Modem
13 Febbraio Feb 2018 1128 13 febbraio 2018

Modem libero: il regolamento Ue e l'anomalia italiana

La normativa europea libera i clienti dal dovere accettare i dispositivi della compagnia telefonica alla quale si abbonano. Ma il nostro Paese non l'ha recepita. E le aziende fanno resistenza. La battaglia.

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Nonostante nella vulgata della politica italiana l'Unione europea rappresenti un insieme di burocrati capaci solo di spillare soldi ai contribuenti e imporre norme poco comprensibili, occorre ammettere che molte leggi, soprattutto quelle a tutela del consumatore, provengono proprio da Bruxelles. Anche se poi faticano a imporsi nel nostro Paese.

NORMA PROMULGATA DA UN PO'. Una di queste è il regolamento Ue 2015/2120 che libera i clienti residenziali di servizi internet dall'onere di dovere accettare il modem della compagnia telefonica alla quale si abbonano. La norma, come si intuisce dal suo codice identificativo, è stata promulgata da un po', ma in Italia nessuno è ancora riuscito ad attuarla.

1. Interviene l'Agcom: un mese di tempo agli attori del mercato

L'inerzia del legislatore italiano ha così spinto l'Autorità per le comunicazioni ad avviare un processo che la porterà, dopo una fase istruttoria, a formulare un provvedimento vincolante.

ISTANZA DA MOTIVARE. Ma la road map tracciata dall'Agcom non è così veloce e nemmeno sgombra da ostacoli, come vedremo. Per prima cosa, l'authority ha dato un mese di tempo agli attori del mercato (gli operatori di telefonia, i produttori di modem e router, le catene di distribuzione, le associazioni dei consumatori, e anche i semplici clienti, si può cliccare qui per partecipare) per motivare le proprie istanze.

OSTACOLI TUTTI ITALIANI. Raccolti i pareri di tutti, il garante esprimerà il suo giudizio in un provvedimento che dovrà essere conforme al codice delle comunicazioni elettroniche e al regolamento europeo in materia di libero accesso a un'internet aperta. La speranza è quella di vedere finalmente attuata la norma comunitaria ma, sul fronte italiano, si presentano alcuni ostacoli eccezionali.

2. Le istanze dei consumatori: costa troppo e non è così performante

In sé il concetto di tandem (abbonamento più modem fornito dall'operatore) non è deprecabile: l'azienda mette a disposizione ogni strumento affinché l'utente non troppo esperto possa, una volta sottoscritto il contratto, connettersi senza problemi.

NESSUN ONERE PER IL CLIENTE. Il cliente non deve quindi preoccuparsi di nulla: non ha l'onere di andare in un negozio, districarsi nella distinzione tra "router" e "modem", imparare ad addomesticare termini astrusi come "dual band", "GigaHertz" o sigle alfanumeriche tipo "802.11ac". In più, in caso di mal funzionamento dell'apparecchio, l'operatore cui si è abbonati garantisce un servizio di pronta assistenza.

MA GLI "ESPERTI" SI LAMENTANO. I problemi sorgono quando il cliente mastica di elettronica e sa bene che, spesso, il modem fornito dalle aziende all'attivazione del servizio non garantisce le prestazioni di altri presenti sul mercato, quindi preferisce fare da sé. Anche perché i modem delle compagnie telefoniche vengono non di rado concessi in abbonamento, con una curiosa formula di comodato oneroso: pochi euro a bolletta che, se sommati, diventano una cifra importante capace di spingere l'abbonato all'acquisto di un apparecchio più performante. Ecco perché il tandem dovrebbe essere una opzione e non un obbligo contrattuale.

3. La replica delle aziende: fa parte della nostra rete

L'avvocato Giovanni Maria Ferrando del Foro di Imperia dichiara a Lettera43.it: «Ho verificato personalmente che con certi operatori è difficile riuscire a imporsi e ottenere il diritto a usare un modem di proprietà, perché adducono come scusa l'incompatibilità di altri modelli con i servizi offerti».

QUESTIONE DI DEFINIZIONE. E ancora: «Finora in Italia la partita si è giocata tutta sulla definizione di “apparecchiatura terminale” come dicono le aziende della telefonia», spiega il legale. «Questo, forti del fatto che il ministero dello Sviluppo economico ha risposto che “se l’obbligo di utilizzare un modem o un router specifico scaturisce da una effettiva esigenza tecnica, detta apparecchiatura dev’essere considerata un apparato della rete dell’operatore e non un modem o un terminale dell’utente e quindi non è soggetta alle disposizioni della direttiva 2008/63", relativa alla concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni», illustra l'avvocato Ferrando.

UNA PARTITA GIÀ VINTA? Insomma, le aziende distolgono l'attenzione dall'imposizione dell'apparecchio per focalizzarla sulla definizione di modem: se riuscissero a sostenere che fa parte della propria rete e non è liberamente acquistabile dagli utenti (come non lo sono, per esempio, i cavi posati che arrivano nelle nostre case), la partita per loro sarebbe vinta senza nemmeno la necessità di scendere in campo.

4. L'unicum italiano: è in casa, ma per gli operatori è di loro proprietà

Con ogni probabilità, la futura decisione dell'Agcom verterà proprio su questo punto, come puntualizza l'avvocato Ferrando: «Occorrerà capire se il modem che ti rilasciano risulta davvero necessario per il corretto funzionamento della rete, come sostengono i colossi del settore».

NON SAREBBE UN "TERMINALE". Perché se fosse così, «anche se è posta all’interno dell’abitazione dell’utente, questa apparecchiatura non può essere considerata “terminale”, come la definisce il regolamento europeo, ma apparato facente parete della rete». Una distinzione non da poco perché, oltre a essere imposta, chiosa l'avvocato, «l'utente non può sostituirla, aggiornarla e neppure pretenderne le credenziali di accesso».

5. Eppure in Europa non è così: si parla di libera scelta dell'utente finale

Tutto ciò in netto contrasto con il Regolamento europeo che, in merito, non fa discernimenti di sorta e recita: «Gli utenti finali hanno il diritto di accedere a informazioni e contenuti e di diffonderli, nonché di utilizzare e fornire applicazioni e servizi e utilizzare apparecchiature terminali di loro scelta, indipendentemente dalla sede dell’utente finale o del fornitore o dalla localizzazione, dall’origine o dalla destinazione delle informazioni, dei contenuti, delle applicazioni o del servizio, tramite il servizio di accesso a Internet».

IN GERMANIA SONO INTERVENUTI. E in effetti se l'Agcom si lasciasse persuadere dalla tesi degli operatori la situazione italiana rappresenterebbe un unicum europeo: in Germania, per esempio, il parlamento ha votato una legge di ratifica del regolamento Ue fin dal 2016 e agli operatori non è restato altro da fare che adeguarsi.

6. La battaglia politica di Ivan Catalano: Davide contro Golia

Quella per la libertà del modem è una battaglia che parte da lontano. Soprattutto nel Vecchio continente. Eppure in Italia il parlamento si è quasi totalmente disinteressato della faccenda nonostante potrebbe fare risparmiare molti soldi a tutte le famiglie connesse. Tant'è che diversi utenti si sono raccolti attorno all'associazione Modem Libero particolarmente attiva sui social (le loro istanze sono riconoscibili dall'hashtag #modemlibero).

DEPOSITATE DUE INTERPELLANZE. Nelle aule parlamentari, invece, soltanto Ivan Catalano di Civici e Innovatori si è distinto in questa legislatura per il deposito di due interpellanze (di cui una rivolta al ministro Carlo Calenda) nelle quali chiedeva «una legge che attribuisca ad Agcom poteri sanzionatori severi per le condotte non conformi al regolamento da parte degli Internet service provider».

AUTORITÀ CON LE ARMI SPUNTATE. «Questi», scriveva l'onorevole sul suo blog nell'aprile 2017, «continuano infatti a non voler fornire i parametri di accesso per la configurazione di modem/router agli utenti». Del resto, come fa notare Catalano, che senso ha avere una Autorità se poi le sue armi sono spuntate e possono tutt'al più fare il solletico ai colossi del mercato? Una domanda che bisognerà tornare a farsi nel caso in cui il garante imponesse il rispetto del principio della libertà di modem ma gli operatori continuassero a fare orecchie da mercante.

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