Tartarughe
14 Marzo Mar 2018 1108 14 marzo 2018

Clima, nel Mediterraneo metà delle specie a rischio

Senza un taglio alle emissioni di gas serra, nella nostra area geografica potrebbe sparire il 50% della biodiversità. Tartarughe marine e cetacei sono gli animali maggiormente minacciati.

  • ...

Entro la fine del secolo il Mediterraneo rischia di perdere la metà delle specie che lo popolano, se nel mondo non si ridurranno le emissioni di anidride carbonica.

STUDIO SU 80 MILA SPECIE VEGETALI E ANIMALI. Uno studio condotto dalla University of East Anglia, dalla James Cook University e dal Wwf, pubblicato sulla rivista Climatic Change, ha esaminato la situazione nella nostra area geografica nell'ambito di una ricerca più ampia, che ha analizzato l'impatto del riscaldamento globale su 80 mila specie vegetali e animali in 35 zone del pianeta ricche di biodiversità.

GLI SCENARI PRESI IN CONSIDERAZIONE. Un aumento di 2 gradi centigradi della temperatura, il massimo consentito dagli accordi di Parigi, nel Mediterraneo metterebbe a rischio quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate. Mentre senza un taglio alle emissioni di gas serra, con il termometro che salirebbe di 4,5 gradi, sparirebbe metà della biodiversità. Le specie più a rischio sono le tartarughe marine, in primis la Caretta caretta, e i cetacei. Ma anche storioni e tonni.

L'APPELLO DEL WWF. Il Wwf sottolinea quindi la necessità di implementare politiche volte a ridurre le emissioni di CO2 per contenere il cambiamento climatico. In particolare, l'associazione ambientalista chiede al prossimo governo di approvare subito gli strumenti legislativi per chiudere le centrali a carbone entro il 2025, definendo il Piano nazionale per il clima e l'energia e la Strategia di decarbonizzazione a lungo termine.

COME PROTEGGERSI DAL RISCHIO DI ESTINZIONE. Rachel Warren, docente alla University of Est Anglia e coordinatrice della ricerca, ha dichiarato: «Il nostro studio quantifica i benefici per la biodiversità derivanti da una limitazione del riscaldamento globale a 2 gradi centigradi nelle 35 aree del mondo più ricche di flora e fauna selvatica». Nel complesso, la ricerca mostra che il modo migliore per proteggersi dal rischio di estinzione è «mantenere la temperatura globale più bassa possibile».

LE RIPERCUSSIONI NELLA SAVANA E IN AMAZZONIA. Nello scenario più pessimistico, e cioè con un aumento di 4,5 gradi della temperatura globale, fino al 90% degli anfibi, l'86% degli uccelli e l'80% dei mammiferi potrebbe estinguersi localmente nelle savane boschive di Miombo, in Africa Meridionale. L'Amazzonia, invece, potrebbe perdere il 69% delle sue specie vegetali. Nello scenario più ottimistico, e cioè con un aumento di 2 gradi della temperatura globale, il 25% delle specie sarebbe comunque in pericolo.

NEL MADAGASCAR A RISCHIO IL 60% DI TUTTE LE SPECIE. Nell'Australia sudoccidentale l’89% degli anfibi potrebbe estinguersi localmente. Nel Madagascar il 60% di tutte le specie sarebbe a rischio di estinzione locale. Le boscaglie del fynbos, in Sud Africa, che stanno vivendo una fortissima siccità con carenze idriche significative verificatesi anche a Città del Capo, potrebbero affrontare estinzioni locali di un terzo delle specie presenti, molte delle quali sono uniche di quella regione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso