelligenza extra-terrestre, è probabile un contatto con altre forme di vita intelligente. Ma il piano dei terrestri per riceverlo fa acqua da tutte le parti. 

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Nel 2017 i visitatori del Congresso internazionale di astronautica hanno trovato all’ingresso del centro convegni di Adelaide, in Australia, un oggetto particolare: uno zerbino di benvenuto appositamente studiato per accogliere gli alieni. Nel frattempo, 17 mila chilometri più a Est, alla fiera del futuro di New York, Seth Shostak, astronomo dell’Istituto per la ricerca di intelligenza extra-terrestre, si è detto pronto a «scommettere un caffè che scopriremo forme di vita intelligente entro i prossimi 20 anni».

IN ATTESA DI UN MESSAGGIO. Significa che E.T. potrebbe suonare da un momento all’altro al nostro campanello? Non proprio; diciamo che nel prossimo futuro gli extraterrestri potrebbero recapitarci sullo zerbino un telegramma spaziale.

Lo zerbino di benvenuto per alieni presentato al Congresso internazionale di astronautica di Adelaide.

Secondo Shostak, infatti, negli ultimi anni sono stati fatti molto progressi nella conoscenza dell’universo: «Potremo trovare tracce di vita microbica - del tipo che si trova agli angoli di qualsiasi vasca da bagno - perfino prima di 20 anni». Ciononostante, riconosce l'astronomo, l’esistenza di alieni rimane ancora solo un’ipotesi, soprattutto perché «non abbiamo ancora percepito alcun segnale da altre forme di vita intelligente», anche se Shostak si aspetta di riceverne nel prossimo futuro.

TROPPO LONTANI PER UN CONTATTO DIRETTO. Non si tratterà, in ogni caso, di un contatto vero e proprio, del (terzo) tipo raccontato in decine di film (dal confortante E.T. di Spielberg allo spaventoso Mars Attacks! di Tim Burton). La distanza che ci separa dagli altri abitanti dell’universo è troppa per essere percorsa nel breve periodo di una vita umana (o aliena): «Ammettendo che si trovino a 500 anni-luce di distanza, percepiremo il loro segnale quando sarà vecchio di almeno 500 anni», ha spiegato Shostak, «e se vorremo dire loro “Ciao siamo i terrestri, come state?”, passeranno minimo 1.000 anni prima di avere una risposta, se mai ne arriverà una». Insomma, «non sarà esattamente un contatto, ma almeno sapremo che là fuori c’è qualcuno».

L'astronomo Seth Shostak.

L’istituto di ricerca guidato da Shostak, in ogni caso, è pronto al contatto già dagli Anni 90. Proprio Shostak ha diretto il comitato incaricato negli Anni 80 di elaborare linee-guida per la ricezione di messaggi alieni. L’esito dei lavori di questo gruppo di esperti è stata una semplice bozza di regolamento, così riassunta da Shostak stesso: «Se capti un segnale, controllalo, dillo a tutti e non rispondere nulla prima di aver consultato la comunità internazionale».

LINEE-GUIDA ORMAI OBSOLETE. Secondo l’astronomo, però, queste linee guida sono ormai obsolete e andrebbero aggiornate: «La nostra risposta all’arrivo degli alieni al momento è paragonabile a un piano dell’uomo di Neanderthal per l’arrivo dell’aviazione americana». Finora le Nazioni unite, troppo occupate a risolvere i problemi terrestri, non si sono mai interessate a quello degli alieni; se la profezia di Shostak dovesse avverarsi, però, la terra sarà presto costretta ad alzare lo sguardo verso il cielo.

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