Intelligenza Artificiale
23 Novembre Nov 2017 1039 23 novembre 2017

Intelligenza artificiale, perché gli esperti sono pochi e super pagati

I dipendenti dell'azienda hi-tech di Londra DeepMind guadagnano in media l'equivalente di 345 mila dollari. Gli specialisti del settore sono solo 10 mila nel mondo. E la domanda del mercato supera l'offerta. Il caso.

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Dividendo 138 milioni per 400 si ottiene come risultato 345 mila, ossia l’importo medio dei salari dei 400 dipendenti di DeepMind, una società hi-tech britannica acquisita da Google nel 2014, per sviluppare algoritmi di intelligenza artificiale. Lo ha comunicato la stessa DeepMind pubblicando i costi di personale a livello globale (138 milioni di dollari, appunto). Certo, si tratta di specialisti di altissimo livello che secondo una ricerca dell’Accademia di Scienze cinese sviluppano soluzioni che dimostrano un quoziente di intelligenza (I.Q.) largamente superiore a quello dei prodotti della concorrenza americana e cinese.

AFFANNOSA RICERCA DI SPECIALISTI. Secondo il New York Times gli esperti di intelligenza artificiale nel mondo sono solo 10 mila, davvero pochi considerando gli investimenti che si stanno concentrando in questo settore. Ed è per questo motivo che Facebook, Microsoft, Amazon, Ibm, Nvidia, General Motors, Tesla, Uber e molte altre imprese sono alla disperata e affannosa ricerca di esperti di intelligenza artificiale.

Chatbot e assistenti virtuali: il retail sfida l'e-commerce

L'80% dei clienti che hanno chattato con Holly tramite Facebook, quando visitano il concessionario d'auto chiedono di parlare con lei. Ma nessuno di loro potrà mai incontrarla e concludere l'acquisto della vettura che Holly ha saputo oculatamente proporre dopo aver raccolto gusti, preferenze, budget.

Il territorio di caccia si estende alle piccole e medie imprese e, soprattutto, alle università, che non sono in grado di controbilanciare le numerose offerte delle big company. La Canergie Mellon, una tra le più prestigiose università degli Stati Uniti e del mondo, ha visto «scomparire improvvisamente» 40 suoi ricercatori assunti da Uber.

SALARI INIZIALI MOLTO ELEVATI. Lo stesso sta avvenendo in molte altre università (anche importanti come Stanford e Università di Washington), dove molti professori abbandonano l’insegnamento e le attività di studio e ricerca sulle tecnologie di intelligenza artificiale per lavorare per aziende private. Anche i neolaureati sono ricercatissimi e possono ottenere, sebbene con pochi anni di esperienza alle spalle, salari iniziali molto elevati.

L’unica cosa che potrebbe invertire il trend è proprio l’intelligenza artificiale. O, meglio, un software di intelligenza artificiale in grado di produrre nuovi software di intelligenza artificiale

Un rapporto tra domanda e offerta sproporzionato. Una spirale che alcuni dei migliori cacciatori di teste sognano di poter mitigare grazie a un “tetto ai salari”, come già accade per i super campioni del football americano della Nfl. L’unica cosa che potrebbe invertire il trend è proprio l’intelligenza artificiale. O, meglio, un software di intelligenza artificiale in grado di produrre nuovi software di intelligenza artificiale, come si propone di fare Google con AutoML.

PAPERONI ANCORA PER MOLTI ANNI. Ma per ora AutoML è solo un progetto di ricerca quindi si presume che, ancora per molti anni, troveremo gli esperti di intelligenza artificiale nelle classifiche dei Paperoni del mondo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Ict).

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