Scimmie
24 Gennaio Gen 2018 1824 24 gennaio 2018

Cina, due scimmie clonate con la tecnica della pecora Dolly

È la prima volta che accade per un primate. Nuovi scenari per ridurne l'utilizzo in laboratorio. E più possibilità di individuare la causa di molte malattie.

  • ...

Si chiamano Zhong Zhong e Hua Hua le prime due scimmie al mondo clonate con la tecnica della pecora Dolly. La loro nascita, avvenuta rispettivamente otto e sei settimane fa, è stata annunciata sulla rivista Cell dall'Istituto di neuroscienze dell'Accademia cinese delle scienze a Shanghai e apre alla possibilità di ridurre il numero di primati usati nella sperimentazione animale.

LA STESSA TECNICA DI DOLLY. La svolta arriva 19 anni dopo la prima clonazione di un primate, la femmina di macaco Tetra, ottenuta negli Stati Uniti con la scissione dell'embrione, una tecnica che imita il processo naturale all'origine dei gemelli identici. Zhong Zhong e Hua Hua sono invece gli unici primati clonati con la tecnica di Dolly, cioè il trasferimento del nucleo di una cellula dell'individuo 'da copiare' in un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo.

FALLITI TUTTI I TENTATIVI PRECEDENTI. Finora ogni tentativo sulle scimmie era fallito perché i nuclei delle loro cellule differenziate contengono geni che impediscono lo sviluppo dell'embrione. I ricercatori cinesi li hanno riattivati con interruttori molecolari ad hoc.

CRITICHE DAL VATICANO. L'esperimento è stato però duramente criticato dal cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della pontificia Accademia per la vita. Si tratta, ha detto Sgreccia, di una «minaccia per il futuro dell'uomo. Sulla clonazione animale ad oggi il Vaticano non si è pronunciato con una condanna esplicita, c'è da sperare che entri in gioco la responsabilità degli scienziati». Tuttavia, ha avvertto il porporato esperto di bioetica, «c'è il fortissimo rischio che la clonazione della scimmia possa essere considerato come il penultimo passo, prima di arrivare alla clonazione dell'uomo, evento che la Chiesa non potrà mai approvare». Anche secondo il genetista e direttore scientifico dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Bruno Dallapiccola, la «vita umana non può essere attivata artificialmente. Si riaccende drammaticamente un problema etico. Siamo alla vigilia di una possibilità teorica di clonare anche l'uomo».

«Questa tecnica consente per la prima volta di generare numerosi esemplari di primati geneticamente omogenei fra loro», ha spiegato Giuliano Grignaschi, responsabile del benessere animale presso l'istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri e segretario generale di Research4life. «Ciò» - ha detto - «permetterà di ottenere risultati sperimentali più affidabili e facilmente riproducibili: riducendo la variabilità e l'errore statistico si ridurrà anche il numero di campioni necessari per fare le misure e, di conseguenza, il numero di animali sacrificati per ogni singolo esperimento».

AL MASSIMO QUATTRO CLONI PER VOLTA. La svolta, come detto, arriva 19 anni dopo la primissima clonazione di un primate, la femmina di macaco Tetra, ottenuta nel 1999 nei laboratori dell'Oregon Health and Science University grazie alla scissione dell'embrione, una tecnica che imita il processo naturale all'origine dei gemelli identici (monozigoti). Siccome questa procedura consente di generare al massimo quattro cloni per volta, molti in passato hanno provato a usare la tecnica impiegata nel 1999 per la pecora Dolly, che permette di creare un numero maggiore di cloni attraverso il trasferimento del nucleo di una cellula dell'individuo 'da copiare' all'interno di un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo.

I DUE CUCCIOLI IN OTTIMA SALUTE. A differenza di quanto accaduto con altri mammiferi, come topi e bovini, nelle scimmie ogni tentativo era fallito, perché nei nuclei delle loro cellule differenziate sono presenti dei geni 'spenti' che impediscono lo sviluppo dell'embrione. I ricercatori cinesi sono riusciti per la prima volta a riattivarli grazie a 'interruttori' molecolari creati ad hoc, aggiunti dopo il trasferimento del nucleo. La percentuale di successo è stata poi ulteriormente aumentata prelevando il nucleo da cellule fetali invece che da cellule di esemplari adulti. A coronare tre anni di studi ed esperimenti sono poi arrivati i piccoli macachi Zhong Zhong e Hua Hua, il cui nome deriva dal termine cinese 'Zhonghua' con cui si indica il Paese del dragone. Al momento i due cuccioli godono di ottima salute e crescono in modo normale: il loro sviluppo fisico e cognitivo verrà continuamente monitorato, in attesa che nel laboratorio di Shanghai vengano alla luce anche altre scimmie 'fotocopia'.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso