Getty Images 76030868
11 Marzo Mar 2018 1200 11 marzo 2018

Twitch, videogiochi per passione e per lavoro

Viaggio nella piattaforma di streaming comprata da Amazon per 1 miliardo di dollari. Dove giocatori americani guadagnano milioni, quelli italiani uno stipendio. E dove nascono comunità di giovani a cavallo fra mondo reale e virtuale.

  • ...

Per otto ore al giorno, da lunedì al venerdì, Gabriele Catterin, 24 anni, è inchiodato alla scrivania con lo sguardo fisso al monitor. A volte lavora anche al sabato e alla domenica pomeriggio. «I turni sono simili a quelli che facevo da metalmeccanico precario in fabbrica», racconta, «la differenza è che ora non mi pesano perché mi diverto». Catterin, in arte Wolcat, è un professionista di Twitch, la più popolare piattaforma per lo streaming di videogiochi. Il sito è una sorta di televisione on the demand con migliaia di canali. I programmi, però, sono (quasi) monotematici: persone che giocano in diretta a videogame mentre interagiscono con chi scrive nella loro chat personale.

VIDEOGIOCHI, MA NON SOLO. Il suo canale conta oltre 11 mila follower e più di 150 abbonati mensili: decine di persone, ogni giorno, seguono e commentano in chat mentre Gabriele si cimenta in diretta con Hearthstone, un gioco di carte collezionabili in stile fantasy. «Twitch risponde allo stesso bisogno di intrattenimento di Youtube», spiega, «ma grazie al live i contenuti sono meno freddi e il pubblico può interagire con lo streamer». Mentre gioca al computer, infatti, Gabriele risponde a domande, suggerimenti e critiche che gli spettatori gli rivolgono dalla chat. E non sempre si parla di videogame: «Ci sono sere in cui non tocco il gioco e chiacchiero solo con la mia comunità», dice, «Twitch è un po’ come una serata fra amici intorno al falò; solo che al posto della chitarra c’è un videogioco».

Gabriele Cattarin, 24 anni, in arte Wolcat.

Nata nel 2011 come una costola dedicata ai videogame della piattaforma di streaming “generalista” Justin.tv, Twitch ne è presto diventata la colonna portante. Tanto da spingere nel 2014 Amazon ad acquisirla per quasi un miliardo di dollari. Con l’arrivo del colosso di Jeff Bezos per molti videogiocatori lo streaming da passatempo si è presto trasformato in un lavoro a tempo pieno, e ben remunerato. Grazie a sottoscrizioni a pagamento, donazioni, percentuali sulle pubblicità e sponsorizzazioni, negli Stati Uniti un professionista di Twitch arriva a guadagnare cifre a sei zeri. Del resto, la piattaforma conta oltre 15 milioni di utenti attivi al giorno e i live più popolari sono seguiti da centinaia di migliaia di persone, con picchi superiori al milione.

SOTTOSCRIZIONI A 4,99 DOLLARI. In Italia, i numeri sono più modesti – raramente un canale sfonda il tetto dei mille spettatori in contemporanea – ma per i videogiocatori più influenti i guadagni iniziano a farsi interessanti. «Tutto è cambiato nel 2016», spiega Wolcat, «quando Amazon ha incluso nel prezzo del suo abbonamento Prime un’iscrizione mensile al canale Twitch preferito». In gergo si chiamano subs, costano 4,99 dollari, metà dei quali finiscono nelle tasche dello streamer – il resto, naturalmente, in quelle di Amazon. «Al momento sono la principale fonte di guadagno», aggiunge, «in Italia le sponsorizzazioni stentano a decollare: una volta Razer mi ha fornito gli accessori per il gaming da utilizzare durante la diretta». Ora, Gabriele è sotto contratto con Qlash, il primo team italiano di professionisti di eSports che riunisce alcuni fra i migliori videogiocatori del nostro Paese.

MARATONE, 24 ORE AL COMPUTER. Coltivare e mantenere una comunità di follower, però, non è un gioco. Per attirare pubblico i novizi di Twitch si cimentano in maratone, 24 o più ore di streaming filate. «Bisogna prepararsi fisicamente e mentalmente, non è da tutti», dice, «l’importante è regolarsi bene con il sonno: io mi alzo dal letto ed entro 5 minuti devo essere pronto al computer». E i rapporti vanno oltre Twitch: «Non ci siamo ancora incontrati dal vivo, ma abbiamo un gruppo Telegram, dove la sera parliamo di anime, manga e ci scambiamo consigli». C’è solo un argomento tabù, la politica: «Su Twitch si evitano argomenti pesanti e divisivi», conferma Wolcat, «il mio pubblico o è troppo giovane per votare o ha solo voglia di distrarsi dopo una giornata di lavoro».

Riccardo Zanocchio, V1cious, 37 anni.

Altri streamer hanno “bucato” lo schermo già da tempo. «Ogni domenica organizzo un pranzo con la mia community», spiega Riccardo Zanocchio, in arte V1cious, un passato da giocatore professionista di videogiochi e di poker, «i membri più stretti a volte si fermano anche a dormire a casa mia». Il suo canale vanta stabilmente oltre 500 iscritti mensili – anche se, forse per evitare invidie, preferisce non rivelarne il numero esatto – una quantità che vale la partnership ufficiale con Twitch e quindi una divisione più vantaggiosa delle sottoscrizioni da 4,99 dollari (70% allo streamer, 30% alla piattaforma). La loro età media va dai 18 ai 24 anni, spesso «ragazzi che per lavoro o per studio si sono trasferiti a Milano» e in città si sentono soli.

UN MONDO PREVALENTEMENTE MASCHILE. Prima di iniziare i live, Zanocchio risponde a chi gli domanda in chat consigli su scuola, lavoro, famiglia e, soprattutto, ragazze. E, quando si affronta il tema nella sua community perlopiù maschile, spesso i toni si scaldano: «Sono sboccato, aggressivo e sfacciato», ammette, «ma quando serve torno a essere un uomo di 37 anni con le sue esperienze alle spalle, ho delle responsabilità pedagogiche». «Con i social le relazioni sono diventate più sterili e meno intime», aggiunge, «i ragazzi hanno bisogno di uno spazio virtuale dove sfogarsi». Gli abbonati, infatti, hanno a disposizione un’icona che indica la richiesta di aiuto: «Quando viene postata in chat, fermo lo stream e tutti ascoltano e danno consigli».

NIENTE DEMOCRAZIA NELLA COMMUNITY. La community – il dojo come la chiama Zanocchio – è strutturata e ci sono persone pagate per gestirla. «È un po’ come una società segreta», dice, «non è proprio una lobby massonica, ma l’obiettivo ultimo è trovare lavoro a chi non ce l’ha: gli associati hanno un canale preferenziale». Esiste anche un “consiglio di amministrazione” con cui «si discute dell’aggiunta di uno sponsor, dell’organizzazione di un evento o della riammissione nella community di un membro espulso». Ma la decisione ultima spetta sempre a lui: «Il dojo non è una democrazia, perché la democrazia non funziona». V1cious ci tiene a rimarcare il punto: «Sono io che scelgo chi mi guarda su Twitch e non il contrario. Sono io che permetto di far parte della mia community: chi non segue le regole vieni accompagnato all’uscita e invitato a vedere un altro canale».

Sara, Kurolily.

«Il maschilismo purtroppo è parte del gaming: da sempre gli appassionati di videogiochi sono uomini», ammette Sara, alias Kurolily. Nata a Rimini, ma a Milano per lavoro, è una delle prime streamer italiane. Le sue prime trasmissioni in inglese risalgono a cinque anni fa quando in Italia ancora nessuno conosceva Twitch. Oggi il suo canale ha quasi 70 mila follower e oltre 350 abbonati mensili, la maggior parte dei quali fra i 20 e i 35 anni. «Ho una community fantastica», dice, «quest’estate abbiamo anche organizzato un raduno a Roma, prenotando tutti alberghi nella stessa zona». Per Natale, addirittura, Sara ha ricevuto gioielli, libri e naturalmente videogiochi dai suoi abbonati.

AGENTI E SPONSOR PER TWITCHERS. Se la community resta la risorsa più importante, la crescente popolarità di Twitch in Italia sta iniziando ad attirare anche l’attenzione delle imprese. Per gestire pubblicità, inviti a fiere di settore e sponsorizzazioni alcuni Twitchers, fra cui Kurolily, sono entrati a far parte di Moba, un network italiano che fa loro da agente. Per dedicarsi a tempo pieno allo streaming, 36 ore a settimana, Sara ha lasciato il lavoro in negozio: «Il live su Twitch è intrattenimento puro ed è molto stancante essere sempre in diretta, ma mi permette di guadagnare uno stipendio normale divertendomi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso