Bitcoin Silicon Valley
4 Febbraio Feb 2018 1800 04 febbraio 2018

Perché la Silicon Valley ha perso il treno criptovalute

Manager e capitali di ventura guardano con sospetto a bitcoin, Ico e alla tecnologia che c'è dietro. Facebook prova a recuperare terreno, ma la nuova frontiera dell'innovazione ormai parla cinese. Il quadro.

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Alla fine di gennaio 2018 Facebook ha annunciato che vieterà le pubblicità di criptomonete e Ico, le offerte iniziali di valuta, che negli ultimi tempi hanno messo in allarme le banche centrali di mezzo mondo. La Cina le ha vietate e ha posto dei limiti anche alle piattaforme di scambi; in Russia c'è una dialettica serrata tra il ministero delle Finanze - che ha da poco presentato un piano per regolare le Ico, il mining e il trading, il Digital assets regulation bill - e la Banca centrale contraria alla legalizzazione del trading. In Europa alcuni Stati nazionali chiedono una stretta sulle criptovalute, ma Mario Draghi, capo della Banca centrale europea (Bce), a settembre del 2017 ha chiarito che l'Eurotower non ha nessun potere di «proibire o regolamentare le valute».

BOLLA, TRUFFA O FUTURO? I bitcoin sono stati i grandi protagonisti del 2017 finanziario: il loro valore ha continuato a salire fino a sfiorare i 20 mila dollari prima di Natale per poi crollare sotto quota 11 mila. «È una bolla basata su una incomprensione e non è una valuta», ha tuonato il finanziere re della speculazione George Soros dal palco di Davos, dando voce alle paure che agitano i sonni della grande finanza internazionale. Prima di lui era stato il ceo di Jp Morgan, Jamie Dimon, a definire i bitcoin «una truffa», salvo poi ricredersi.

Ico: cos'è e come funziona il finanziamento delle monete digitali

Serve a raccogliere fondi per il lancio di cripto-valute sul modello di bitcoin. Ma si tratta di un investimento ad alto rischio. Dietro cui, a volte, si nascondono truffe. Il fenomeno spiegato in punti. "Le Initial coin offering (Ico) sono la maggiore truffa di sempre".

Dimon è un ragazzo sveglio e sa che su questo terreno la psicosi collettiva non aiuterà a capire il fenomeno né a bloccarne gli sviluppi né tantomeno a evitare degenerazioni. La bolla speculativa sui bitcoin c'è, è vero, il rischio che diventino strumenti di attività illecite pure, ed è comprensibile che le istituzioni finanziarie internazionali se ne preoccupino.

UNA RIVOLUZIONE PER LA RETE. Ma, anche tralasciando il fatto che il bitcoin non è l'unica criptomoneta in circolazione e valute come Ethereum e Ripple stanno conquistando posizioni sulla rete internazionale, quello che non si può perdere di vista è la tecnologia alla base dei bitcoin, la blockchain, che è destinata a cambiare il modo in cui concepiamo e usiamo la Rete. E allora perché l'innovatore Mark Zuckerberg sembra volersi tenere alla larga dalla nuova frontiera dell'innovazione? È diventato conservatore?

Oltre Bitcoin: Ethereum, la moneta digitale che piace alle banche

All'ombra della creatura di Nakamoto, un'altra cripto-valuta (meno anarchica) ha aumentato il suo valore di 100 volte in un anno. Jp Morgan e Microsoft puntano sul suo successo. Ma l'affidabilità resta un'incognita. Le scommesse su Bitcoin sono aperte: l'11 dicembre al Chicago Board Options Exchange sono sbarcati i primi future.

Le ambiguità e i piani di Zuckerberg: una tecnologia «da approfondire»

In realtà le cose potrebbero andare proprio nella direzione contraria. Facebook ha motivato il divieto sostenendo di non voler prestare il fianco alle truffe, anche se non è chiaro se il ban riguarderà tutte le società che offrono servizi legati alle criptomonete, pure quelle serie e affidabili, oppure no.

POTERE NELLE MANI DELLE PERSONE. Ma la decisione del colosso di Menlo Park arriva a poche settimane dal post di inizio anno con cui lo stesso Zuckerberg elencava tra i suoi propositi «approfondire e studiare gli aspetti positivi e negativi di queste tecnologie e il modo migliore di usarle nei nostri servizi», ossia della crittografia, delle criptovalute, della blochchain, tecnologie «che tolgono il potere dalle istituzioni centrali e lo rimettono nelle mani delle persone. Ma con il rischio che siano ancora più difficili da controllare».

Mark Zuckerberg.

È stata la prima volta che l'amministratore delegato di una grande compagnia tecnologica della Silicon Valley ha ammesso di star studiando la possibile applicazione della blockchain alla sua piattaforma. Per Facebook potrebbe significare un cambiamento radicale. In teoria una Rete decentrata come la blockchain potrebbe consentire al colosso californiano di coronare il suo progetto più ambizioso, superare la muraglia cinese, entrare in mercati dov'è censurato come la Cina appunto o l'Iran.

AZIENDE COME TENCENT SONO GIGANTI. Ma potrebbe rappresentare anche il viatico per tornare a essere competitivo nel mercato dei pagamenti peer to peer da mobile, dove aziende come Tencent sono diventati dei giganti, pensiamo a WeChat, e delle fintech lanciando un suo progetto o comprandone di nuovi. Una cosa è certa: il tempo corre velocissimo, e dall'altra parte del mondo c'è chi ha già capito che la blockchian è una delle nuove frontiere tecnologiche più promettenti. In Cina, infatti, nonostante la stretta governativa sui bitcoin, il numero di grandi aziende impegnate in ricerca e sviluppo sulle blockchain cresce a ritmi vertiginosi e lo Stato non sta a guardare.

Il Bitcoin e i suoi fratelli: manuale di autodifesa dalla cripto-valuta

Infine, non è semplice prelevare. C'è gente che per oltre due settimane ha tentato di ritirare la somma che avrebbe guadagnato senza riuscirci. Sostanzialmente, il conto in questione non permetteva di prelevare la posta. La risposta diplomatica dell'exchange faceva riferimento a fantomatiche verifiche legali da effettuarsi da parte del Compliance department e che a breve il denaro richiesto in prelievo sarebbe stato inviato.

La sfida dei cinesi sulle blockchain: investiti 30 miliardi di dollari in sette anni

Il colosso Wanxiang Group, tanto per fare un esempio. Dopo aver stanziato 50 milioni di dollari per finanziarie lo sviluppo di applicazioni blockchain nel 2015, l'anno successivo la società ha annunciato un mega-investimento da 30 miliardi di dollari in sette anni per dare vita a una cittadella dell'innovazione concentrata proprio sulla blockchain, nove chilometri quadrati e una popolazione prevista di 90 mila persone a Hangzhou, Est della Cina, a caccia dei migliori sviluppatori di blockchain al mondo.

PARTNERSHIP DI RICERCA CON INTEL. Ad aprile del 2017 Alibaba ha fatto lo stesso annunciando la nascita della “Blockchain Valley” nel quartier generale della società sempre a Hangzhou. Un'altra azienda, la Jd, già usa la tecnologia blockchain per tracciare la distribuzione alimentare nei supermercati di Pechino; Tencent ha da poco annunciato una partnership di ricerca con Intel per sviluppare un sistema sicuro di blockchain per l'Internet of Things; China UnionPay lavora a un sistema blockchain per connettere gli Atm.

Bitcoin, il trading nel mirino della Cina

La Cina ha messo nel mirino siti web e app che offrono servizi simili alle piattaforme di scambio delle criptovalute. L'obiettivo di Pechino, secondo Bloomberg, è bloccare agli investitori cinesi l'accesso domestico e alle piattaforme offshore di moneta virtuale che consentono scambi centralizzati.

La stessa banca centrale cinese, nonostante il divieto di Ico, ha assoldato esperti di blockchain per sviluppare una sua criptomoneta (così ha fatto la banca centrale russa) mentre la China Academy of Information and Communications Technology (Caict), un centro di ricerca legato al ministero dell'Industria e dell'Informazione Tencologica, ha lanciato un fondo per lo sviluppo del settore: Trusted Blockchain Open Lab.

SOVRASTANTE AMBIZIONE DI PECHINO. Garrick Hileman del centro studi sulla finanza alternativa di Cambridge ha fotografato questo fermento spiegando a Quartz che le aziende cinesi «non solo si stanno muovendo più velocemente» su questo terreno, ma che «le dimensioni della loro ambizione blockchain sovrastano tutto quello che possiamo osservare in altre parti del mondo».

QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Mentre il mondo imprenditoriale cinese «si prepara per la Quarta rivoluzione industriale, costruita su su piattaforme blockchain, inarrestabili e non hackerabili», ha scritto l'analista Layla Dong della Blockshine Communication in un intervento per il World Economic Forum, "le linee guida" del governo puntano a stabilire una formula che «consenta agli esperti di blockchain di lavorare con una massa critica di grandi aziende tecnologiche e di big data, favorendo così l'integrazione della blockchain in industrie chiave per i piani di sviluppo industriale della Cina».

La Silicon Valley.

La Silicon Valley ha perso il treno? I dubbi degli smart guys

E la Silicon Valley, la patria dell'innovazione tecnologica occidentale, resta a guardare rischiando di perdere il treno dell'innovazione futura? Qualche mese fa Chris Kitze ha scritto su Medium un post molto interessante anche se di “parte”. Kitze è il presidente di Alphabit Digital Currency Fund, un fondo che investe in monete digitali e racconta di aver partecipato a un incontro di startupper a San Francisco, uno delle decine che si tengono ogni settimana nella valle, e che solo 10 persone su 200 presenti tra sviluppatori, avvocati e manager avevano ammesso di possedere bitcoin o altre criptomonete.

SETTORE DINAMICO DELL'INNOVAZIONE. Bitcoin, Ethereum, Ripple sono ormai in circolazione da tempo, vengono usate da sempre più persone, la tecnologia su sui si basano attrae governi e investimenti: come mai, si chiede Kitze, gli smart guys della Silicon Valley sembrano quasi temerli e come mai - soprattutto - i capitali di ventura che hanno consentito a Apple, Facebook o Google di diventare i colossi che sono oggi finora si sono tenuti alla larga da un settore così dinamico dell'innovazione?

Il futuro del Bitcoin dopo l'ultimo crollo

La cripto-valuta è stata data per morta 235 volte in 10 anni. Ma s'è sempre rialzata. E la stretta delle autorità nazionali, da cui è scaturito il martedì nero, può segnare un punto di svolta. Migliorando l'affidabilità del mercato. Il 16 gennaio è stato il martedì nero delle cripto-valute.

Una ragione, dice Kitze, è certamente l'incertezza regolatoria e fiscale che circonda le criptovalute, ma l'altra riguarda una questione più profonda, un cambio radicale di paradigma: la decentralizzazione. Scrive Kitze: «Se raggiungessero il loro pieno potenziale le criptovalute potrebbero spazzare via gran parte dell'intero settore del capitale di rischio: perché un Venture Capital dovrebbe quindi finanziare la propria scomparsa e perdere il controllo sulle società che finanzia?».

LA SFIDA È APPENA COMINCIATA. Le Ico più di successo hanno hanno raccolto decine di milioni in pochissimo tempo. «Questo approccio di finanziamento presenta numerosi ed enormi vantaggi rispetto ai finanziamenti tradizionali tramite vendite di azioni e capitale di rischio». La sfida è appena cominciata.

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