Net Neutrality
16 Dicembre Dic 2017 1500 16 dicembre 2017

Addio Net neutrality, perché a rischio c'è la libertà di opinione

In Cina la censura è una forma di protezionismo. Ma favorire certi contenuti web su altri crea un'informazione e un'offerta culturale eterodiretta. Quello che può accadere ora in America.

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Pagine che si caricano molto lentamente, o non si caricano affatto. Applicazioni rallentate al punto di doverne scegliere altre. Simili, ma non le stesse. Piattaforme video che non forniscono l'offerta a cui vorresti accedere. È quello che succede normalmente per chi naviga all'interno dei confini della Cina continentale. Ed è quello che succederà anche negli Stati Uniti, dopo l'abolizione della net neutraliy.

TRA CENSURA E CONCORRENZA. Certo, il governo cinese lo fa principalmente per controllare l'informazione e la formazione dei suoi cittadini. Provate a digitare le parole sulla lista nera, a entrare nel sito del New York Times o ad accedere a Twitter dal territorio cinese. Il risultato sarà sempre lo stesso: “errore 404”, “pagina non trovata”. Ma è indubbiamente anche un forma di protezionismo economico con cui si sono avvantaggiate le aziende di it (information technology) cinesi a danno delle concorrenti straniere.

CON LE VNP SI BUCA L'INTRANET. La prova? La maggior parte dei ragazzi cinesi usa le vpn - sistemi che permettono di “bucare” l’intranet cinese per accedere a siti e applicazioni altrimenti bloccati sul suo territorio - per ragioni che non hanno nulla a che fare con la politica. Vogliono connettersi con i loro amici nel resto del mondo su Facebook o seguire le star di Hollywood su Instagram. O semplicemente accedere a servizi di scambio file, ai client di posta elettronica stranieri e pubblicizzare le loro aziende sui social media forti fuori dai confini nazionali.

Manifestazione in America contro l'abolizione della Net neutrality.

Ma anche così programmi e applicazioni che sono all'ordine del giorno in occidente, come per esempio Skype o WhatsApp, sono rallentati e il traffico dati è talmente basso che spesso non consente nemmeno l'invio di una foto o di un video. Social network come Facebook e Instagram sono addirittura bloccati. Non parliamo dei vari servizi offerti da Google.

SERVIZI MADE IN CHINA OBBLIGATI. Il risultato è che il cosiddetto Grande Firewall induce, quando non obbliga, gli utenti su territorio cinesi ad affidarsi ai servizi di aziende “made in China”: WeChat, Baidu, Meipai e tanti altri. Si favorisce così lo sviluppo di un ecosistema di social network, motori di ricerca, client di mail cinesi che, a fronte di un maggiore controllo, possono contare sulla posizione dominante su un mercato da 710 milioni di internauti. I competitor locali di Amazon, per fare l'esempio più scontato, si spartiscono senza concorrenza un giro d'affari che nel 2017 sfiorerà i mille miliardi di dollari. E che è destinato a crescere ancora negli anni a venire.

I provider di internet devono garantire che l'offerta sia paritaria per tutti i contenuti web. Ma in diversi Paesi europei non è così: per esempio in Svezia, Portogallo e Germania

La prima obiezione a questo incauto parallelo è che nei liberi e liberisti Stati Uniti una situazione di questo tipo non potrà mai avverarsi. Eppure ci sono già diverse situazioni nella stessa Europa che ci danno un assaggio di quello che succederà. In Svezia Telia Company AB, la più grande azienda di telecomunicazioni del Paese, offre accesso illimitato a Facebook, Spotify, Instagram e altre app di largo uso. Significa sfavorire i competitor esistenti e sicuramente non favorire la nascita di nuovi.

GRANDE LAVORO PER I TRIBUNALI. I tribunali locali stanno cercando di contrastare questa offerta proprio appellandosi alla legislazione europea sulla Net neutrality: i provider di internet devono garantire che l'offerta sia paritaria per tutti i contenuti web. In Portogallo però la Meo offre piani mensili con dati illimitati per l'uso di alcune applicazioni. Simile il caso dell'offerta StreamOn della tedesca Deutsche Telekom che permette un piano dati illimitati su alcuni servizi streaming, per esempio quelli di Netflix, ai danni delle concorrenti.

Cortei per la Net neutrality.

L'esempio delle compagnie telefoniche europee sarà presto realtà anche negli States. Ma attenzione perché, come dimostrato in Cina, il meccanismo una volta avviato può portare a risultati inattesi. Cosa succederà infatti se un'azienda di telecomunicazione offrirà piani in cui i dati della Cnn si caricheranno molto più lentamente di quelli di Fox News o non si caricheranno affatto? Tra un paio di settimane, per fare un esempio concreto, il più grande operatore via cavo degli Stati Uniti Comcast (che detiene la maggioranza del gruppo multimediale internazionale NbcUniversal) potrebbe decidere di bloccare il traffico dati di Netflix semplicemente per mettere i bastoni tra le ruote a un competitor.

ANCHE NEGLI USA SCELTE LIMITATE. Significa che aziende private avranno in mano l'offerta culturale e informativa del Paese, esattamente come in Cina è lo Stato a decidere cos'è meglio che i cittadini guardino e attraverso quali canali. Un rischio che negli Stati Uniti è elevato perché, a esclusione delle grandi città dove sicuramente sarà possibile scegliere il provider che offre il traffico dati che fa al caso nostro, altrove la scelta tende a essere estremamente limitata se non completamente senza alternative.

INFORMARSI SUGLI STESSI CANALI. Significa non solo che gli utenti si troveranno con un piano di navigazione che funziona diversamente a seconda dei siti che visitano ma che, in alcune zone del Paese, potrebbero essere costretti a informarsi tutti attraverso gli stessi canali. E un'informazione e un'offerta culturale eterodiretta è quella che in Cina si chiama propaganda. Senza tanti giri di parole.

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