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SCOPERTA
12 Gennaio Gen 2018 1900 12 gennaio 2018

Tumori al seno, il 'gene Jolie' non aumenta il tasso di mortalità

Uno studio condotto su quasi 3 mila donne dimostra che le probabilità di sopravvivenza sono le stesse di chi non lo possiede.

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Scoprire di avere la mutazione dei geni Brca può suonare come una condanna definitiva, come dimostrano i casi di Angelina Jolie e delle altre donne che arrivano a farsi asportare i seni preventivamente pur di allontanare il rischio, ma in realtà non è così. Per uno studio pubblicato su Lancet Oncology non c'è differenza tra la mortalità di chi sviluppa un tumore al seno e ha o no il Dna mutato, un'iniezione di speranza dati gli alti tassi di guarigione attuali.

LA STESSA MORTALITÀ IN ENTRAMBI I GRUPPI. Lo studio, coordinato dall'università di Southampton, ha esaminato i dati di 2.733 donne tra i 18 e i 40 anni che avevano avuto una diagnosi di tumore al seno, di cui il 12% aveva la mutazione. A 10 anni dalla diagnosi non erano sopravvissute al cancro 651 donne, e la mortalità è risultata uguale in entrambi i gruppi. Un terzo delle donne con la mutazione aveva optato per la doppia mastectomia, sottolineano gli autori, ma questo tipo di intervento non ha cambiato la probabilità di sopravvivenza.

«L'INTERVENTO NON VA FATTO SUBITO». «Questo ci dice che l'intervento radicale non deve essere fatto subito, insieme agli altri trattamenti» - sottolinea alla Bbc Diane Eccles, l'autore principale - «anche se probabilmente la mastectomia può dare benefici a lungo termine, 20 o 30 anni dopo la diagnosi iniziale». Le mutazioni dei geni Brca1 e Brca2 aumentano molto il rischio di sviluppare il tumore del seno, che può arrivare all'80%, spiega Fortunato Ciardiello, docente di Oncologia medica presso il dipartimento di Internistica clinica e sperimentale dell'università della Campania Luigi Vanvitelli , e rendono anche più probabile l'insorgenza precoce, molto prima dei 50 anni.

TUMORE CURABILE NEL 90% DEI CASI. «Scoprire di avere la mutazione instilla nelle donne una paura di sviluppare il cancro molto maggiore rispetto alle altre» - sottolinea Ciardiello - «e la reazione varia da un approccio più aggressivo, in cui si chiede la rimozione dei seni, a uno più conservativo, con uno screening più precoce e frequente. La consapevolezza dei risultati di questo studio potrebbe far propendere di più verso l'atteggiamento di 'vigile attesa', soprattutto tenendo conto del fatto che oggi il tumore al seno è curabile nel 90% dei casi. È importante dare un'offerta assistenziale multidisciplinare, con un counseling genetico ma anche una consulenza con esperti di psiconcologia». A rendere più difficile la scelta, spiega l'esperto, c'è anche la giovane età delle pazienti. «Spesso si tratta di donne di 20-30 anni, per cui una mastectomia può essere molto difficile, anche ad esempio in previsione di una gravidanza» - sottolinea Ciardiello, che è past president dell'Esmo, la società europea di oncologia medica - «per questo è importante che si conoscano bene tutte le alternative».

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