Intelligenza Artificiale
1 Gennaio Gen 2018 1200 01 gennaio 2018

Intelligenza artificiale, che la politica si sia svegliata davvero?

Negli Stati Uniti si discute una proposta di legge per regolamentare software e algoritmi. Su impatti sociali, privacy, tecnologia ed etica. Perché l'urgenza di intervenire non poteva più essere ignorata.

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Molte persone già utilizzano, magari senza saperlo, strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Quasi tutti, probabilmente, ignorano invece l’assenza di leggi che ne regolano il funzionamento. Siamo circondati da norme assurde (per esempio in Alabama è illegale per un autista guidare bendato, in Francia è proibito chiamare un maiale "Napoleone", eccetera), ma non esistono direttive specifiche che regolano il funzionamento dei software per la guida autonoma dei veicoli né degli algoritmi che supportano le decisioni per stabilire le priorità di cura dei pazienti di un ospedale o la pre-selezione di potenziali candidati a un colloquio per un posto di lavoro.

SOCIETÀ IN TRASFORMAZIONE. Fortunatamente la politica pare aver finalmente percepito l’urgenza di legiferare anche in questo ambito. Il deputato repubblicano Pete Olson, uno dei componenti di un comitato di politici americani bipartisan (già questo farebbe notizia nel tormentato clima politico statunitense) che ha presentato una proposta di legge ora denominata “Future Artificial Intelligence Act”, ha dichiarato: «L’intelligenza artificiale ha il potenziale di trasformare la nostra società e, come legislatori dobbiamo pensare alle sue applicazioni».

Pete Olson, membro repubblicano della Camera dei rappresentanti. (Getty)

Quattro sono le aree che la nuova legge intende coprire:

  1. La prima si preoccupa degli impatti sociali, e in particolare degli effetti sull’occupazione e sulla riqualificazione dei lavoratori minacciati dalle tecnologie di intelligenza artificiale.
  2. La protezione della privacy rappresenta la seconda tematica da regolamentare. Un problema che è già emerso in campo informatico, ma che risulta ingigantito a causa della crescita esponenziale dei dati raccolti (si pensi alle informazioni memorizzate dai dispositivi Internet of things) e poi aggregati a fini di profilazione.
  3. La terza priorità punta a consolidare il dominio delle soluzioni di intelligenza artificiale statunitensi, ora minacciate dalle tecnologie che altri Paesi, soprattutto la Cina, stanno sviluppando a un ritmo preoccupante.
  4. Infine, il legislatore si occuperà di definire delle norme anche sul funzionamento degli algoritmi, per evitare che operino con pregiudizi, discriminando a priori persone, situazioni, contesti.

Non sarà facile trovare una risposta esaustiva a queste problematiche. Le possibili soluzioni vanno ricercate nell’intersezione, mutevole e conflittuale, tra tecnologia, profitto economico, politiche nazionali, atteggiamenti individuali e culturali. Una bella sfida, anche per politici più esperti e navigati.

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