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18 Febbraio Feb 2018 1200 18 febbraio 2018

Marte, la verità su forme di vita e scenari scientifici

La presenza di organismi unicellulari? Speculazioni. Lo sbarco dell'uomo? Tra due decenni. Gli ostacoli ambientali? Radiazioni cosmiche ed eccesso di Co2. L'astrofisico Masi fa chiarezza sul Pianeta Rosso.

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La notizia secondo la quale su Marte non solo ci sarebbe l'acqua ma questa affiori persino in superficie, sottoforma di ghiaccio, ha recentemente infiammato la fantasia di tutti, visto che, almeno ipoteticamente, renderebbe più facile la "colonizzazione" del Pianeta Rosso. Lettera43.it ha incontrato l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del progetto The Virtual Telescope, per separare i dati scientifici dalle speculazioni.

Marte visto dal rover Spirit.

DOMANDA. In cosa consiste la scoperta della sonda Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa?
RISPOSTA.
Come ha recentemente riportato la Nasa, sono stati scoperti otto siti sul pianeta Marte dove sono affiorati alcuni depositi di ghiaccio d'acqua che erano nascosti nel sottosuolo. Questo permette di accedere a informazioni molto preziose sulla struttura dei ghiacci interni e indicative del clima marziano.

D. In che modo tali depositi potrebbero agevolare una ipotetica "colonizzazione"?
R. La presenza di simili affioramenti consente di accedere più facilmente al ghiaccio d'acqua, piuttosto che avventurarsi in ricerche nel sottosuolo, ben più complesse. Una semplificazione non da poco, in vista di future missioni sul Pianeta Rosso, sia robotiche sia, in futuro, umane.

D. Insomma, quanto visto nel film The Martian potrebbe diventare realtà: trovata l'acqua la scommessa sarà rendere coltivabile il suolo marziano. Oppure è fantascienza?
R. L'accesso a una risorsa essenziale come l'acqua è certamente un vincolo importantissimo per il futuro dell'esplorazione umana di Marte e scoperte come quella che commentiamo qui giocano a nostro favore. Tuttavia, di strada da fare ne abbiamo ancora molta, per quanto la nostra confidenza con il pianeta migliori anno dopo anno. L'idea generale è che l'uomo possa infine passeggiare su Marte, ma non subito.

D. Acqua a parte, il Pianeta Rosso sarebbe un ambiente ostile per la sopravvivenza umana? Può descrivere cosa aspetterà i futuri coloni?
R. Il "giorno" marziano, il cosidetto "sol", è circa 40 minuti più lungo del giorno terrestre. Su Marte ci sono pure le stagioni, dovute, come quelle terrestri, all'inclinazione dell'asse di rotazione del pianeta rispetto al piano della sua orbita. Le temperature estive massime si aggirano intorno ai 20 gradi centigradi.

D. Insomma, nulla di poi così diverso dal pianeta Terra...
R. Le reali asperità il Pianeta Rosso le riserva in altri ambiti: su Marte avremmo problemi con le radiazioni cosmiche, non schermate efficacemente dal modesto campo magnetico di cui dispone. L'atmosfera marziana è molto più rarefatta della nostra, circa l'1% della densità di quella terrestre ed è dominata dall'anidrite carbonica, laddove noi abbisogniamo di ossigeno. Bastano questi semplici dati a sottolineare come "abitare" su Marte non sia affatto una cosa semplice, rappresentando invece una sfida tecnologica straordinaria.

Idealmente, procedendo a un lancio nel momento migliore, si arriva su Marte in circa sei mesi. La sua minima distanza dalla Terra è di circa 55 milioni di km

D. Quanto occorre per raggiungere Marte e quando vedremo l'uomo atterrarci?
R. Idealmente, procedendo a un lancio nel momento migliore, si arriva su Marte in circa sei mesi. La sua minima distanza dalla Terra è di circa 55 milioni di km. Non sono pochi: in quel lasso di tempo, nulla deve andare storto, anche perché non vi sarebbe la possibilità di un rapido intervento di salvataggio.

D. Le nuove strategie di Donald Trump, che ha firmato la "Space Policy Directive 1", ove si chiede alla Nasa di lavorare per un ritorno alla Luna, hanno messo in secondo piano il Pianeta Rosso?
R. Sulla Luna si potrebbe predisporre il lavoro necessario al passo successivo, Marte appunto. L'idea è che l'uomo possa arrivarci tra una ventina d'anni. Staremo a vedere.

D. La notizia di questi depositi di ghiaccio in superficie cambia qualcosa riguardo le probabilità che il pianeta possa essere abitato anche da semplici organismi unicellulari?
R. A oggi non abbiamo prove circa l'esistenza, in passato, di semplici forme di vita. È una speculazione interessante, ma resta una speculazione. In tal senso, resta molto da fare e questa recente scoperta può senz'altro catalizzare risorse ed impegno attorno a questo argomento.

D. Cambiando argomento, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, in molti Stati americani, dal Michigan all'Illinois, è stata avvistata una meteora schiantarsi al suolo. Cosa sappiamo in merito e perché ha destato tanto scalpore?
R. Si è trattato di una meteora eccezionalmente luminosa, stimata brillante come la Luna Piena, una di quelle che viene definita nel gergo un "bolide". È stata davvero spettacolare, avvistata da moltissime persone (gli Enti predisposti allo studio delle meteore hanno ricevuto centinaia di report). Ogni tanto capita un simile avvistamento, talvolta si registrano casi anche più estremi, come quello relativo all'evento di Čeljabinsk del 15 febbario 2013. A rendere questo bolide di grande interesse è stato il ritrovamento di frammenti al suolo, un fatto tutt'altro che scontato.

D. In Italia esiste una rete di videosorveglianza che registra il passaggio e lo schianto di corpi celesti?
R. In Italia esiste la rete Prisma, che unisce professionisti ed appassionati. È accessibile all'indirizzo prisma.inaf.it, dove appaiono anche alcuni eventi interessanti documentati da questo network.

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