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20 Novembre Nov 2016 0900 20 novembre 2016

Viaggio nei segreti di Polese, il boss delle cerimonie

I guai giudiziari. Le ombre sulla villa dello show. E sui protagonisti border line. Lui è nel mirino dei pm. Ma il vicesindaco di Sant’Antonio a L43 lo difende: «È solo invidia».

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Il sequestro del “castello”, la confisca del parco da 50 mila metri quadri con annesso eliporto, piscina e cascata circondata da statue finto-neoclassico, il rischio di dover mollare il Grand Hotel nelle mani del Comune di Sant’Antonio Abate, un anno di reclusione e 30 mila euro di ammenda per la moglie e per uno dei fratelli. In più, i problemi al cuore che lo hanno costretto al ricovero in ospedale. Sembra un brutto momento per don Antonio Polese, il wedding planner vesuviano meglio conosciuto come il boss delle cerimonie, protagonista dell’omonimo reality che da quattro anni va in onda ogni settimana sul canale Real Time di Discovery Italia.

ACCUSA DI LOTTIZZAZIONE ABUSIVA. L’accusa? Lottizzazione abusiva. Per i giudici, il Grand Hotel La Sonrisa - un cinque stelle tutto stucchi, trucchi, arazzi damascati e ori in stile finto veneziano con richiami choc al barocco nella sua versione più cafonal - «è il frutto di una lottizzazione abusiva iniziata nel 1979 e compiuta nel tempo». Perciò, ecco i sigilli. E poco importa se per anni la Rai ha ritenuto di ambientare proprio nelle sale del lussuoso albergo programmi da prima serata come Napoli prima e dopo, il Festival della canzone napoletana e perfino qualche puntata del Processo firmato da Aldo Biscardi.

IL VICESINDACO: «DOVE SONO LE CARTE?». «I sigilli? La consegna dell’hotel a noi del Comune? Non ne so nulla. E neanche voglio saperlo». E poi: «La struttura è abusiva? Boh. Per dirlo dovrei prima guardarmi le carte». Cortese ma determinato, Antonio Criscuolo - vicesindaco al Comune di Sant’Antonio Abate (il sindaco Antonio Varone, spiega, «è andato in Spagna») - con Lettera43.it non mostra dubbi al riguardo: «La Sonrisa...», rimugina, «non scherziamo con queste cose, per piacere». E chi intende scherzare, scusi? Piuttosto, una domanda: se la sentenza di sequestro fosse confermata in via definitiva, come gestirebbe in prima persona il bene confiscato? «Ma che domanda è? Suvvia, siamo solo al primo grado di giudizio. E poi dove stanno le carte?». Le carte le hanno i giudici. «Appunto, io non le ho viste. Gli abusi edilizi, se ci sono stati, risalgono a molti anni fa. Dunque sono precedenti al nostro insediamento».

Il Grand Hotel La Sonrisa.

Non è la prima volta che si procede al sequestro del discusso Grand Hotel, il cui “animatore” è Antonio Tobia Polese (una condanna nel 1987 per favoreggiamento al capo della Nuova camorra Raffaele Cutolo), ultra 60enne con licenza elementare (ma gli è stata conferita anche una laurea honoris causa in Scienze del turismo), ex chianchiere (macellaio) e imprenditore dalla vita avventurosa. I legali della famiglia Polese hanno già fatto sapere che «le accuse saranno smentite». E che «l’organizzazione degli eventi non subirà interruzioni».

L'IMPERO NON VACILLA. In molti c’è la sensazione che, dopo la condanna, l’impero del “boss” più cult d’Italia non rischi comunque di vacillare. E che non si spegneranno - dopo quattro anni di successi - neanche le telecamere di Real Time che ha finora immortalato decine di sposalizi, battesimi e prime comunioni targate neapolitan trash: festicciuole milionarie, quelle celebrate ne Il boss delle cerimonie (trasmesso anche in 20 Paesi europei col titolo My crazy italian wedding) a suon di limousine, danzatrici del ventre, serenate e neo-melodici, cortei sulle moto. Racconta chi c’è stato: «Ogni puntata è un’abboffata di pasta e fagioli con le cozze, mosaici di frutta, trionfi di cannolicchi, vongole e fasolare, pezzogne cotte al forno e linguine all’astice, cascate di prosciutto e melone e abiti bianchi belli e costosi ma spesso troppo stretti per le giovani spose troppo in carne». E continua: «Menu da dieci e più portate, comprese le bistecche prese all’allevamento di don Antonio e l’immancabile trenino degli invitati che inizia inevitabile appena il vino ha evaporato i suoi effetti».
Si comincia a mangiare alle 22,30, si finisce - ubriachi ed esausti - poco prima dell’alba.

A NOZZE I FIGLI DEI BOSS. Una notte da principi, o forse da re, fra arredi d’epoca (finti), carrozze reali (riprodotte), vasche idromassaggio e lussi stratosferici. Sogni di grandeur. Che per una notte si avverano nei cuori di chi in tutta la sua vita non ne vivrà mai più. «Sì, ma non succede solo questo», insistono i magistrati. Alla Sonrisa hanno festeggiato le nozze anche Marianna Giuliano, figlia di don Loigino boss del rione Forcella, e Michele Mazzarella, figlio del boss di Santa Lucia. E hanno detto sì - secondo le accuse - anche altre coppie a rischio camorra di Napoli e provincia. Matrimoni e patti illeciti, dunque? Don Antonio si difende: «Opero su questo territorio, mica altrove. Non posso chiedere i certificati penali ai miei clienti». Giusto, forse. Ma di recente una sentenza ha stabilito che «collegare la Sonrisa alla criminalità non è diffamazione e rientra nel diritto di cronaca e di critica».

Dunque, il dubbio è ritenuto legittimo. Ma per molti - al di là delle ipotesi - il vero interrogativo è costituito dal fatto che con reality come Il boss delle cerimonie non si sdogana solo lo stereotipo del matrimonio pacchiano, ma uno stile di vita e una cultura che appaiono di matrice palesemente camorristica. Quanto è lecito mandare in onda tali “istigazioni”? Davvero tutto può essere - sempre e comunque - legittimato dall’esigenza di accumulare audience?

LA PUNTATA DELLA DISCORDIA. A rilanciare la polemica è stata la puntata del 21 ottobre in cui si è celebrata la cerimonia di prima comunione di Antonella ‘a cinesa (per gli occhi un po’ orientali), figlia di un signore (Mario Salvati, 40 anni) arrestato per spaccio di droga nel 2009 e nel 2012. Nella puntata, si può “ammirare” anche tal Giovanni Fucito, lo zio della giovane - anch’egli arrestato per droga - che a bordo della moto in corteo fa sapere che alla nipotina vuole bene «peggio che a ‘na figlia d’’a mia». A moltiplicare l’imbarazzo è il fatto che la famiglia celebrata in tivù vive al Parco Verde a Caivano, lo stesso in cui si è consumata la tragedia della piccola Fortuna Loffredo, sei anni, lanciata giù dall’ottavo piano da un pedofilo cui si era ribellata e di cui si sta celebrando a Napoli il processo, e di Antonio Giglio, suo coetaneo, che prima di lei aveva fatto identica fine.

ORI E STUCCHI OVUNQUE. Ori e stucchi fin dentro alla toilette, poltrone damascate, specchi e marmi pregiati, variopinti parati in seta pura: la casa della famiglia in festa somiglia a quella ostentata nella fiction Gomorra. Eppure, nel reality dei matrimoni ci si guarda bene dal fare il minimo cenno a quale sia l’attività professionale che consente al papà in vetrina di offrire una cerimonia così costosa ed eccessiva alla figlia adolescente.

Antonio Polese, il boss delle cerimonie.

Qualche critica? Una presa di distanze? Due briciole di indignazione? Il vicesindaco Criscuolo rilancia: «Contro il boss delle cerimonie discussioni e polemiche non si sono mai placate: è tutta invidia, mi creda». Invidia? «Sì, le accuse sono frutto dell’invidia che gli altri imprenditori nutrono verso don Antonio Polese, perché lui è il personaggio più amato dalla gente».

LA SONRISA IMPIEGA 150 PERSONE. Vicesindaco, perché è il più amato? «Perché è il boss, cioè il numero uno». In che senso? «Come imprenditore, intendo». Cioè? «È dal 1985 che la Sonrisa qui funziona alla grande. A soggiornarvi sono venuti un po’ tutti i vip: da Sofia Loren a Lucio Dalla, da Raul Casadei ad Albano e a Peppino Di Capri, ma anche Maradona e molti calciatori». Sì, ma le accuse di… «No, ma quali accuse? Per noi, il Grand Hotel è la realtà più importante del territorio, insieme con la fabbrica di conservazione del pomodoro che dà lavoro a 500 persone». La Sonrisa quante unità impiega? «Per sei mesi all’anno, 150 persone, fra cui molti capifamiglia».

UN PASSATO TRAVAGLIATO. Sant’Antonio Abate ha digerito in passato sindaci arrestati per camorra e rieletti a furor di popolo mentre erano in carcere. Ha digerito il record di furti negli appartamenti. E pure le truffe allo Stato. Ha digerito perfino Hodan, che era una ragazza di colore morta di cirrosi epatica dopo le violenze subìte per giorni da parte di 21 paesani. Altri tempi. Altri politici. E altri reality. Ma allora, perché stupirsi se oggi sui sigilli alla Sonrisa un po’ la si racconta e un po’ si fa finta di niente?

IN MASSA AL GRAND HOTEL. Da mesi, frotte di turisti partono da ogni luogo della Campania, del basso Lazio e di altrove per recarsi in gita al Grand Hotel dei loro sogni. Prenotano, fanno il giro delle sale estasiati come se fossero a Lourdes. Poi mangiano, bevono e la sera se ne tornano a casa, abbagliati e contenti. Antonio Montella, tour operator di Torre Annunziata, ha detto: «A segnalarmi il reality è stata mia figlia adolescente. In poche ore ho riempito tre pullman». E allora, coraggio: il “boss” e il suo staff - sigilli o no - vi aspettano come al solito. A braccia aperte, idromassaggio compreso.

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