Farmacia
19 Novembre Nov 2017 1500 19 novembre 2017

Farmaci: brevetti in scadenza e quanto si risparmia coi generici

Entro il 2017 via libera per l'equivalente della "pillola di San Valentino" (Cialis). Idem per altri 16 medicinali originali. Il conto per gli italiani si alleggerisce di 600 milioni. Anche se da noi la diffidenza resiste.

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Cialis per tutti, anche in versione generica. Dal 12 novembre 2017 è possibile farsi prescrivere Tadalafil, il nome della molecola della famosa pillola usata per il trattamento delle disfunzioni erettili. Non si conosce ancora il risparmio generato, ma l’Ufficio italiano brevetti e marchi fa sapere che negli ultimi 20 mesi sono state 19 le domande di avvio procedure di valutazione Aic.

IL SILDENAFIL RADDOPPIÒ LE VENDITE. La cosiddetta “pillola di San Valentino” fu lanciata nelle farmacie italiane il 14 febbraio 2003. Da subito l’antagonista del Viagra è diventata campione di vendite nel nostro Paese: ogni anno infatti in Italia si comprano 1,7 milioni di confezioni per un valore di 146 milioni di euro. Un consumo che potrebbe crescere se pensiamo che il Sildenafil, cioè il Viagra, dopo aver perso il brevetto nel 2013 ha visto raddoppiare le confezioni vendute, fino a 2,5 milioni.

RISPARMIO DI ALMENO 600 MILIONI. Oltre al Cialis, entro la fine del 2017 scade il brevetto di 16 farmaci “branded”, ovvero originali, con la conseguente introduzione dei corrispettivi equivalenti. Per un risparmio calcolato da Assogenerici, l’organo di rappresentanza ufficiale dell’industria dei farmaci generici equivalenti e biosimilari in Italia, di almeno 600 milioni di euro.

Enrique Häusermann, presidente di Assogenerici, spiega a Lettera43.it: «Nel confronto con altri Paesi, dove il mercato degli equivalenti è più maturo, per esempio in Germania e Francia, scontiamo ancora gli effetti della tardiva introduzione del brevetto farmaceutico e del conseguente tardivo ingresso dei generici sul mercato nazionale. Per questo i brand a brevetto scaduto continuano a giocare la parte del leone, assorbendo il 72% a volumi del mercato off patent in tutte le classi, contro il 28% coperto dagli equivalenti. In linea generale, le nuove scadenze brevettuali dovrebbero contribuire a determinare un tasso di crescita medio del mercato dei generici di circa il 5% nel triennio 2017-2019».

DALL'ANTI-COLESTEROLO IN GIÙ. La lista dei brevetti in scadenza comprende prevalentemente farmaci di classe A, ma ci sono anche due farmaci di classe H e due di classe C, quelli venduti previa prescrizione medica ma interamente a carico del paziente. Si tratta della Rosuvastatina (Crestor), il diffusissimo anti-colesterolo, Rupatadina (Pafinur), un antistaminico, Olmesartan (Olmetec), un anti-ipertensivo, Dutasteride (Avodart/Duagen), il farmaco per i problemi di prostata, Bimatoprost per il trattamento del glaucoma, Caspofungin, un anti micotico, utilizzato per esempio nelle candidosi, il vasodilatatore Bosentan, gli antibiotici Ertapenem e Tigeciclina, Tramadolo + paracetamolo, analgesico, combatte il dolore, Etoricoxib, che è un antinfiammatorio, Pegfilgrastim (Neulasta), usato per il trattamento della neutropenia indotta dalla chemioterapia, Abatacept (Orencia), un immunosoppressivo, Olopatadina, anti-allergico e l’antivirale Valganciclovir.

RIDUZIONI SIGNIFICATIVE DI PREZZI. Per fare qualche esempio, fonte Aifa, nell’area dell’ipertensione arteriosa polmonare l’introduzione del generico ha comportato un risparmio del 62%: il prezzo originator pre scadenza era di 3.979,27 euro, il prezzo del generico al lancio (avvenuto a giugno) è stato di 1.512,12 euro. Il farmaco usato per la candidosi invasiva e le malattie causate da funghi patogeni ha visto una riduzione del 39% (il prezzo dell’originator era di 842,21 euro, il generico introdotto ad aprile viene venduto a 513,75 euro). L’antivirale una riduzione del 48%, stessa percentuale dell’antistaminico usato per la rinite allergica.

Secondo QuintilesIms, nell’arco di tempo fra il 2013 e il 2018 i generici costituiranno il 52% della crescita globale della spesa farmaceutica. Si passerà dai 267 miliardi di dollari del 2013 ai 442 del 2018, con una crescita annua del 10,6%. «Il mercato continua a essere moderatamente favorevole: complessivamente nel primo semestre 2017 gli equivalenti hanno rappresentato il 20,97% del totale del mercato retail a confezioni e l’11,67% a valori, per un totale di 1,54 miliardi in prezzi ex factory, con un giro d’affari concentrato essenzialmente in classe A». aggiunge Hausermann.

«DEVE CRESCERE LA CULTURA DEGLI EQUIVALENTI». Assogenerici spiega di essere impegnata «ogni anno in attività di comunicazione e informazione. La campagna IoEquivalgo promossa da Cittadinanzattiva è giunta alla seconda edizione. L’obiettivo è quello di far crescere la cultura degli equivalenti in un Paese ancora dominato da informazioni errate e preconcetti».

I CONSUMI MAGGIORI SONO AL NORD ITALIA. Nel 2016 il consumo di farmaci equivalenti risulta altamente diversificato in rapporto alle varie aree geografiche: i valori più elevati si registrano nelle regioni del Nord, dove si concentra il 34,4% del mercato a volumi e il 23,5% della spesa netta del Servizio sanitario nazionale in classe A nel canale retail. Segue il Centro con il 27,6% a volumi e il 18,8% a valori e, infine, il Sud con il 20,2% a volumi e il 13,6% a valori.

Il fenomeno della poca fiducia nei farmaci equivalenti è tipicamente italiano. Negli altri Paesi il problema non esiste. In Italia siamo ancora molto in basso

Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”

Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, sottolinea a Lettera43.it: «Il fenomeno della poca fiducia nei farmaci equivalenti è tipicamente italiano. Negli altri Paesi il problema non esiste. In Italia siamo ancora molto in basso, con grandi differenze regionali: in Calabria il 19% dei farmaci usati è equivalente, in Lombardia il 36%. Gli italiani nel 2016 hanno foraggiato industria e farmacisti per oltre un miliardo di euro. Soldi che potevano essere spesi meglio».

IL GIAPPONE SPINGE SUI GENERICI. Cosa succede in altri mercati? Detto di Germania e Francia, e in generale dell’Europa trainata dai Paesi scandinavi, dove gli equivalenti hanno una penetrazione altissima, il mercato farmaceutico giapponese, secondo dopo gli Stati Uniti, è responsabile del 10% del consumo totale di farmaci al mondo. Già da alcuni anni promuovere l’uso dei generici è una priorità per il governo. Al momento, l’obiettivo di penetrazione generica nel mercato delle prescrizioni che il governo ha stabilito per il 2017 è attorno al 60%. Risultato ambizioso, se si tiene conto che il business dei generici nel 2010 rappresentava solo l’8% del mercato giapponese soggetto a prescrizione.

In Australia, invece, il mercato farmaceutico vale 22,8 miliardi di dollari nel 2016 con un tasso di crescita del 2% annuo. Dati ufficiali diffusi dal governo australiano riportano che nel 2010 solo il 19,5% delle prescrizioni fatte dai medici di famiglia conteneva il nome della molecola invece di un brand.

INVESTE ANCHE LA NUOVA ZELANDA. È una percentuale modesta se confrontata con altri Paesi, come gli Stati Uniti, in cui i generici sono l’84% delle prescrizioni e la vicina Nuova Zelanda, in cui i medici prescrivono generici nel 77% dei casi. Per questo motivo, il tesoriere Scott Morrison ha annunciato pochi mesi fa che il budget federale conterrà una serie di misure che incoraggino i medici, fino adesso molto riluttanti, a prescrivere generici per ridurre la spesa farmaceutica del Paese di almeno 1,8 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni e arrivare a portare l’uso degli equivalenti all’80% di tutti i farmaci sul mercato australiano.

Alessandro Mugelli, neo presidente della Sif, la Società italiana di farmacologia, precisa a L43: «Il mondo del farmaco sta vivendo un periodo di cambiamento epocale. Buona parte dei farmaci in sviluppo, oltre 7 mila nelle varie pipeline delle industrie farmaceutiche, sono biotecnologici, con dei bersagli molecolari che sono costruiti per mirare in maniera precisa la malattia e quel determinato paziente con quella determinata patologia».

LA SICUREZZA NON DIPENDE DAGLI EQUIVALENTI. Con l'avvento di nuovi farmaci, anche quelli equivalenti, la sicurezza è garantita? «La sicurezza non dipende dai generici, che godono di un’ottima ricerca e controlli di alta qualità, dipende da un uso appropriato di tutti i farmaci. Se vengono usati male non si hanno benefici, ma solo danni», conclude Garattini. «L'uso dei farmaci biologici non cambia il problema. La sicurezza richiede "farmacovigilanza attiva" mentre ci si limita a raccogliere l'osservazione spontanea. Così si minimizzano i danni dei farmaci. Si deve invece ricercare la tossicità».

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