Meningite Vaccinazioni
5 Maggio Mag 2018 1300 05 maggio 2018

Meningite: casi in Italia, falsi allarmismi, nuovi test e prevenzione

In Rete tutti ne parlano: 111 mila post in 6 mesi tra il 2016 e il 2017. Ma gli episodi diminuiscono: 629 morti in quattro anni. Mentre tecniche avanzate riconoscono subito il batterio. L'unico vero rimedio? Vaccinarsi.

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Meningite: tutti ne parlano, ma pochi la conoscono realmente. Soprattutto su internet, dove prevale il panico e l’allarmismo. Per capire quanto le persone ne sappiano, Cohn&Wolfe ha condotto, per conto di Pfizer, un’analisi delle conversazioni in Rete dal settembre 2016 al marzo 2017. E i risultati hanno evidenziato una consapevolezza davvero limitata a fronte di un “buzz” (brusio di fondo) invece piuttosto intenso: 111 mila post in 6 mesi, oltre 30 mila autori, una media di oltre 600 interventi al giorno.

GIORNATA MONDIALE IL 24 APRILE. Il tema è tornato a essere attuale dopo la giornata mondiale contro la meningite, che si è celebrata il 24 aprile, ma anche a causa dei decessi recenti: una giovane donna di 36 anni all'ospedale Evangelico di Voltri nel ponente di Genova, una 83enne morta a Padova dopo essersi sentita male in vacanza ad Abano Terme e un 66enne di Rapallo colpito da infezione da meningococco. Ricoverato in Sardegna anche un operaio di 41 anni del Sulcis, ma le sue condizioni sono buone.

POLEMICHE SUI LUOGHI COMUNI. Twitter, secondo l’analisi, è il canale più utilizzato con l’88% di messaggi e interazioni. Facebook è largamente staccato con appena il 4%. È singolare che quando le interazioni deviano dal tema indicato nel post di origine per sconfinare in polemiche basate sui luoghi comuni, manca la presenza di un moderatore preparato che gestisca situazioni critiche e fraintendimenti, rimandando a fonti di informazione autorevoli. Nei risultati rilevati prevale il riferimento alla meningite in generale, 93%, secondaria la discussione sul meningococco, al 7%.

L'infezione influenzale apre la porta a molte infezioni batteriche come la meningite e sepsi meningococcica o la meningite, polmonite e sepsi pneumococcica

La professoressa Chiara Azzari

Il riferimento al sierogruppo B di meningite è raramente esplicitato, poco più dell’1%, mentre il peso relativo dei riferimenti a meningococco B è più marcato e rappresenta oltre il 20% del totale conversazioni sul meningococco. Dall’analisi del campione di risultati che riportano esplicitamente meningite B e/o meningococco B, i temi principali che emergono sono: la politica sanitaria per il 44%, la cronaca, pari a quasi il 25%, il dibattito generale (22%), la ricerca (6,5%) e Bebe Vio, la famosa atleta paraolimpica considerata una influencer sull’argomento, per quasi il 3%.

«CASI FORTEMENTE SOTTOSTIMATI». In molti post emergono senso di paura, allarme, il timore di contagio, ma prevalgono le tematiche legate all’accesso e all’obbligatorietà delle vaccinazioni. Si rilevano anche posizioni critiche di chi, seppure in minoranza, diffonde panico o allarmismo, anche in buona fede. Chiara Azzari, professore ordinario di pediatria all'Università di Firenze e coordinatore scientifico dell’Ospedale pediatrico “A. Meyer”, spiega a Lettera43.it: «Ogni anno ci sono molti decessi e fino a oggi i casi sono stati fortemente sottostimati per lo scarso utilizzo di tecniche sufficientemente sensibili».

PERIODO PARTICOLARMENTE A RISCHIO. Gli episodi si sono concentrati in questo periodo post-influenzale: «Sappiamo benissimo, dalla letteratura scientifica, che l'infezione influenzale apre la porta a molte infezioni batteriche come la meningite e sepsi meningococcica o la meningite, polmonite e sepsi pneumococcica», sottolinea l'esperta.

Bebe Vio, campionessa paralimpica di scherma colpita da meningite nel 2008, quando aveva 11 anni.

Azzari quindi aggiunge: «La meningite, soprattutto la sepsi, è una malattia molto rapida nella sua evoluzione, questo significa che dal momento in cui si manifesta progredisce rapidamente e il paziente può andare incontro a morte o a danni permanenti come la necrosi che determinerà poi la perdita degli arti anche in poche ore. Pure in presenza di una eccellente terapia il paziente può andare incontro a morte. È evidente quindi che l'unico modo di combattere quella malattia è la prevenzione. E questa si può fare solo con le vaccinazioni».

METODO COLTURALE ORMAI SUPERATO. Proprio al Meyer è stato varato il test più veloce al mondo per la meningite che si basa sulla ricerca del dna del batterio. Questa ricerca è rapidissima e in un'ora dall'arrivo del campione in laboratorio già si sa di che germe si tratta. Il metodo non è solo più rapido, è anche più sensibile. Significa che individua molti più casi rispetto al precedente test, quello colturale.

TROPPI EPISODI NON DIAGNOSTICATI. Spiega la dottoressa Azzari: «Abbiamo dimostrato che la coltura individua solo un caso su tre. Questo significa che in tutte quelle città, quelle regioni o quei Paesi dove la diagnosi è fatta ancora solo col metodo colturale due terzi dei casi rimarranno non diagnosticati. Avremo cioè dei pazienti affetti da meningiti, da sepsi o addirittura deceduti a causa di “un germe sconosciuto”».

Meningite, una "falsa emergenza" spiegata in infografiche

La meningite può essere trasmessa attraverso cinque diversi ceppi di meningococco: A, B, C, W e Y. In particolare l'Italia è esposta per quello di tipo B e quello di tipo C. Le vaccinazioni esistenti invece sono di tre tipi, quella per il tipo C, per il B e il tetravalente che copre A, C, W e Y.

Una situazione ritenuta «inaccettabile; la diagnosi eziologica è necessaria perché solo se sappiamo quali sono i germi che circolano nel nostro Paese possiamo programmare una prevenzione efficace. Il test molecolare da noi inventato è molto economico, costa meno dell'esame colturale e dovrebbe essere considerato il gold-standard nella sorveglianza delle malattie batteriche invasive».

NEL 2016 INCIDENZA IN CALO SUL 2015. La malattia comunque è in diminuzione in Italia e nel mondo. Secondo i dati del ministero della Salute, nel 2016 sono stati segnalati 178 casi di meningite da meningococco (con 21 morti), un’incidenza in lieve aumento rispetto al triennio 2012-14, ma in diminuzione sul 2015. Il numero totale degli episodi di meningite, dovuti, quindi, anche agli altri germi indicati, è passato da 1.479 nel 2014 a 1.815 nel 2015 per poi scendere a 1.376 nel 2016. Si sono verificati 940 casi di meningite da pneumococco nel 2016, rispetto ai 1.256 del 2015, e 80 da emofilo, quando erano stati 131 nel 2015. Dei 940 affetti da pneumococco, 98 sono deceduti: la letalità di questa meningite si è attestata a circa il 10%.

Dal 2013 al 2016, abbiamo 629 morti per meningite da qualsiasi causa. I decessi da incidente stradale sono stati 3.419 solo nell’anno 2015

Il meningococco di ceppo C, ossia il ceppo più pericoloso, negli ultimi quattro anni ha causato, secondo i dati ufficiali, 36 decessi in una popolazione di quasi 65 milioni di persone. Se consideriamo l’intero quadriennio analizzato, dal 2013 al 2016, abbiamo 629 morti per meningite da qualsiasi causa, a fronte di 6.786 pazienti diagnosticati.

NEL MONDO 50 MILA CASI LETALI ANNUI. Per dare un’idea comparativa, i decessi da incidente stradale nel nostro Paese sono stati 3.419 solo nell’anno 2015. Quanto al sierotipo B, riporta l’Istituto superiore della sanità, è responsabile da solo di circa l’80% dei casi in età pediatrica, con una massima incidenza soprattutto nel primo anno di vita, tra il quarto e l’ottavo mese. Se si considera invece la situazione epidemiologica a livello mondiale, secondo i dati dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno si verificano 500 mila casi di meningite meningococcica, di cui circa 50 mila letali.

BISOGNA SAPER RICONOSCERE I SINTOMI. Dalla giornata mondiale un monito ben preciso: «Fidati dei tuoi sintomi». Cioè impara a riconoscere i segnali della meningite per agire il prima possibile. Senza dimenticare di vaccinarsi. I dati, dall’approvazione del decreto vaccini in Italia a oggi, sono molto confortanti per tutte le vaccinazioni obbligatorie. Non è il momento di abbassare la guardia, meningite compresa.

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