SLOT
27 Novembre Nov 2016 1800 27 novembre 2016

L'Italia, un Paese che sprofonda nell'azzardo

Salvadanai per bambini a forma di slot machine. Bozze di governo che propongono 10 mila mini casinò. Lo sponsor Intralot che finanzia la Nazionale di calcio. Radiografia di una piaga che attanaglia la nazione.

  • ...

Arriva il Natale e siete in ballo con ragazzini che hanno tutto, che non si sa più cosa regalargli? Ecco la strenna che fa per voi: un salvadanaio a forma di slot machine, il pargolo infila dentro il soldino e poi, quando ne ha un bel mucchietto, più giocarseli. Pare una delle tante cazzate del mondo liquido, soprattutto nel cervello, è la punta di un iceberg infetto, una piaga totale: il gioco d'azzardo ormai viene insufflato - con le motivazioni più virtuose, si capisce - in età scolare, quando in realtà è una autentica emergenza sociale, anche se parlarne non è elegante, è da catastrofisti bigotti. Così nessuno conosce bene l'estensione dell'iceberg.

AVVENIRE, BATTAGLIA SOLITARIA. Provvede, tra i pochissimi, Umberto Folena, caporedattore di Avvenire, testata che contro il gioco d'azzardo ha ingaggiato in quasi totale solitudine una meritoria guerra santa, nel libro L'illusione di vincere: a tutto il 2014 il giro dell'azzardo si fotteva 85-90 miliardi di euro (tenendo presente che la tendenza è in costante aumento), cifra cui si arriva considerando i 16,5-18 miliardi vinti e rigiocati più volte dagli italiani fino a perderli tutti. Fa ridere, o paura, considerare che gli italiani spendono - sempre al 2014 - per un bene primario come il pane 8 miliardi, e più del doppio per giocarsela in mille modi, oltre a ulteriori 10 miliardi di gioco nero, fuori dalle leggi.

UNA SLOT OGNI 150 ABITANTI. Vedi caso, i giochi col fatturato più alto sono quelli meno tassati, come videolottery (3%) e poker cash-casino online (0,3%). E infatti il canale informatico è quello in progressione più bruciante. Lo Stivale infila l'1% della popolazione mondiale, la quale dà prova di sé facendo registrare il 23% dell'online globale. Oltre 400 mila slot machine, una ogni 150 abitanti, molte vicino alle scuole, e i gestori non possono rinunciarci, perché altrimenti chiudono, e non vogliono rinunciarci, per lo stesso motivo, e perché di norma non gliene frega niente. Se trovate un bar senza macchinette, segnalatelo che finite nel Guinnes dei Primati (ma anche soggetti a rappresaglie, poco ma sicuro).

In Italia ci sono oltre 400 mila slot machine.

La Lombardia - gente seria, ben organizzata - ha il primato del gioco legale, con un fatturato di 2 miliardi di euro. Roma compresa l'area metropolitana ha il 12% delle macchinette ingoiasoldi e la sala più grande d'Europa con 900 postazioni di gioco. Qualcuno lo faccia sapere alla sindaca, che ha così a cuore le sorti dei suoi amministrati. Perdere per perdere per perdere, per corrodersi.

L'1% È LUDOPATICO. Le stime dicono che l'1% degli italiani è malato di ludopatia, spesso in più forme. Come tossici dipendenti da più sostanze. La dipendenza è una faccenda chimica, scaturisce da un affascinante e in fondo semplice dialogo corpo-mente, mens affetta in corpore afflitto, e qui la legalizzazione ha funzionato pochino: il Tesoro all'inizio degli Anni 2000 legalizzò pratiche considerate a lungo come criminali in circoli privati, bische, locali.

SITUAZIONI PARADOSSALI. Bastò qualche decreto per renderli accettabili, anzi doverosi, in molteplici e fantasiose variazioni, al punto che subito nacquero le cliniche per la disintossicazione dei giocatori compulsivi, i quali, se sfigati, si rivolgono invece ai Sert pubblici, dove trattano gli eroinomani. Con situazioni anche paradossali, come quel carabiniere che, giunto sul luogo di un sinistro stradale, anziché soccorrere la vittima le aveva frugato la borsetta e poi era corso a giocarsi il borsellino. «È stato più forte di me», disse al giudice. Dopo anni sta ancora in cura e forse non ne uscirà mai.

Gli 8 miliardi che lo Stato incamera dall'azzardo legalizzato non bastano a coprire i costi sociali

C'è un altro libro-inchiesta, Lo Stato Bisca di Carlotta Zavattero, viaggio parallelo negl'inferi dei giocatori e nelle contraddizioni di un'Italia che legalizza quanto, a termini di codice penale, resta illecito, col risultato di una zona grigia molto diffusa. «La malavita organizzata», osserva Zavattero, «non molla quello che è storicamente uno dei suoi cespiti privilegiati, anzi, trova modo di investire in attività legali, ovvero rese legali dallo Stato». In soldoni, l'idea meravigliosa per fare cassa è stata la seguente: puntare forte sul gioco d'azzardo, che nei bar è vietato ma negli stessi bar, dietro una ricevitoria, diventa sponsorizzato.

MESSAGGI PERVERSI. Ora, lo Stato etico per esperienza è preoccupante: ma lo Stato immorale non lascia dormire meglio. Utilizzare figuranti adolescenti per incitare a mitraglia gli italiani a rovinarsi giocando è di per sé sciagurato e non è un semplice spot che viene trasmesso: quando la Rai, che è del Tesoro, veicola i messaggi perversi del Tesoro, è un cerchio che si chiude. Il risultato è che gli 8 miliardi che lo Stato incamera dall'azzardo legalizzato non bastano a coprire i costi sociali.

TORTA CHE NON FINISCE MAI. Ma la tendenza è invalsa, il vaso di Pandora del gioco è stato scoperchiato e adesso tutti rivendicano una fetta di una torta che sembra non finire mai, adducendo le cause buone più improbabili e ipocrite: non esiste attività legata all'azzardo che non prometta di destinare i proventi alla lotta contro l'azzardo compulsivo; 'Gioca responsabilmente', così qualsiasi pubblicità ammonisce i compulsivi che non ragionano più, e ha destato una qualche nausea lo spettacolo di calciatori di chiara fama impegnati quali testimonial di grandi marchi di gioco d'azzardo online: giocatori per giocatori, sirene milionarie per i poveracci: dovevano proprio farlo? Sì, se si rifiutano, come per il doping, per loro è finita, passano per guastafeste e il sistema pallonaro li emargina.

La Lombardia col gioco legale fattura 2 miliardi di euro.

Se tutta questa storia vi pare catastrofica, sbagliate. Non avete ancora sentito il meglio. È di poche ore fa, per esempio, il ritiro di una bozza, che tuttavia verrà ripresentata dopo opportune migliorie, con cui il governo pretendeva di riorganizzare il settore del pubblico azzardo (e già detta così...). Come? Con modalità da brivido.

MENO 30% DI SLOT. A fronte di una promessa riduzione del 30% del numero di slot machine - ma non di vlt, acronimo per videolottery, che sono solo delle slot machine più evolute - il dispositivo avrebbe esautorato i sindaci quanto a distanze, autorizzazioni e orari di apertura dei nuovi casinò di quartiere (chiamati sibillinamente 'locali di tipo A'), prevedendo l'istituzione di 10 mila e passa nuovi mini casinò, col risultato di trasformare 'il Paese dove il sì suona' in quello dove suonano i campanellini delle macchinette, una sorta di Las Vegas dalle Alpi al Lilibeo, caso unico in Occidente, con la diffusione dell'azzardo direttamente nel cuore di paesi e città.

MINIMO 16 ORE DI APERTURA. Nel documento uscito dagli ambienti tecnici del governo veniva perfino sancito un orario 'minimo' di apertura anche di 16 ore per le sale scommesse, quanto a dire l'anticamera per l'apertura perenne, 24/24 ore, 7/7 giorni, di simili buchi neri. Si vede che non gli basta ancora quanto successo, per mero esempio, in una piccola Regione come le Marche, dove nel 2008 i servizi pubblici contavano 20 utenti per problemi di gioco d’azzardo patologico, nel 2014 erano già sono stati 500, cento dei quali nel solo Fermano, micro-provincia da 150 mila abitanti in totale. In ogni modo, la bozza è solo rimandata: se ne riparlerà.

Intralot è sponsor della Nazionale di calcio italiana.

«Se ne riparlerà», avevano detto anche dello scandaloso accordo tra Intralot e Figc, nazionali minorenni comprese, all'insegna dei «valori comuni». Quali? Alcuni nel mondo del calcio hanno alzato la voce, ma il presidente Tavecchio non è che non li ascolti: non li sente proprio. E così non si capisce più chi sponsorizza chi. Certo però che vedere il logo della Nazionale di calcio sul sito ufficiale del colosso online di giochi, poker, casino, livecasino, bingo, lotterie, skill, è dura da mandare giù. Ma che fa? Forse che campioni come Buffon non si divertono a puntare sulle partite estere, in una sorta di spirale allucinatoria?

LA REDENZIONE DEI ROVINATI. Ci sono sottovip, come il Marco Baldini rovinato dall'azzardo, che girano le scuole come eroi, ingaggiati dalle associazioni che lottano contro l'azzardo (sta sorgendo un bel controbusiness anche qui), e i supergiocatori tipo Pupo campano rispolverando le loro omeriche gesta. Solo che questi, un Fiorello o un Morandi che gli allungano una mano, e dentro ci sta qualche milione di euro per calmare i creditori armati, lo trovano sempre.

PERDENTI PER VOCAZIONE. Gli altri, gli sfigati, i perdenti per missione e per vocazione, sono quelli che trovi in qualsiasi interno giorno di un qualunque bar o metrò o stazione dei treni di provincia in un mattino d'inverno come un altro: alle 8 son già lì, fuori la pioggia schizza raffiche isteriche contro i vetri e dietro i vetri sono loro, statuine di un lugubre presepe, facce da immigrati o indigeni con maglioni sformati, pantacollant o jeans sfondati, unghie laccate pesanti oppure sporche di calcina, la sigaretta spenta in bocca: appesi al manico di una macchinetta infilano monete, abbassano la leva, guardano, scuotono la testa, infilano monete, abbassano la leva, guardano, scuotono la testa, infilano monete.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso