Pm10
18 Ottobre Ott 2017 1355 18 ottobre 2017

Pm10, le polveri sottili spiegate in 11 punti

In Italia dal 1990 le emissioni sono calate del 34%. Ma non abbastanza per soddisfare le direttive europee. Torino città record, sigarette peggio delle Harley Davidson, carote e salmone per proteggersi. La guida.

  • MARCELLO ASTORRI
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L’Italia è alle prese con il problema irrisolto delle polveri sottili. Nell’aria esistono altre sostanze inquinanti (monossido di carbonio, ozono, benzene, idrocarburi, piombo), ma è per le Pm10 che il nostro Paese è finito sotto la lente di osservazione della Commissione europea nella primavera del 2017, dopo che nel 2012 la Corte di giustizia europea l’aveva già condannata per il livello troppo elevato di questo tipo di emissioni.

NON RISPETTIAMO ANCORA I PARAMETRI. Negli anni le emissioni sono calate, ma non abbastanza per rispettare i parametri delle direttive europee. Di seguito si cerca di spiegare che cosa sono le polveri sottili, quali problemi sanitari provocano, come proteggersi dai loro effetti deleteri e a che punto è l’Italia.

1. Cosa sono le Pm10: particelle microscopiche disperse nell’aria

Le Pm10, o polveri sottili, rappresentano l’insieme di particelle microscopiche disperse nell’aria che si respira sotto forma di polvere, fumo, microgocce di sostanze liquide. Pm sta per materiale particolato, mentre il numero 10 è riferito alle dimensioni di queste particelle: sono Pm10 quando hanno un diametro uguale o inferiore a 10 millesimi di millimetro. Più le particelle sono piccole, più si sedimentano nell’organismo con facilità e possono provocare danni alla salute. Esistono anche le polveri ultrafini, le Pm2,5 che hanno un diametro di 2,5 millesimi di millimetro o inferiore.

2. Il 10% delle Pm10 è prodotta dall’uomo

Il materiale particolato può essere prodotto da fonti naturali (polvere, terra e sale marino alzati dal vento, incendi, microrganismi, pollini, eruzioni vulcaniche ed erosione di rocce) o da fonti umane (emissioni di automobili, riscaldamento delle abitazioni, usura del manto stradale, dei freni e dei pneumatici delle auto, emissioni di centrali elettriche, inceneritori, impianti industriali, centrali elettriche e fumo di sigaretta). Il materiale particolato ha un diverso grado di pericolosità in base alla sua composizione: per esempio, quello prodotto dalla combustione della plastica è accompagnato da residui di sostanze tossiche. In proporzione, il materiale particolato prodotto in natura costituisce il 90% del totale, mentre quello prodotto dall’uomo è il 10%, con una concentrazione nelle zone urbane, dove il Pm10 deriva principalmente dal traffico veicolare e dal riscaldamento delle case.

3. In Lombardia il 45% delle Pm10 deriva da stufe a pellet o a legna

Se si prende a esempio la Lombardia, la regione più popolosa e tra le più inquinate d’Italia, secondo i dati diffusi da Arpa a metà 2016, il 45% delle polveri sottili è generato dalla combustione delle stufe a pellet o a legna. I motori diesel delle auto producono il 14% di Pm10 e un altro 13% deriva dal consumo di pneumatici, freni e asfalto. Le auto complessivamente influiscono per circa il 27%: tanto, ma probabilmente meno di quanto si pensi. La restante parte delle Pm10 derivano da fonti naturali e da combustioni di vario genere (fabbriche, centrali termoelettriche, impianti di incenerimento, fumo di sigaretta).

4. Una sigaretta inquina di più di una Harley Davidson

Anche il fumo di sigaretta fa la sua parte: basti pensare che secondo una ricerca condotta l'Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, una sigaretta inquina di più di una Harley Davidson. Ma non solo: una locomotiva produce 3.500 microgrammi/metro cubo di Pm10, una sigaretta 717 microgrammi/metro cubo. Ciò significa che cinque sigarette producono più Pm10 di di una locomotiva.

5. Muoiono oltre 12 milioni di persone nel mondo per l’inquinamento

Per l’Agenzia europea per l’ambiente ogni anno in Italia l’inquinamento da polveri sottili provoca più di 66 mila morti. Secondo le linee guida sulla qualità dell’aria diramate dall’Oms, gli effetti a carico dell’apparato respiratorio all’aumentare della concentrazione di polveri sottili di 10 milligrammi per metro cubo sono i seguenti: uso di bronco dilatatori (+3%), tosse (+3%), sintomi delle vie respiratorie basse come bronchiti e polmoniti (+3%), funzione polmonare negli adulti rispetto alla media (-13%), ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie (+0,8%), aumento mortalità giornaliera (+0,7%). Gli effetti a lungo termine possono portare a problemi cardiovascolari, cancro ai polmoni e asma.

6. Il limite europeo è fissato a 50 milligrammi per metro cubo

Secondo le direttive europee, i limiti per la concentrazione delle Pm10 nell’aria sono 40 milligrammi per metro cubo (µg/m³) d’aria come valore medio annuale, e 50 µg/m³ come valore massimo giornaliero nelle 24 ore. A ogni città è consentito un numero massimo di sconfinamenti consentiti pari a 35.

Le Pm10 sono particelle microscopiche disperse nell’aria che si respira sotto forma di polvere, fumo, microgocce di sostanze liquide.

7. Torino è la città con più Pm10 d’Italia

Secondo i dati diffusi da Legambiente aggiornati a ottobre 2017, sono 25 le città in Italia che hanno superato il limite di 35 giorni con una media giornaliera oltre i 50 microgrammi per metro cubo previsto per le polveri sottili (Pm10). La classifica Pm10 ti tengo d’occhio 2017, vede Torino come la città peggiore in Italia con 66 giorni di sforamento del limite in almeno una delle centraline urbane di rilevamento, al secondo posto Cremona a quota 58 e al terzo Padova con 53.

8. Emissioni Pm10: dal 1990 sono diminuite del 34%

Secondo gli ultimi dati dell’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, in Italia le emissioni di Pm10 tra il 1990 e il 2015 sono diminuite del 34%. A causare questa tendenza sono l’adozione di filtri anti-particolato sempre più evoluti per quanto riguarda le automobili, insieme a incentivi per l’acquisto di nuove automobili e per i trasporti pubblici, insieme a giornate senza traffico. In generale si registrano diminuzioni in tutti i comparti, tranne che per la combustione non industriale, che invece è aumentata del 65% a causa dell’utilizzo del legno per il riscaldamento residenziale.

9. L’Italia non fa abbastanza: Bruxelles minaccia deferimento

Nell’aprile del 2017 la Commissione europea ha deciso di aprire una procedura d’infrazione a carico dell’Italia per le eccessive emissioni di polveri sottili e ultrasottili. Sono ben 30 le zone italiane interessate dal superamento i limiti giornalieri di emissioni e si trovano in Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia. Già nel 2012 la Corte di giustizia europea aveva trovato l’Italia colpevole di aver violato la direttiva comunitaria.

10. Mele, finocchi, carote e salmone: cosa mangiare per proteggersi dall’inquinamento

Il consumo assiduo di frutta e verdura fresca aiuta a combattere gli effetti dell’inquinamento. Le mele, per esempio, sono ricche di antiossidanti e stimolano il sistema immunitario. Altro alimento utile sono le carote, ricche di betacarotene che blocca l’aggressione dei radicali liberi che si formano a causa dell’inquinamento. Aglio e porri contengono allicina, sostanza che contrasta l’accumulo di tossine negli organi. I finocchi invece fanno bene ai polmoni. Cavoli, broccoli e cavolini di Bruxelles mitigano gli effetti cancerogeni dello smog. Infine il Salmone, ricco di Omega 3, è un buon antinfiammatorio e stimola la produzione di anticorpi.

11. Consigli: fare jogging aiuta a eliminare le tossine

Lo sport, in particolare quello che presuppone attività aerobica, come fare jogging, fa bene al cuore e aiuta l’organismo a spurgare le tossine accumulate con l’inquinamento atmosferico. Inoltre può essere utile la classica gita fuori porta nei week end, a patto che sia in una zona con una minore concentrazione di sostanze inquinanti rispetto a quella nella quale si vive normalmente.

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