SPUTNIK
4 Ottobre Ott 2017 1133 04 ottobre 2017

Sputnik, 60 anni fa il lancio che ispirò artisti, poeti e designer

Dai versi di Quasimodo a quelli di Rodari, fino a film, fumetti e complementi d'arredo. Così la missione dell'Urss che diede il via alla corsa allo spazio ha segnato il nostro immaginario.

  • Elena Paparelli
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«Sta girando attorno al globo su traiettoria ellittica alla quota di 900 chilometri dal suolo. Ha forma sferica, con diametro di 58 centimetri, pesa 83 chilogrammi e porta con sé un apparecchio radiotrasmittente. Il suo nome è Sputnik». Così Radio Mosca il 4 ottobre 1957 annunciò il lancio del primo satellite artificiale della storia dal cosmodromo di Baikonur, nell’attuale Kazakistan.

I VERSI DI QUASIMODO. A questa sfera d’alluminio così lucida da riflettere le radiazioni solari, pressurizzata e munita di quattro antenne lunghe circa 2,5 metri, chiamata dagli addetti ai lavori semplicemente sharik, cioè pallina, il poeta Salvatore Quasimodo dedicò i versi de Alla nuova luna, apparsi sull’Unità: «Dopo miliardi di anni l’uomo/fatto a sua immagine e somiglianza/senza mai riposare, con la sua/intelligenza laica,/senza timore, nel cielo sereno/d’una notte di ottobre/mise altri luminari uguali/a quelli che giravano/dalla creazione del mondo. Amen».

E DEL GOVERNATORE DEL MICHIGAN. E pure Gerhard Mennen Williams, l'allora governatore democratico del Michigan, interprete del panico che colse gli americani quando sembrava tramontata la loro superiorità tecnologica dedicò alla pallina i suoi versi: «Oh, piccolo Sputnik, che voli alto/Lanciando segnali made-in-Mosca/Dici al mondo che il cielo è comunista/E lo Zio Sam dorme».

TRA RODARI E GABER. Il lancio dello Sputnik e l'inizio dell'esplorazione dello spazio ispirarono anche Gianni Rodari che in Favole al telefono (Einaudi, 1962), descriveva un Gianduia che «lanciava coriandoli da uno sputnik d’argento». Mentre nella canzone Zeppelin de Rossi, Giorgio Gaber dice di voler chiamare il proprio figlio proprio Sputnik.

Sedie e lampade dedicate allo Sputnik.

Sono passati 60 anni dal primo celebre beep, beep, beep proveniente dallo Spazio, abbastanza per sfogliare con occhio storico l’album di figurine che nel 1973 l’Agenzia Distribuzione Giornali Fratelli Panini decise di dedicare alla conquista del nuovo altrove a cui il lancio del satellite dette avvio. Preferibilmente seduti sulla Sputnik chair, la sedia dallo stile avveniristico con tanto di gambe asimmetriche progettata dallo studio di design Harow. E meglio ancora se illuminati dalle lampade di Julie Lansom, ispirate sempre al satellite per linearità e geometrismo, e riscaldate da colori autunnali. Come accompagnamento non può mancare il pezzo di psichedelia elettronica digitale firmato Nevica Noise dal titolo, come è ovvio, Sputnik.

LA RAGAZZA DI MURAKAMI. L’immaginario spaziale Anni 50 ha continuato a ispirare scrittori e registi anche nei decenni sucessivi. Se un maestro della fantascienza come Isaac Asimov, secondo alcuni proprio dopo il lancio dello Sputnik I, mise da parte momentaneamente la narrativa per dedicarsi alla divulgazione scientifica, all’inizio del nuovo millennio lo stesso Sputnik è diventato metafora di relazioni umane sfuggenti nelle pagine dello scrittore giapponese Haruki Murakami. Il suo La ragazza dello Sputnik (Einaudi, 2001) è un romanzo d’amore pieno di inquietudine dove i protagonisti si inseguono senza toccarsi come satelliti fuori controllo.

IL TRIBUTO DEL CINEMA. Dedicato allo Sputnik è il film americano Cielo d’ottobre, anno 1999, diretto da Joe Johnston e tratto dall’autobiografia dell'ingegnere della Nasa, Homer H. Hickam jr., Rocket Boys (1998). Ambientato nell’ottobre 1957 in una cittadina mineraria del West Virginia, il satellite russo spinge il giovanissimo Homer a scappare da un futuro da minatore e coltivare la vocazione all’ingegneria missilistica. Nel 2007 il regista russo Yuri Kara ha invece diretto il film Korolev dedicato al “padre” dello Sputnik, Sergheij Korolev, che permise il lancio del satellite con il razzovettore di classe A, Vostok.

Una scena di WALL•E.

Famosi poi sono i cammei dello Sputnik nei film d’animazione americani come Il gigante di ferro (1999), capolavoro targato Warner Brosper per la regia di Brad Bird e WALL•E (2008) nono lungometraggio d’animazione realizzato da Pixar Animation Studios in coproduzione con Walt Disney Pictures, e diretto da Andrew Stanton. Il primo film è ambientato nel Maine, nell’ottobre del 1957, e si apre con il robot di metallo protagonista che piove dal cielo in una notte di pioggia proprio mentre lo Sputnik è in orbita; il secondo è ambientato in un futuro imprecisato e vede il robot, in formato mignon, uscire dall’atmosfera terrestre e incrociare lo Sputnik con il suo inconfondibile segnale radio.

VERSO UN GLORIOSO FUTURO. Facendo un salto indietro nel tempo si trova un cartoon dell’ex Urss, anno 1960: Murzilka The Pilot of Sputnik, diretto da Yevgeny Raikovsky e Boris Stepantsev. Qui il piccolo Murzilka, un corrispondente speciale che viaggia nella galassia, viene mandato in missione a parlare con un bambino che piange vicino al monumento della prima conquista dello spazio. A lui spiega la storia dello Sputnik e il glorioso avvenire che seguirà al lancio.

LO "SBARCO" SU CAPTAIN AMERICA. Anche i fumetti hanno celebrato a loro modo il successo russo. Alla fine degli Anni 50 la casa editrice Edital mandò alle stampe la serie di comics fantascientifici Sputnik, e Sputnik era un personaggio della Marvel creato da Mark Gruenwald e Kieron Dwyer che fece il suo esordio nel numero 352 di Captain America, nell'aprile 1989. Persino un disegnatore sensibile come Baru ha titolato il suo graphic novel ambientato in Francia alla fine degli Anni 50, Gli anni dello Sputnik (Coconino Press, 2011). Un intreccio di storie di adolescenti ai tempi della Guerra fredda in cui si riflette sulle disuguaglianze sociali senza perdere per strada l’ironia.

UNA MISSIONE DA 1400 ORBITE. Dall'arte alla realtà. Il progetto dello Sputnik nacque nel maggio 1954 quando Korolev portò l’idea di costruire il satellite artificiale al ministero della Difesa. Ci vollero quasi due anni per l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri dell’Urss. La "pallina" trasmise segnali per 21 giorni durante i quali ha compiuto circa 1.400 orbite per un totale di 70 milioni di km, prima di andare in avaria e disintegrarsi il 4 gennaio 1958 rientrando nell'atmosfera terrestre. Per gli amanti della conquista del cosmo, fino al 4 marzo 2018 è possibile visitare la mostra Nasa-A Human Adventure allo Spazio Ventura XV di Milano. E nella sezione Corsa allo Spazio non poteva mancare lui: lo Sputnik.

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