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10 Febbraio Feb 2018 1500 10 febbraio 2018

L'auto elettrica, tra invenzioni "fiabesche" e un presente difficile

In Olanda arriva il primo modello biodegradabile di Disneyana memoria. Ma i numeri parlano di un mercato che stenta a decollare. Ecco come stanno le cose, dalla Cina all'Europa.

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La zucca trasformata in carrozza sembra l’ingrediente di una favola evergreen d’altri tempi. Eppure, l’idea di un ortaggio usato per un mezzo di trasporto deve aver ispirato un gruppo di studenti olandesi che si sono inventati la prima auto elettrica biodegradabile formata da materiali di origine vegetale. Lina – così si chiama la trovata del manipolo di ventenni dell’Università di Tecnologia di Eindhoven – a basso impatto ambientale, pensata per avere un telaio creato da una combinazione di materiali e plastiche a base bio, ha riscosso l’attenzione della stampa internazionale: «Il bio composito», ha dichiarato Yasmin Amel Gharibdel del team TuEcomotive, «è fatto di lino, una pianta che può essere coltivata in qualsiasi clima temperato. L’anima a nido d’ape è invece prodotta a partire dall’acido polilattico, una bioplastica ricavata interamente da barbabietole da zucchero».

ORIZZONTE 2040. Orizzonte fantastico o sperimentazione concretissima in cerca di nuove strade per l’automotive di domani? Quel che è certo è che la riflessione sulla mobilità elettrica o e-mobility in molte parti del mondo è sempre più promettente, guardata con interesse da ambientalisti e non solo, entrata a pieno titolo da tempo nella vasta famiglia della “mobilità sostenibile”, con cui – secondo il World Business Council for Sustainable Development – si intende «dare alle persone la possibilità di spostarsi in libertà, comunicare e stabilire relazioni senza mai perdere di vista l’aspetto umano e quello ambientale, oggi come in futuro». In concreto però, nonostante i segnali incoraggianti, l’auto elettrica gode effettivamente di buona salute? Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’energia (Iea), non sembrerebbe molto, visto che entro il 2030 toccheranno appena quota 10% i veicoli elettrici rispetto all’intero parco auto mondiale. Bisogna attendere “solo” il 2040 per avere numeri di tutto rispetto: le stime prevedono per quella data più di 700 milioni di auto elettriche in circolazione.

La Cina, tuttavia, mostra di avere un altro passo in fatto di ecologia su quattro ruote: è il 2019 l'orizzonte temporale entro il quale, per il governo di Xi Jinping, la produzione di automobili elettriche dovrebbe attestarsi a un minimo di 10%, per raddoppiare entro il 2025. E il Dragone è all’avanguardia anche rispetto agli autobus elettrici visto che già nel 2015 disponeva già di 170 mila mezzi elettrici circolanti. E nella sola Shenzhen (12 milioni di abitanti) si contano attualmente ben 16 mila bus elettrici. Ma per il trasporto elettrico pesante non c’è solo il mercato asiatico. Diverse sono le grandi città che nel mondo vedono da tempo circolare bus elettrici: da Los Angeles a Copenhagen, da Parigi a Londra, da Città del Messico e Città del Capo fino a Milano, Barcellona, Quito, Vancouver, Auckland, Seattle. Nella sola Europa entro il 2025 sono previsti 6.100 nuovi autobus elettrici a portare un tocco green in molte città del Vecchio Continente. Numero che si va ad aggiungere ai già oltre 1.300 autobus elettrici, fra quelli in circolazione e quelli in fase di realizzazione. Per avere il punto sul trasporto elettrico in Europa basta consultare ZeEUS eBUs Report.

LA NORVEGIA INDICA LA VIA. In Giappone, una grande casa automobilistica come la Nissan sta testando nel frattempo l’autobus elettrico “Yoka Eco Bus”, grazie anche alla collaborazione della Kumamoto University, con l’obiettivo dichiarato di standardizzare la produzione di autobus elettrici forti anche dell’esperienza maturata nel settore. In fatto di mobilità elettrica, a fare scuola è senza dubbio la Norvegia, che con le vetture eco ha tagliato l’invidiabile traguardo di più delle metà delle auto vendute. E a partire dal 2025 il Paese scandinavo noto soprattutto per la pesca e lo sci si appresta a dire stop a benzina e diesel: da lì in poi si prevedono in commercio soltanto mezzi elettrici ed ibridi (che costituiscono già il 52% delle immatricolazioni del 2017, secondo i dati forniti dalla Norwegian Road Federation). Un esempio seguito a ruota dall’Olanda, che scommette tutto sull’auto elettrica entro il 2025; e da Francia e Regno Unito, che puntano a dire basta a benzina e diesel dal 2040.

UNA RETE PANEUROPEA. Se per l’affermazione dell’auto elettrica molto si deciderà nel giro dei prossimi due decenni, nell’immediato gli sforzi di diversi produttori di auto si stanno concentrando, come è prevedibile, sull’efficienza dei tempi di ricarica delle vetture, vista la relativamente scarsa autonomia delle auto elettriche e la conseguente difficoltà di coprire lunghe percorrenze. Per questo, è nata per esempio Ionity, una rete di ricarica paneuropea che prevede più di 400 stazioni di ricarica fra Germania, Norvegia e Austria entro il 2020. Mentre in Islanda, che come diffusione rispetto alla popolazione, con 5 mila auto elettriche circolanti, si piazza subito dietro alla Norvegia, si parla già di un piano di allargamento della rete di ricarica alimentato per mezzo delle fonti rinnovabili. Se questo è lo scenario, da parte sua Lina, 310 chilogrammi e dalla carrozzeria creata con una plastica ricavata dalle barbabietole da zucchero e da fogli di lino – unici pezzi non bio: ruote e sistemi di sospensione – ha contribuito a spostare un po’ più in là la ricerca sui materiali per l’automotive “da favola” di domani. Cenerentola permettendo.

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