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14 Gennaio Gen 2018 1200 14 gennaio 2018

Foto dei minori, privacy e social network: come comportarsi

Genitori che postano le immagini dei figli. E possono così creare disagio o ledere le personalità. Rischiando multe di 10 mila euro in caso di contenziosi. Le regole per tutelare l'identità digitale.

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Esibiti al pari di trofei di caccia, sbattuti in prima pagina come i gangster degli Anni 30, ripresi sul vasino, mentre fanno il bagnetto, durante il cambio pannolino, senza mai pensare che anche i bambini, al pari e più degli adulti, meritano un po' di riservatezza. Il web pullula di foto dei nostri figli. Se finora i sociologi si erano preoccupati dell'uso distorto che gli adolescenti possono fare di internet e dei social network, i giudici, in più occasioni, si stanno invece occupando delle condotte irrispettose dei loro genitori.

RIMOZIONE E MULTA DI 10 MILA EURO. L'ultima sentenza in merito è stata quella del tribunale di Roma e ha fatto parecchio scalpore perché ha accompagnato all'ordine imperativo rivolto a una madre di rimuovere dal suo profilo Facebook tutte le foto del figlio 16enne anche una ammenda di 10 mila euro.

1. Cosa c'è in gioco: il diritto alla riservatezza e a vivere una infanzia serena

L'avvocato Giovanni Maria Ferrando del Foro di Imperia spiega: «Il principio giuridico espresso nell'ultima pronuncia, alla base del divieto e dell'ordine di rimozione delle foto pubblicate, deriva sia dall’articolo 96 della legge sul diritto d’autore (la 633/1941), la quale prevede che il ritratto di una soggetto non possa essere diffuso senza il suo consenso, sia dal decreto legislativo n. 196/2003 in materia di trattamento dei dati personali».

PER I MINORI TUTELA MAGGIORE. Scandisce il legale: «La fotografia è un dato personale e non può essere diffusa se non vi è l’autorizzazione dell’interessato. In più, i minori godono di una tutela maggiore che trova le sue basi nell'articolo 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York il 20 novembre 1989».

2. Il ruolo dei genitori: non vuole dire essere “proprietari” del figlio

Contrariamente a quanto alcuni potrebbero credere, il ruolo genitoriale non ha nulla a che vedere con il diritto di proprietà sui figli, come ricorda l'avvocato Ferrando: «Gli articoli 147 e 357 del codice civile impongono a chi esercita la potestà genitoriale un dovere di cura e di educazione nei confronti dei figli che oggigiorno può essere esteso anche al corretto uso dell’immagine del minore».

I GIUDICI POSSONO INTERVENIRE. I genitori, dunque, «se disattendono questi doveri, possono essere richiamati dal giudice e la recente giurisprudenza mostra proprio una crescente esigenza di tutela».

3. Una giurisprudenza recente ma costante: così si combatte il fenomeno

Il caso portato agli onori della cronaca dal tribunale di Roma non è infatti isolato: «Il 19 settembre 2017 il tribunale di Mantova ha ordinato a una madre di non inserire sui social network le foto dei figli e di rimuovere contestualmente quelle già pubblicate. Nel 2013 il tribunale di Livorno aveva prescritto la disattivazione di un profilo Facebook aperto dai genitori a nome della figlia minore imponendo l’eliminazione delle foto dal suo profilo».

ANCHE NELLE CONDIZIONI DI DIVORZIO. «In più, ultimamente, le disposizioni regolatrici la gestione pubblica dell’immagine dei minori vengono inserite anche nelle condizioni di separazione e divorzio», precisa il legale, che chiosa: «Risulta pertanto evidente che, anche se nel nostro Paese non esiste alcuna legge apposita, negli ultimi anni le sentenze si sono mosse tutte nella medesima direzione: tutelare il minore dai rischi di una sovraesposizione sui social».

4. I social non sono dei “caro diario”: possono creare disagio

La notizia della sentenza romana che, come ricordato, accompagna l'ordine di rimuovere le immagini del figlio a una ammenda da 10 mila euro in caso di inottemperanza, avrà impensierito tutti quei genitori che sbandierano, forse con troppa leggerezza, le foto di famiglia. È ancora possibile pubblicarle o si rischia di essere trascinati in udienza dal proprio pargolo?

CASO CONSIDERATO TRAVAGLIATO. «Il caso finito sotto il cono d'ombra dei media è in realtà più complesso di come è stato riportato», precisa l'avvocato Ferrando. «Oltre a esserci in ballo la delicata questione della privacy del minore, c'era anche una storia famigliare travagliata, con tanto di separazione, e un genitore che pubblicava sistematicamente fatti privati su Facebook, creando disagio al 16enne che ha preferito proseguire gli studi in America così da allontanarsi dal proprio contesto sociale ormai inquinato da faccende private divenute di pubblico dominio».

BUON SENSO VENUTO A MENO. Insomma in quest'ultimo caso il giudice è intervenuto supplendo il buon senso dell'adulto, venuto meno, per ricordare che i social network non sono dei “caro diario”: sono pubblici, non ci permettono di avere il pieno possesso e controllo delle informazioni che decidiamo di condividere e, soprattutto, non dimenticano mai nulla, rischiando di dissotterrarle nei momenti meno opportuni, anche dopo anni.

5. Pubblicare si può, ma con criterio: danni spesso inimmaginabili

«Prima di pubblicare forsennatamente foto dei propri figli», ammonisce l'avvocato Ferrando, «bisognerebbe ricordarsi che, in quanto minori, godono di un diritto alla privacy rafforzato rispetto agli adulti e hanno soprattutto bisogno di crescere senza turbamenti data la loro particolare condizione».

RIMOZIONE NON SUFFICIENTE. Inoltre, ricorda il legale: «Quando pubblichiamo qualcosa sui social non abbiamo certezza di chi è “all'ascolto”: quelle immagini innocenti potrebbero per esempio finire su siti pedopornografici e la tecnologia attuale consente, in un secondo, di scaricare la medesima fotografia in milioni di computer, perciò la rimozione non è sufficiente per riparare a un danno che spesso ha portata inimmaginabile».

IMMEDESIMARSI NEL BAMBINO. Tuttavia, nel caso in cui tali raccomandazioni non bastino e si voglia pubblicare ugualmente qualche allegro quadretto famigliare: «Occorrerebbe anzitutto il consenso di entrambi i coniugi, così da evitare liti future», precisa l'avvocato Ferrando. «Secondariamente, sarebbe necessario immedesimarsi nel proprio bambino e chiedersi se le immagini o le informazioni che stiamo condividendo possano in qualche modo ledere la sua personalità».

CONTROLLO DEI COMMENTI. Insomma «non è una semplice chiacchierata tra amici o genitori, siamo sul web e chiunque può “origliare”, anche perfetti estranei o suoi coetanei. In più, bisogna anche farsi carico del controllo dei commenti, così da rimuovere prontamente eventuali giudizi inappropriati».

6. Il caso francese: si rischia la reclusione o multe fino a 45 mila euro

La questione non riguarda solo l'Italia, ma sta impegnando le corti di tutta Europa, con risposte più o meno punitive per i genitori che ancora non comprendono la pericolosità di internet: «In Francia mamma e papà che non rispettano la privacy del proprio pargolo rischiano la prigione. Nello specifico un anno di detenzione o una ammenda da 45 mila euro. Non esiste ancora un reato ad hoc ma i giudici hanno ovviato applicando l'art. 226-1 del codice penale», illustra il legale.

VICENDA DELLA 14ENNE IN AUSTRIA. «In Austria», continua l'avvocato Ferrando, «ha fatto parlare di sé il caso di una ragazzina che a 14 anni si è resa conto che i suoi genitori avevano pubblicato decine e decine di sue fotografie che la ritraevano, bambina, in momenti privati. Al rifiuto dei genitori di rimuoverle ha atteso la maggiore età e li ha trascinati in giudizio. Anche la normativa austriaca prevede multe dell'ordine di svariate migliaia di euro».

7. Identità digitale: è una e ci segue per tutta la vita

Questi casi ribadiscono un concetto su cui da tempo giudici e sociologi insistono: internet non è un giocattolo e la nostra identità digitale, ormai, è una emanazione di quella reale. Il nostro profilo Facebook, Instagram o Twitter non differisce insomma da quello che un tempo era considerato “l'onore” o il “decoro” della persona.

IL WEB NON DIMENTICA NULLA. Si tratta di pagine pubbliche, che vengono consultate tanto dai nostri amici, quanto da possibili datori di lavoro e contribuiscono, parimenti al nostro aspetto, alla nostra educazione e al nostro comportamento in società, a creare una immagine pubblica di noi stessi. Immagine che può essere deteriorata persino con maggiore facilità rispetto a quanto avviene nella vita di tutti i giorni perché, mentre la memoria delle persone a volte è corta, il web ha la cattiva abitudine di non dimenticare mai nulla.

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