E Commerce
22 Novembre Nov 2017 1600 22 novembre 2017

E-commerce: un mercato che in Italia vive di pregiudizi

Il volume globale degli acquisti online sfiora i 2 mila miliardi di dollari. Ma da noi è frenato: poche imprese su internet e paura di truffe. Eppure le tutele per il consumatore ci sono. Il digital divide con l'Europa.

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Dire che l'e-commerce si stia espandendo o stia crescendo sarebbe riduttivo. La sua è una galoppata. Soprattutto all'estero. In Cina più di un acquisto su due avviene online, senza neppure dovere uscire di casa, toccare la merce con mano, provarla in un camerino. In alcuni Paesi la consegna a domicilio arriva dopo poche ore, con i droni.

LUOGHI COMUNI DA SMONTARE. L'Italia è indietro: diffida, fatica a sganciarsi dalle sue abitudini, resta prigioniera di vecchi pregiudizi. Gli ultimi dati relativi all'e-commerce possono contribuire a fare chiarezza, smontando alcuni luoghi comuni, come per esempio il fatto che le vendite in Rete stiano uccidendo i negozi tradizionali.

1. Boom del mercato cinese: Alibaba fa 150 milioni di spedizioni al giorno

Nel 2016 il commercio elettronico mondiale ha sfiorato i 2 mila miliardi di dollari. Sono due i colossi che si stanno spartendo il settore: Alibaba e Amazon. Il primo è il negozio online preferito dai cinesi. Quasi un monopolista se si pensa che su 10 yuan spesi su internet 9 finiscono nelle casse del gigante guidato da Jack Ma.

CAPITALIZZAZIONE DA 42 MILIARDI. Alibaba ogni giorno evade 150 milioni di spedizioni: è come se quotidianamente tutti i cittadini francesi e tedeschi messi assieme facessero acquisti nel suo store digitale. La società ha raggiunto una capitalizzazione di 42 miliardi di dollari. Il suo fondatore è persino finito nel Guinnes dei primati per avere guadagnato in poche ore circa 3 miliardi di dollari grazie a un balzo in Borsa del gruppo.

Jack Ma, n.1 di Alibaba.

ANSA

2. Amazon insegue e diversifica gli interessi: all'inseguimento di Netflix

Subito dietro si posiziona Amazon. La società di Jeff Bezos a fine 2016 ha inaugurato in Gran Bretagna un servizio di consegna a domicilio con i droni. Se sembra fantascienza sappiate che in questo periodo è invece impegnata a perfezionare il protocollo “Amazon Key” che permetterà al corriere di effettuare la consegna entrando nell'appartamento del cliente anche quando questi è assente grazie a un codice a barre sul prodotto che può essere letto da una serratura “intelligente” montata sulla porta di casa.

SCHIAFFO DAL MERCATO NEL 2017. Essere tra i primi ha un costo non indifferente. E infatti il colosso da 136 miliardi di dollari di fatturato deve riprendersi dallo schiaffo che gli ha assestato il mercato nel secondo trimestre 2017: meno 77% e introiti fermi a 197 milioni. Ecco perché sta diversificando gli investimenti nei servizi per il web e il cloud con Amazon Web Services (lì però deve vedersela con Microsoft e Google Alphabet) e persino nel cinema e nelle serie tivù, all'inseguimento di Netflix. La compagnia di Jeff Bezos si è aggiudicata i diritti dell'opera Il Signore degli Anelli per trasformarla in un nuovo fenomeno televisivo sull'onda de Il Trono di Spade.

Brutto secondo trimestre 2017 per Amazon: meno 77% e introiti fermi a 197 milioni.

3. Pure l'Italia ingrana: un terzo dei corrieri Sda trasporta merce comprata online

Anche in Italia l'e-commerce sta iniziando a ingranare. Basti pensare che nei mesi di settembre e ottobre, quando i corrieri di Sda incrociarono le braccia, degli oltre 70 mila pacchi rimasti fermi circa un terzo era costituito da merce acquistata online.

UNA NUOVA SEDE A MILANO. E infatti proprio Amazon sarebbe interessata ad acquisire il vettore espresso di proprietà di Poste Italiane. Nell'attesa che si plachino le agitazioni sindacali, il colosso ha aperto un nuovo hub per lo stoccaggio delle merci a Vercelli in cui lavorano 200 magazzinieri e una nuova, avveniristica, sede a Milano, tra i grattacieli di Porta Nuova, che occupa 400 persone.

4. Il nostro digital divide con l'Europa: su internet latitano le imprese

Il mercato italiano, del resto, è conteso e appetibile. Nel 2017 ha raggiunto i 23,6 miliardi di euro, poco considerato che quello del Vecchio continente tocca i 510 miliardi, ma tanto basta per dire che qualcosa ha finalmente iniziato a muoversi. E infatti ha registrato un incremento del 17% rispetto al 2016.

SIAMO 25ESIMI SU 28 PAESI MEMBRI. Su internet però latitano le imprese italiane e, soprattutto, quelle piccole e medie, che costituiscono l'ossatura della nostra economia. Secondo i dati elaborati dall’osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia, il divario digitale tra noi e il resto d'Europa è tale che, su 28 Paesi membri, l'Italia si posiziona 25esima.

LA CECITÀ DELLE AZIENDE ITALIANE. Sembra impossibile, ma solo il 71% delle aziende italiane oggi ha un sito Internet, contro una media europea del 77%. Sono ancora meno quelle che si affidano ai servizi di personale specializzato: il 17%. Insomma, molti imprenditori restano convinti di potere sfruttare solo i canali tradizionali del commercio e quando sbarcano in Rete improvvisano. Infine, appena il 37% delle aziende nostrane ha intuito che una home page non è sufficiente: occorre essere presenti sui social.

In Italia il mercato dell'e-commerce nel 2017 ha raggiunto i 23,6 miliardi di euro, poco considerato che quello del Vecchio continente tocca i 510 miliardi.

5. Le opportunità offerte dal web: migliaia di posti di lavoro

Non è nemmeno sempre vero che il digital delivery stia uccidendo il retail. Se infatti è innegabile che negli ultimi mesi agli ottimi risultati ottenuti dai colossi della vendita on line si sono contrapposte le notizie di chiusura di alcuni rivenditori fisici eccellenti (Toys “R” Us, Abercrombie & Fitch e American Apparel) è altrettanto vero che molte aziende, soprattutto quelle italiane, sono riuscite a sfuggire alla crisi economica riparando sul web e reinventandosi grazie al commercio digitale che consente di massimizzare i risparmi.

SIAMO SOTTO LA MEDIA GLOBALE. L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), nel suo recente rapporto “Digital Economy Outlook 2017”, sottolinea inoltre che, sul fronte dell’occupazione, il settore dell'Ict (Information and Communication Technology) italiano è sotto la media globale: 2,5% del totale contro il 3% circa. Se adeguatamente sfruttato potrebbe dunque creare migliaia di posti di lavoro.

IL NOSTRO PAESE RESTA DIFFIDENTE. Gli italiani sembrano sordi rispetto alle novità offerte da internet. In Rete naviga meno del 69% della popolazione, la media Ocse è dell'84%. Anche la percentuale di giovani internauti è più bassa che nel resto del mondo: il 90% contro il 97% circa. Nel 2016 solo un terzo degli italiani ha fatto shopping online, la media Ocse supera il 52%. In Gran Bretagna 8 cittadini su 10 acquistano regolarmente con un clic.

6. Tutele per chi fa acquisti online: c'è il Codice del consumo

«Il consumatore è tutelato dal “Codice del consumo” che regolamenta la sottocategoria dei “contratti a distanza o negoziati al di fuori dei locali commerciali”», dichiara a Lettera43.it l'avvocato Andrea Brunelli del Foro di Genova. Gli italiani probabilmente temono che un acquisto che non va a buon fine possa tramutarsi in una azione legale infinita solo per riavere i propri soldi: «Se non si riesce a ottenere la tutela prevista dal Codice del consumo è purtroppo necessario farsi assistere da un avvocato», ammette il legale, «ma ciò accade anche per le controversie su beni acquistati nei negozi tradizionali».

DIRITTO DI RECESSO ALLUNGABILE. La nuova disciplina riconosce in capo al consumatore una lunga serie di tutele, dunque è bene essere informati: «L’acquirente», continua l'avvocato Brunelli, «ha 14 giorni di tempo dalla ricezione della merce per esercitare il diritto al recesso con il rimborso di tutti i pagamenti effettuati. Se il venditore non informa la propria utenza del diritto al recesso, il periodo viene prolungato a ben 12 mesi: una tutela che mira a sanzionare i comportamenti scorretti, per la verità piuttosto diffusi in Rete. È bene ricordare che il recesso non deve mai essere motivato, quindi è lo strumento più veloce e funzionale».

NIENTE FORO COMPETENTE ALL'ESTERO. Un'altra scorrettezza classica rintracciabile online è quella di avvertire l'utente che con l'acquisto si accetta che eventuali controversie vengano risolte all'estero, secondo le leggi dello Stato in cui ha sede l'azienda venditrice. Anche qui, l'avvocato Brunelli esorta a prestare attenzione alle fregature: «Il tentativo di terrorizzare il consumatore prospettando una causa all’estero è quanto comune quanto infondato normativamente. L’art. 66 bis del Codice del consumo prevede espressamente l'inderogabilità della competenza territoriale del foro del luogo di residenza o di domicilio del consumatore. Insomma: il giudice competente è sempre quello di casa vostra».

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