Cambiamenti Climatici Mari
5 Novembre Nov 2017 0900 05 novembre 2017

Cambiamenti climatici, perché il Pianeta ha l'acqua alla gola

Tra 80 anni il mare sarà più alto di un metro. I piccoli reattori a fissione nucleare sono la svolta possibile. Ma la loro commercializzazione potrebbe arrivare troppo tardi. L'analisi su pagina99.

  • GIANNA MILANO
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«Per diverso tempo la parola “scettico” è stata utilizzata dai media e da certi gruppi politici per definire chi, lungi dall’essere dubbioso, fosse assolutamente certo che il cambiamento climatico non comportasse alcun rischio. In realtà, quando si è onesti intellettualmente, si deve parlare di incertezza nel calcolare con precisione il rischio, più che di scetticismo». Ad affermarlo è Kerry Emanuel, professore di Scienze atmosferiche al Massachusetts Institute of Technology (Mit) e membro del Boston Forum on Energy and Global Challenges.

LIVELLI DI GAS SERRA MAI VISTI. Già alla fine del XIX secolo il chimico svedese e Nobel, Svante Arrhenius, intuì quale fosse l’effetto dei gas serra sul clima e in particolare delle concentrazioni dell’anidride carbonica. Alla fine di questo nostro secolo raggiungerà livelli mai visti dall’epoca geologica dell’Eocene, 50 milioni di anni fa.

CONFERMATE LE PREVISIONI. «Arrhenius aveva anche previsto che l’aumento di CO2 avrebbe scaldato il pianeta. La sua predizione si basava sulle misurazioni, dal 1880 al 1910, delle concentrazioni di CO2 in relazione alla temperatura media della superficie terrestre. Solo a partire dal 1958 si è passati alle misurazioni dirette nell’atmosfera che hanno peraltro confermato l’ipotesi di Arrhenius», continua Emanuel.

Ghiacciai in agonia: entro il 2100 ne scomparirà il 70%

In Val D'Aosta i nevai si sono già ridotti del 60%, mentre sul Monte Bianco lo zero termico è sopra i 4 mila metri. Scomparso il ghiacciaio del Calderone sul Gran Sasso. E con le temperature record di quest'anno le previsioni non sono ottimistiche.

Il surriscaldamento globale dovuto all’immissione di CO2 in atmosfera – più di 35 miliardi di tonnellate nel 2016 –, ma anche di altri gas serra come il metano degli allevamenti di bestiame o conseguente alla produzione di combustibili fossili e alle perdite dei condotti di gas, comporta rischi in termini economici, ambientali e umani.

FINO A +4,5 GRADI NEL 2100. «Se non si fa nulla per ridurre le emissioni di questi gas e la crescita economica proseguirà rapidamente nei Paesi in via di sviluppo, la temperatura media globale potrebbe essere da 2,5 a 4,5 gradi centigradi maggiore nel 2100 e da 4 a 13 nel 2300». I rischi del cambiamento climatico oltre all’aumento della temperatura elencati da Emanuel sono: un aumento della volatilità delle piogge che destabilizza i rifornimenti di cibo e acqua; una incidenza maggiore di uragani sempre più frequenti e più forti; l’acidificazione dell’acqua di mare, che mette a repentaglio l’ecosistema marino e la fauna ittica; una riduzione dell’abitabilità di regioni aride e tropicali con conseguenti migrazioni; l’aumento del livello del mare con un’incidenza maggiore di tempeste e inondazioni costiere.

NON SOLO PER L'URBANIZZAZIONE. «Ora, la scienza del clima dovrebbe saper quantificare tutti questi rischi, ma è un compito complesso, perché le previsioni variano da luogo a luogo e il surriscaldamento globale non è uniforme, talora riguarda aree lontane dalle città, come la Siberia e il Nord del Canada, quando noi sappiamo che dal 2 al 4% del surriscaldamento è da attribuire all’urbanizzazione».

Le regioni costiere saranno più soggette a inondazioni causate da tempeste o uragani. Il mare, se il suo livello cresce, infiltra le falde e mette a rischio le risorse acquifere

Come può influire il cambiamento climatico sulla vita dell’uomo? «Facciamo un esempio, quello del livello del mare: 22 mila anni fa era 130 metri più basso rispetto a oggi. C’è da notare che era rimasto straordinariamente stabile negli ultimi 7/8 mila anni in coincidenza con lo sviluppo della civiltà umana. I nostri antenati preistorici erano nomadi, non costruivano città permanenti, e probabilmente non si sono resi conto che il livello del mare stava gradualmente aumentando: circa 1,3 centimetri per anno».

COLPA ANCHE DEI GHIACCI SCIOLTI. Nel XX secolo è cambiato qualcosa: «C’è stato un costante innalzamento del livello marino, sia in conseguenza dell’espansione termica degli oceani sia per lo scioglimento dei ghiacci continentali, ghiacciai e calotta antartica. Ed è ipotizzabile che ci sarà un ulteriore aumento del suo livello nei prossimi decenni, circa un metro in più nel 2100. Le regioni costiere saranno di conseguenza più soggette a inondazioni causate da tempeste o uragani. Il mare, se il suo livello cresce, infiltra le falde e mette a rischio le risorse acquifere».

NON BASTA RIDURRE LE EMISSIONI. Anche se riuscissimo a ridurre le emissioni di CO2 entro il 2100, gli oceani non smetterebbero di crescere ed è difficile per la scienza fare previsioni sul ritmo con cui i ghiacci si scioglieranno a causa del clima più caldo. Le città costiere non potranno adattarsi facilmente, e gli insediamenti dovranno spostarsi altrove.

Mediterraneo in un mare di guai: trafficato, sporco e tropicale

Crocevia di navi e idrocarburi. Inquinato da sversamenti e petrolio. Surriscaldato dai cambiamenti climatici che provocano l'arrivo delle specie di pesci "aliene". Tutti i problemi delle nostre acque salate. Abbiamo ancora tutti in mente le inquietanti immagini dello sbiancamento della grande barriera corallina in Australia, considerata dai biologi marini un malato terminale ucciso dall'aumento delle temperature.

Le temperature torride che hanno attraversato i Paesi mediterranei l’estate 2017 sono probabilmente da collegare ai cambiamenti climatici. Secondo il World Weather Attribution (Wwa) l’ondata di calore portata dall’anticiclone Lucifero che ha colpito in agosto Francia, Italia e Croazia è da attribuire all’effetto serra causato dall’uomo. Per tre giorni e tre notti consecutive le temperature non sono scese sotto i 30 gradi. Un caldo così prolungato è nocivo alla salute.

AUMENTA LA POTENZA DEGLI URAGANI. Nel 2003 un’ondata di calore causò in Europa la morte di almeno 50 mila persone. Secondo l’analisi fatta sempre dagli scienziati del Wwa il riscaldamento globale avrebbe reso 10 volte più probabili gli incendi in Spagna e Portogallo e le inondazioni di Francia e Inghilterra nel 2000. «I cambiamenti climatici possono contribuire a far aumentare il potenziale distruttivo e l’intensità degli uragani. Irma, che ha colpito la Florida in settembre, è un esempio: il passaggio sull’Oceano Atlantico, la cui temperatura era superiore alle medie del periodo, lo ha reso più potente. Aveva un’energia pari a 7 mila miliardi di watt, circa due volte l’energia di tutte le bombe usate nella seconda guerra mondiale».

Quali gli interventi più urgenti per ridurre il riscaldamento del nostro pianeta? Il protocollo di Kyoto, firmato nel 1997 e prolungato al 2020 con ulteriori obiettivi di taglio alle emissioni di gas serra, prevede delle quote da pagare. «Il loro prezzo dovrebbe riflettere il costo reale – presente e futuro – che queste emissioni comportano alla società, in termini di inquinamento e cambiamenti climatici. Ciò stimolerebbe l’innovazione e la ricerca di combustibili alternativi. Dopo l’ultimo G7 sul clima di quest’anno a Parigi io sono cautamente ottimista. Cina, Europa e India hanno dichiarato che onoreranno gli impegni presi sul cambiamento climatico, a differenza di Donald Trump. E la Cina dal 2007 ha superato gli Stati Uniti in termini di emissioni di gas serra».

INNOVAZIONI FORSE TROPPO TARDIVE. Si dovrebbe investire soprattutto sullo sviluppo di fonti di energia “carbon-free”, senza escludere il nucleare. «I nuovi piccoli reattori a fissione nucleare, modulari o di altro tipo, sono essenziali per il futuro dell’energia perché possono integrare le fonti rinnovabili, solari o eoliche, e hanno un impatto minore sull’ambiente», conclude Emanuel che si dice ottimista sullo sviluppo della fusione nucleare, una fonte di energia potenzialmente infinita e pulita che imita la fisica termonucleare che alimenta le stelle. «Potrebbe essere commercialmente disponibile fra 20-30 anni. Forse troppo tardi per ridurre i rischi del cambiamento climatico».

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "la fabbrica del freddo", in edicola e in edizione digitale dal 3 al 9 novembre 2017.

Il clima è impazzito. E nemmeno gli accordi di Parigi basteranno a mitigarlo. Architettura e geoingegneria indicano un'...

Geplaatst door Pagina99 op donderdag 2 november 2017
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