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30 Novembre Nov 2017 0800 30 novembre 2017

Iran, l'autarchia digitale di un Paese isolato

Digikala, Snapp, Pintapin: sconosciuti in Occidente, sono i più avanzati portali della Repubblica Islamica. Simili ad Amazon, Uber e Booking. E cresciuti, con tutto il settore, nonostante l'embargo. 

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L’autarchia digitale dell’Iran porta i nomi di Digikala, Snapp, Pintapin: sconosciuti in Occidente, sono i più diffusi prodotti informatici della Repubblica Islamica. I servizi che offrono sono immediatamente riconoscibili e riconducibili ai ben più noti omologhi occidentali. Digikala è la versione iraniana di Amazon, Snapp è l’equivalente di Uber e Pintapin quello di Booking.com. «Per colpa o per merito delle sanzioni applicate al nostro Paese non possiamo accedere alle tecnologie prodotte in occidente», dice Hamid Mousawi, informatico iraniano, «così le abbiamo sviluppate in proprio, ed è un settore in forte crescita». Anche se il loro mercato è rinchiuso nei confini nazionali, gli sviluppatori iraniani possono contare sulle richieste di una popolazione di più di 80 milioni di abitanti, composta per oltre il 60% da giovani al di sotto dei 30 anni, che possiede 40 milioni di smartphone. Il tutto in un Paese che rappresenta la 18esima economia mondiale e la seconda dell’area Mena (Medio Oriente e Nord Africa).

COMPETENZE LOCALI. «Non si tratta di una semplice traduzione, di una copia di prodotti stranieri», dice Amirali Mohajer, Ceo di Pintapin, «per realizzare le nostre applicazioni abbiamo bisogno di competenze locali, informatiche e di marketing. Tutto con un modello di business completamente diverso e adatto alla nostra realtà». Il team di Pintapin sta rivoluzionando l'industria alberghiera in Iran. «Fino a poco tempo fa i viaggi erano organizzati con il telefono e il fax, mezzi di comunicazione che ormai appartengono al secolo scorso. Noi occupiamo la metà del nostro tempo cercando di convincere gli albergatori ad abbandonare i vecchi sistemi di prenotazione e conferma». Che si tratti di un settore economico in forte espansione è confermato dalla crescita esponenziale dei partecipanti a Elecomp Tech, la fiera delle nuove tecnologie che si svolge a Teheran. Tre anni fa parteciparono 80 start-up, erano più di 400 all’edizione di quest’anno, dalle applicazioni per le consegna a domicilio a quelle per gli acquisti online, dai viaggi ai giochi di ogni genere. Le aziende internazionali sono praticamente assenti su questo mercato, a causa delle pesanti sanzioni statunitensi ancora in vigore nonostante l’accordo sul programma nucleare iraniano del 2015.

I (POCHI) BENEFICI DELL'EMBARGO. Alcune imprese della new tecnology iraniana riescono a trarre beneficio da questo embargo. A Elecomp Tech ha avuto un discreto successo una start-up che acquista prodotti su Amazon negli Stati Uniti e li consegna in Iran con un piccolo aumento di prezzo. L’isolamento economico costituisce comunque un problema per lo sviluppo del settore. «Per merito indiretto delle sanzioni abbiamo la necessità e l’opportunità di fare molte cose da soli», dice Mousawi. «Ma in termini assoluti, non è una buona cosa. In questo mondo non puoi vivere come un’isola». Ramtin Monazahian, fondatore del sito di e-commerce Bamilo, sa che la sua impresa non sarà acquistata da grandi aziende internazionali per miliardi di dollari: «Non devo, però, preoccuparmi di concorrenti feroci come Amazon. L’Iran è probabilmente l'ultima grande nazione in cui non c'è molta concorrenza». Anche se alcune grandi aziende dell'Information technology, come l’operatore telefonico sudafricano Mtn e il gruppo tedesco Rocket Internet, hanno siglato accordi miliardari per garantirsi la presenza nel Paese.

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