AIDS
1 Dicembre Dic 2017 1201 01 dicembre 2017

Aids, un allarme anche per i bambini: i numeri della malattia

Ogni ora 18 colpiti da Hiv. L'Unicef: «Con questo trend nel 2030 potrebbero essere 3,5 milioni gli adolescenti che hanno contratto il virus».  Preoccupa il contagio madre-figlio: in Italia 82 casi in 10 anni.

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Nel 2016, 120 mila bambini sotto i 14 anni sono morti per cause legate all'Aids e ogni ora 18 bambini sono colpiti da Hiv. Secondo le proiezioni dello Statistical update on children and Aids 2017 dell'Unicef, lanciato in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids, se questa tendenza dovesse persistere, nel 2030 sarebbero 3,5 milioni i nuovi casi di adolescenti colpiti da Hiv. «È inaccettabile che continuiamo a vedere così tanti bambini morire di Aids e che facciamo così pochi progressi per proteggere gli adolescenti da nuove infezioni da Hiv», ha dichiarato Chewe Luo, responsabile dell'Unicef per l'Hiv.

Dal 2000 scongiurati 2 milioni di nuovi casi tra i bambini

«La diffusione dell'Aids» - ha aggiunto - «non è finita; continua a essere una minaccia per le vite dei bambini e dei giovani. Si può e si deve fare di più per prevenirla». L'Unicef riconosce che sono stati compiuti dei progressi nella lotta all'Aids, soprattutto nella prevenzione della trasmissione dell'Hiv madre-figlio. Dal 2000 si sono evitati circa 2 milioni di nuovi casi di Hiv fra i bambini. Tuttavia, questi progressi non devono portare all'indifferenza, visto che lo Statistical update sottolinea che i bambini con quattro anni o meno con Hiv affrontano un maggiore rischio di morte legata all'Aids rispetto agli altri gruppi di età. Il controllo e la cura pediatrica dell'Hiv, ha denunciatol'Unicef, sono indietro: solo il 43% dei bambini esposti all'Hiv riceve controlli durante i primi due mesi di vita, come raccomandato, e la stessa percentuale di bambini con Hiv riceve cure antiretrovirali salvavita.

A ESSERE PIÙ COLPITE SONO LE RAGAZZE. Secondo l'organizzazione, i progressi compiuti per prevenire nuovi casi di Hiv fra gli adolescenti e migliorare il controllo e la cura fra gli adolescenti sono stati inaccettabilmente lenti. Solo nel 2016 55 mila adolescenti (di 10-19 anni) sono morti per cause legate all'Aids, il 91% dei quali in Africa subsahariana. I dati rivelano inoltre una disparità di genere preoccupante: per ogni cinque maschi adolescenti che convivono con l'Hiv sono sette le ragazze della stessa età.

Anche in Italia resta elevata la trasmissione di Hiv da madre a figlio

Solo in Italia, negli ultimi 10 anni, almeno 82 neonati hanno acquisito l'infezione da Hiv dalla madre. «Numeri che rappresentano un inquietante campanello di allarme e indicano che nel nostro Paese non vi è adeguato counseling alle donne in gravidanza», ha detto il professor Maurizio de Martino, ordinario di pediatra dell'università di Firenze, esponendo i dati del Registro italiano per l'infezione da Hiv in pediatria. Nel rispetto dell'anonimato, il Registro raccoglie dal 1985 dati epidemiologici e clinici sui bambini con infezione da Hiv o nati da madre Hiv-positiva (complessivamente oltre 11mila). Attualmente la trasmissione madre-figlio può essere prevenuta con la terapia in gravidanza, in grado di determinare il quasi azzeramento dei bambini nati. «Invece» - ha spiegato de Martino - «gli 82 infettati sono nati in Italia da donne che non avevano fatto il test per hiv in gravidanza, da donne che hanno rifiutato la terapia o da donne alle quali è stata sconsigliata la terapia. Questo ha comportato il tragico risultato di avere 26 casi di Aids e due decessi»

Aumenta la resistenza ai farmaci anti-Hiv nel Sud del mondo

In aumento negli ultimi 15 anni le resistenze ai farmaci anti-Hiv nei Paesi del Sud del Mondo: oltre il 10% dei sieropositivi che sta per cominciare la terapia con antiretrovirali di prima linea presenta già una resistenza a questi farmaci. Lo rivela un maxi studio condotto da 33 esperti di vari Paesi e coordinato dalla università College di Londra e dall'Oms (finanziato dalla Bill & Melinda Gates Foundation e dallo stesso Oms). Lo studio si è basato su 358 set di dati, relativi a 56.044 adulti di 63 Paesi a basso e medio reddito, che stavano iniziando le terapie antiretrovirali di prima linea che secondo le linee guida Oms sono gli Inibitori Non Nucleosidici della Transcriptasi Inversa e gli i Inibitori della Transcriptasi Inversa. Se nessuna contromisura sarà presa, la resistenza ai farmaci potrebbe portare a 890.000 decessi in più per Aids e a 450 mila infezioni in più solo in Africa Sub-Sahariana entro il 2030. Lo studio non ha preso in esame i Paesi ricchi dove comunque altri dati indicano le resistenze stabili se non in declino. La comparsa delle resistenze nei paesi poveri è da riferirsi in gran parte al fatto che i sieropositivi iniziano e poi interrompono la terapia per poi ricominciarla di nuovo.

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