Antenna Marte
9 Maggio Mag 2018 1851 09 maggio 2018

Un'antenna in Sardegna per scoprire se c'è stata vita su Marte

L"orecchio" da 64 metri quadrati può captare e trasmettere segnali a sostegno delle missioni spaziali. Il progetto firmato Asi e Nasa.

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Una specie di torre di controllo. Con una particolarità: non monitora decolli e atterraggi di aerei, ma esplorazioni interplanetarie. È una maxi antenna puntata verso il cielo nelle campagne a quaranta chilometri da Cagliari, ma può captare e trasmettere segnali in giro per lo spazio per aiutare missioni che forse già dal 2020 potranno dire qualcosa di nuovo sull'universo. Ad esempio svelare se c'è mai stata vita su Marte. Da oggi si parte: le spie per le esplorazioni del futuro su Luna, Marte, Giove sono state accese questa mattina con l'inaugurazione della Sdsa (Sardinia deep space antenna) a San Basilio. In realtà quello che nel 2013 è nato come Srt, Sardinia Radio Telescope, ha già fatto qualcosa. Ad esempio, nei primi test in "spazio profondo", ha collaborato alla missione Cassini su Saturno. E ha già messo la sua firma sugli ultimi studi delle onde gravitazionali e sul monitoraggio dei rottami spaziali. Ma ora c'è il salto di qualità con il Sardinia Radio Telescope che entra nel Deep Space Network con il nome di Sardinia Deep Space Antenna. Condotta dall'Agenzia spaziale italiana a braccetto con la Nasa.

IL LOGO: UN NURAGHE. La targa della cerimonia di inaugurazione è stata scoperta questa mattina da William Gerstenmaier, amministratore associato dell'ente spaziale internazionale. «Le comunicazioni sono fondamentali per nuove scoperte», ha spiegato il rappresentante della Nasa, «questo è un fantastico punto di partenza. Congratulazioni». Presenti alla cerimonia anche Inaf, Istituto nazionale di astrofisica, Regione Sardegna e Università di Cagliari. Il logo? Un nuraghe. Che, secondo alcune ricostruzioni storiche, veniva utilizzato anche per l'osservazione della volta celeste. «Con Sdsa», ha sottolineato il direttore generale dell'Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston, «Sardegna, Italia e Europa entrano con forza nelle reti di telecomunicazioni in spazio profondo in cui si possono raccogliere dati emessi dalle grandi missioni interplanetarie, ma anche telecomandare i satelliti che stanno esplorando il sistema solare. L'Asi, insieme alla Nasa, può entrare così nel ristretto cerchio di centri in grado di comunicare e recuperare i dati di queste missioni».

UN "ORECCHIO" DA 64 METRI QUADRATI. L'antenna fornirà servizi di comunicazione e navigazione anche per le sonde interplanetarie europee. Tutto è nato grazie ad accordi tra Asi e Inaf e a uno specifico accordo Asi-Nasa che ne assicura l'utilizzo in una molteplicità di missioni interplanetarie. L'appuntamento più vicino è quello di Argomoon, un nano satellite che volerà nel 2019 a bordo del nuovo lanciatore americano Space launch system. Ma il programma più ambizioso è quello con potenzialità storico scientifiche di portata epocale: la missione Exomars che partirà nel 2020 e prevede la perforazione del suolo di Marte per scoprire se prima di tremila anni fa ci fossero forme di vita sul Pianeta rosso. L'antenna sarda darà il suo contributo con la precisione dei suoi strumenti e con il suo "orecchio" da 64 metri quadrati in grado di cogliere i più piccoli sussurri dello spazio. Una impresa supportata anche dai finanziamenti della Regione: 20 milioni per il radiotelescopio compresa l'antenna, più altri dieci per bandi destinati alle aziende dell'aerospazio. «Questi grandi spazi si trasformano in opportunità per la scienza e per il territorio», ha detto il vicepresidente della Regione Raffaele Paci, «la Sardegna può diventare luogo di ricerca europeo anche grazie a due eccellenza come le Università di Cagliari e Sassari. L'isolamento si supera con il network». Durante la mattinata l'antenna ha ospitato le visite di studenti e ricercatori: tutti in fila con il caschetto giallo a scoprire i segreti della Sdsa.

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