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BLUES 3 Novembre Nov 2017 2025 03 novembre 2017

Algoritmi e segnalatori social: l'imbecillità dei Torquemada 2.0

Una censura virtuale ma totalitaria invade la Rete. Dove eserciti di cretini privi di ogni senso dell'ironia spiano e bacchettano chiunque. Roba da talebani. Che complica la questione del controllo dei contenuti.

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Quel pasticciaccio brutto di Sunset Boulevard, di Los Angeles, di Hollywood non provoca solo schizzi di fango e scazzi di Twitter fra Asia Argento e il mondo, da Vittorio Sgarbi in poi: è chiaro che il navigatore collettivo non si tiene dal dire la sua e a quel punto scatta la falcidie, basta uno che ti segnala, cioè la versione telematica della lettera anonima, su Facebook e sei fatto, parte la sospensione. A prescindere.

OTTUSITÀ SPIETATA. È capitato, con ecumenica cecità, a gente che non aveva un'opinione, però la postava; a chi irrideva il corpo delle donne; ma anche a quelli che difendevano la Argento, che attaccavano il porcaccione Weinstein, che si scaldavano peggio di Lorella Zanardo: solo che si esprimevano come potevano, magari scegliendo i termini sbagliati e l'algoritmo poliziotto è intervenuto con ottusità spietata.

ISTERIA MACCARTISTA. Alla fine, la querelle su una attrice italiana si è risolta in bagatelle per un massacro di bacheche; e non è ancora finita, anzi è solo la punta di un iceberg che ha sempre meno il colore del buon senso, della prudenza, della decenza e sempre più il gelo di una censura totalitaria, virtuale ma totalitaria. Un'isteria maccartista che travasa nel reale e torna indietro.

Mark Zuckerberg, ceo di Facebook.

ANSA

Succedono cose folli dal mondo. Un quotato direttore d'orchestra britannico, Matthew Halls, è stato licenziato in tronco - racconta Giulio Meotti - da un festival di musica di Bach di cui aveva la direzione. Accusato di "razzismo". La sua colpa? Avere imitato l'accento del Sud degli Stati Uniti mentre scherzava con un amico, tenore afroamericano. Una donna lo ha sentito e denunciato, rovinandolo.

QUELLI DEL "NON SI PUÒ FARE". Meotti è angosciato: «Ci stanno aspirando l'aria dai polmoni, ci occludono il cervello, ci formattano le menti e le riplasmano. Una cultura della proibizione verbale ha preso in consegna la società. Avanza l'esercito dei militanti che si considerano i guardiani del pensiero corretto. L’Occidente è percorso da una cultura strisciante di conformismo. Nel tentativo di trovare l’offesa a ogni turno, avanzano i guerrieri della brigata del "non si può dire"».

COMPULSIONE SPIONISTICA. Ma, più e oltre che per il caso concreto, che poi è uno stillicidio di casi concreti, c'è da preoccuparsi per la compulsione spionistica, la delazione demenziale divenuta ormai patologica: non si può più scrivere una riga, dire una parola, imitare un accento, fare un passo che subito qualcuno ti segnala (e qualcun altro prende provvedimenti). Situazione scabrosa, dalle prospettive spaventose, in corso di degenerazione pandemica. Lo zelo va travolgendo ogni argine per diventare altro: mania giustiziera, ripicca, pretesto, sabotaggio.

Si dà la colpa agli algoritmi, misteriose formule in odor di magia, ma stiamo scoprendo che nei social gli algoritmi contano fino a un certo punto

Chi sono questi fantasmi che segnalano? Ossessivi, fanatici, gente incapace di decifrare un testo, priva del più intuitivo senso d'ironia, impermeabile a ogni contesto? Sono dei Torquemada o semplicemente dei “cretini di ogni età”, non per questo meno pericolosi? Si dà la colpa agli algoritmi, misteriose formule in odor di magia, ma stiamo scoprendo che nei social gli algoritmi contano fino a un certo punto.

GIOCHETTI PERICOLOSI. In realtà il controllo sui contenuti viene affidato per fasce etniche o sociali, è un controllo ideologico, politico e questo è un giochetto molto pericoloso, al quale, peraltro, i politici animati delle migliori intenzioni indulgono volentieri, lastricando la strada dell'inferno e ignari di una antica invettiva: «Avete la tracotanza di trasformare certi servitori dello Stato in spie degli animi, in gente onnisciente, in filosofi, teologi, politici, in oracoli di Delfi […]. Vera tracotanza è attribuire a certi individui la perfezione della specie, credere che le vostre istituzioni di Stato siano abbastanza potenti da mutare un debole mortale, un funzionario, in un santo, e rendergli possibile l'impossibile». La prosa non è di Donald Trump, ma di Karl Marx.

NEPPURE IN VATICANO... Ma l'esaltazione equalizzante dilaga e così si spiega, per dirne una, come mai su Facebook se si tifa per il giocatore del Renate Calcio, Francesco Finocchio, si viene segati (allucinante, ma vero). Lo stesso accade riproducendo arte, vedi immagine della Maja desnuda o dell'Origine del Mondo, qualcosa che neppure il Vaticano degli Anni 60, che pretendeva le Kessler mutandate, si sarebbe sognato.

Qualsiasi allusione coranica viene fulminata, mentre sul social nessuno si scompone in caso di sarcasmi, vignettacce, bestemmioni contro gli dèi cattolico-cristiani

Siamo al ritorno del Braghettone, il Daniele da Volterra che copriva i nudi sistini di Michelangelo. Roba da talebani, se mai. Allo stesso modo, qualsiasi allusione coranica viene fulminata, mentre sul social nessuno si scompone in caso di sarcasmi, vignettacce, bestemmioni contro gli dèi cattolico-cristiani. Chi controlla chi, chi segnala chi?

IRONIA SCONOSCIUTA. Tempo fa chi scrive si è visto sospendere per 24 ore: l'ineffabile Facebook senza nome e senza faccia mi informava che “qualcuno” aveva trovato offensiva una frase sul migrante nigeriano Emmanuel, accoppato a pugni da un balordo italiano. Peccato che io stessi ironizzando proprio con, e contro, le parole dell'omicida, difendendo Emmanuel una volta di più, e peccato anche quel qualcuno non avesse tenuto conto degli articoli scritti in favore della vittima.

DERIVA KAFKIANA. Un altro esempio. Fulvio Abbate racconta d'aver ricevuto un ammonimento “da” Facebook: hai fatto qualcosa che non dovevi fare, la prossima volta il tuo account verrà chiuso. Già, ma cosa? Il povero Abbate, nell'impossibilità di capirlo, giustamente commenta: «La segnalazione senza indicare l'oggetto è roba da delazione kafkiana».

Emmanuel, il migrante ucciso a Fermo, con la moglie.

Accade che gli umani siano più stupidi (o in malafede) degli algoritmi. Gli episodi insani si sprecano e chi li sperimenta non può crederci, almeno fino a che conserva un barlume di logica. Ma sembra che dovremo imparare, scadendo in nuovi neolinguaggi e inedite moralità. Se uno ti minaccia pubblicamente di morte, i social ti rispondono soavi che «abbiamo stabilito che non si è verificata alcuna violazione», però, siccome «prendono molto sul serio» la faccenda, ti invitano a svolgere per loro conto sull'aspirante killer una meticolosa indagine riservata con profili da Stasi.

SI TORNA AI REGIMI ORECCHIUTI. D'altro canto, la carognata sarà (è già) considerata virtuosa, si torna ai regimi occhiuti orecchiuti dove si conservava la pelle e magari si faceva carriera sputtanando, mentendo, processando a senso unico. Lavrentij Pavlovič Berija, il capo della polizia segreta di Stalin (a sua volta liquidato nel 1953, per servizi resi), diventerà l'eroe dei nostri tempi? Di certo, non esiste vaccino in grado di stroncare l'epidemia di tanti piccoli Berija che non han di meglio da fare se non sorvegliare le nostre mosse, spesso fraintendendole, per meschinità, per analfabetismo neppure tanto di ritorno.

VELENO BUTTATO DAL DIVANO. Meno male che la Rete doveva essere la terra promessa delle nuove libertà: ha finito per contagiare di controllo maniacale anche il mondo reale, e senza la benché minima fatica. Pascal diceva (e Antonio Rezza conferma) che tutti i mali del mondo nascono perché gli uomini non se ne restano tranquillamente “a la casa”: oggi succede il contrario, è a star comodamente seduti sul divano che si può inquinare il mondo.

C'è una tremenda, atroce, agghiacciante stupidità, la imbecillità al cubo di chi fa la spia e quella di chi raccoglie la spiata e provvede; sono “cretini ad altissima velocità”

Oppure trascinandosi a un concerto. Uno s'immagina la scena. Il direttore d'orchestra che scimmiotta (si potrà ancora dire?) l'accento d'un rude sudista intrattenendosi con un amico afroamericano, con palese intento solidale; ma la signora dabbene, la miss qualcuno che passa di là, non lo capisce o non lo vuol capire, ascolta, prende nota, va a spifferare tutto, il povero direttore ci rimette il posto. Qui non c'è presupposto, c'è solo una tremenda, atroce, agghiacciante stupidità, la imbecillità al cubo di chi fa la spia e quella di chi raccoglie la spiata e provvede; e questi sono “cretini ad altissima velocità” più ancora degli algoritmi, dei computer.

CHI È LA POLIZIA DELLA MENTE? Inutile, e tutto sommato irrispettoso verso sé stessi, spiegare, discolparsi: da giustificare non c'è niente e con l'idiozia di una carogna non si discute, si accetta obtorto collo la pulizia del pensiero, o meglio la sua polizia, e ci si rassegna. Il problema è: quanti sono gli idioti, quanti i poliziotti della mente? E, ancora più urgente, per dirla con Frank Zappa: Chi è la polizia della mente?

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