Fecebook: affonda a Wall Street, -5,20%
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Aggiornato il 22 marzo 2018 20 Marzo Mar 2018 1441 20 marzo 2018

Facebook, scandalo Cambridge Analytica: le cose da sapere

Zuckerberg fa mea culpa. L'Antitrust americana apre un'inchiesta sull'uso dei dati personali da parte del social network. La società di data mining sospende l'amministratore delegato. E in California parte la prima class action. Lo scandalo dei profili rubati a punti.

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Dopo l'esplosione dello scandalo dei profili rubati dalla società Cambridge Analytica e il conseguente crollo del titolo in Borsa (ma il 21 marzo la tendenza si è invertita: +1,6%), altre tegole si abbattono su Facebook. Zuckerberg si è assunto tutte le responsabilità per quando accaduto e l'Antitrust degli Stati Uniti ha aperto un'inchiesta sul social network. Ma il capo della sicurezza dei dati, Alex Stamos, resterà al suo posto. E mentre il cda di Cambridge Analytica ha sospeso l'amministratore delegato Alexander Nix, in California è partita la prima class action contro entrambe le aziende. Infine, il 23 marzo, i giudici inglesi hanno dato l'ok alla perquisizione di Cambridge Analytica. Ecco cosa sappiamo finora.

Facebook & Co, tutte le manipolazioni di cui non ci accorgiamo

Per ogni sito web 100 attori raccolgono i nostri dati. Con meccanismi intrusivi raffinati. Il garante Ue: "La tecnologia è in simbiosi col potere". Nuove regole in arrivo: Zuckerberg rischia una multa da 1,6 miliardi.

1. L'ipotesi che Facebook abbia favorito il furto dei profili

Al centro dell'inchiesta della Federal Trade Commission ci sarebbe proprio l'uso fatto da Facebook dei dati personali degli utenti. L'ipotesi è che abbia in qualche modo favorito Cambridge Analytica nel procurarsi tali dati, il tutto attraverso un'altro soggetto, lo sviluppatore Aleksandr Kogan. Kogan aveva creato un app "thisisyourdigitallife" che gli permise di ottenere i dati di 270mila iscritti che scaricarono la sua app, ma anche informazioni di vario tipo su 50 milioni di utenti "amici" degli iscritti alla sua app. Questa mole di dati, contravvenendo alla policy di Facebook, vennero condivisi a Cambridge Analytica.

2. Il legame tra Menlo Park e Aleksandr Kogan

Fin dalle prime battute il gigante di Menlo Park aveva scaricato parte delle responsabilità au Aleksandr Kogan, ma il quotidiano britannico Guardian ha svelato che prima dell'episodio incriminato i rapporti con Kogan erano di tale fiducia che Facebook trasmise all'accademico nel 2011, per "uno studio", dati aggregati su ben 57 miliardi di 'amicizie' intrecciate sulla piattaforma di Mark Zuckerberg.

DATI PER UNA RICERCA UNIVERSITARIA. La rivelazione fa impressione, almeno numericamente, per la dimensione dell'interscambio della collaborazione 'storica' fra Kogan e Facebook. Il ricercatore americano, figlio d'immigrati della Moldavia sovietica, ottenne di fatto accesso ai dati - seppure in forma aggregata e anonima - di «tutti i rapporti amicizia stabiliti sul social network nel 2011 in tutti i paesi del mondo». Una montagna d'indicazioni che il giovane accademico dell'Università di Cambridge, impegnato in ricerche sui meccanismi della psicologia collettiva, utilizzò per uno studio internazionale pubblicato poi nel 2015 dall'ateneo inglese in collaborazione con ricercatori delle università americane di Harvard e Berkeley sul tema 'Personality and Individual Differences'.

ANCHE FACEBOOK COINVOLTA NELLO STUDIO. Uno studio che Kogan, il quale allora si firmava Aleksandr Spectre, dal cognome di sua moglie, firmò fra gli altri con due ricercatori della stessa Facebook. Non solo: nel comunicato stampa di presentazione Cambridge annunciava il lavoro come un «primo frutto della collaborazione di ricerca fra il laboratorio di Spectre e Facebook».

FACEBOOK: ERANO SOLO NUMERI. Christine Chen, portavoce dell'azienda di Zuckerberg, ha tentato di ridimensionare la cosa. Interpellata dal Guardian, ha sottolineato che che quei dati erano «letteralmente numeri», senza «informazioni personali identificabili». Ma per Jonathan Albright, research director del Tow Center for Digital Journalism, «non è comune che Facebook condivida una simile mole di dati»: e dunque si tratta del segno d'uno stretto rapporto di «partnership di fiducia con Aleksandr Kogan/Spectre».

Dati rubati a Facebook: l'attività di Cambridge Analytica ai raggi X

Cambridge Analytica è una azienda inglese nata nel 2003 come spin off dell'Scl Group, una società di comunicazione strategica e ricerca comportamentale fondata nel 1993 da Nigel Oakes e specializzata in analisi predittive.

3. Il ruolo di Cambridge Analytica

Cambridge Analytica è una società privata britannica che si occupa di data mining. Ha collaborato con lo staff elettorale di Donald Trump e con gli organizzatori della campagna referendaria a favore della Brexit. Negli Stati Uniti è accusata di aver rubato decine di milioni di profili Facebook e di averli utilizzati per costruire un potente algoritmo in grado di prevedere e influenzare le scelte di voto.

4. Alex Stamos resta al suo posto

Facebook, il 22 marzo, ha smentito la voce riferita nei giorni scorsi dal New York Times, secondo cui il capo della sicurezza dei dati, Alex Stamos, avrebbe cambiato mansione e si sarebbe dimesso a partire dal mese di agosto. Facebook in una nota ha ripreso la smentita fatta dallo stesso Stamos via Twitter: «Nonostante le voci, sono ancora impegnato con il mio lavoro in Facebook. È vero che il mio ruolo è cambiato. Attualmente sto trascorrendo più tempo esplorando rischi di sicurezza emergenti e lavorando sulla sicurezza delle elezioni».

5. Mark Zuckerberg convocato dal parlamento britannico

Intanto la commissione Cultura, Media e Digitale del parlamento britannico ha chiesto a Mark Zuckerberg di comparire per un'audizione. Il presidente della commissione, Damian Collins, ha inviato una lettera al fondatore di Facebook, in cui si accusa il management del social network di aver «ingannato» l'organismo parlamentare nel corso di precedenti audizioni.

6. Le ripercussioni sui social network a Wall Street

Dopo lo scoppio dello scandalo, il titolo di Facebbok è crollato a Wall Street per due giorni consecutivi. Il 20 marzo ha fatto registrare un -5,18%. Ma a pagare dazio è stato anche Twitter: i titoli della società che cinguetta sono arrivati a perdere il 9,68%. Lo scandalo di Facebook con Cambridge Analytica, insomma, penalizza l'intero settore dei social media, che vede all'orizzonte una stretta delle norme. Cala anche Snapchat, che cede il 3,6%. In 48 ore Zuckerberg ha bruciato nove miliardi di dollari. Il calo dei titoli Facebook ha impoverito il fondatore, che in due sedute ha visto la sua fortuna scendere a 66 miliardi da 75 miliardi. Il 21 marzo le azioni hanno invertito la rotta e sono tornate in territorio positivo.

7. Gli effetti sul Russiagate

Il procuratore speciale che indaga sul Russiagate, Robert Mueller, sta indagando sui legami tra la campagna di Donald Trump e la società Cambridge Analytica, finita nell'occhio del ciclone per aver usato i dati personali di 50 milioni di utenti Facebook a fini politici. Gli uomini di Mueller, hanno riportato i media Usa, hanno sentito alcuni ex manager della campagna del tycoon per capire come hanno acquisito i dati e come li hanno utilizzati soprattutto negli stati in cui l'esito delle elezioni del 2016 era più incerto.

8. In California parte la prima class action

Il 21 marzo è scattata la prima class action contro Facebook e Cambridge Analytica. L'azione legale è stata promossa presso la Corte distrettuale di San Josè, in California, e potrebbe aprire la strada a molte altre cause collettive con relativa richiesta di risarcimento danni per mancata protezione dei dati personali. I dati, secondo i promotori della class action, sono stati raccolti senza alcuna autorizzazione e sono stati utilizzati per avvantaggiare la campagna presidenziale di Donald Trump.

9. Via libera dei giudici inglesi alla perquisizione della sede di Cambridge Analytica

Il 23 marzo è arrivato infine il via libera dei giudici inglesi alla perquisizione della sede londinese di Cambridge Analytica. Il giudice Leonard ha autorizzato l'Authority britannica per la protezione dei dati personali a controllare documenti e computer. Martedì l027 marzo saranno rese note le motivazioni del decreto. Cambridge Analytica, che come Facebook nega ogni irregolarità, si era detta pronta a consegnare volontariamente il materiale.

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