29 Novembre Nov 2016 1521 29 novembre 2016

Calendario Pirelli 2017, donne da sogno senza data di scadenza

Privo di bellezze plastiche, immortala star hollywoodiane nell’essenza della loro personalità. Sciupate eppure leggiadre. E ne spoglia l'anima. Così Lindbergh segue il solco (rivoluzionario) tracciato da Liebovitz.

  • ...

La verità è bellezza, la bellezza è verità, come scriveva John Keats nella famosa Ode sull’urna greca che gli inglesi citano continuamente e a ragione, visto che grazie al geniale sonetto di quel loro connazionale hanno dettato l’estetica di tutto l’Ottocento e, come si è visto in queste ore a Parigi, anche del Calendario Pirelli 2017 (per vedere le immagini, clicca la gallery in testa alla pagina). Un calendario firmato per la terza volta da Peter Lindbergh e, per la seconda, privo di quelle bellezze perfettamente plastiche che l’hanno caratterizzato dalla sua nascita, nel 1964 (firmava Robert Freeman, si scattava a Maiorca, vi compariva Jane Lumb col bikini sporco di sabbia a gambe incrociate).

ANIME A NUDO. Per il secondo anno consecutivo, dopo la rivoluzione apportata da Annie Liebovitz con l’edizione 2016 (indimenticabile lo scatto di Serena Williams vista di spalle, macchina umana perfetta), vengono ritratte donne famose, in questo caso attrici, nell’essenza della loro personalità, «spogliandone l’anima», come dice Lindbergh, «che significa metterle a nudo davvero». Le mani di Kate Winslet, le palpebre stanche di Charlotte Rampling, la pelle di Julianne Moore, un reticolo di efelidi, le pieghe sul naso di Uma Thurman, arricciato in una risata. Le donne come sono, un anno dopo l’altro, senza data di scadenza, senza lo spartiacque dei 40 anni.

PUNTO DI NON RITORNO. Proprio su Lettera43.it, lo scorso anno, scrivemmo che con il Calendario di Liebovitz il solco era stato tracciato, e che dopo quelle donne così diverse, quel calendario così trasversale per età, competenze, ideali, in Pirelli non avrebbero più potuto tornare indietro. Mai più. Da quel momento le bocche tumide, gli sguardi torbidi, i glutei in controluce, i seni svettanti, cioé tutto lo stereotipo della sensualità femminile perseguito per anni da quell’almanacco per signori di facile eccitazione, avrebbe dovuto lasciare spazio a un racconto diverso, fatto per sedurre con l’emozione, per dare respiro e speranza anche alle donne non più giovani, non necessariamente belle, non più perfettamente toniche.

Nulla è più difficile per chiunque che mettersi davanti a una macchina fotografica che ti scruta

Helen Mirren, Premio Oscar per "The Queen"

Qualcuno dice che il pudore e la rigida moralità dei cinesi, azionisti di maggioranza di Pirelli attraverso ChemChina, abbiano molto a che fare con il cambio di rotta, e che lo stesso Lindbergh, nei due precedenti calendari, non avesse avuto alcun problema a raccontare le donne attraverso il trionfo della carne esibita. Può anche darsi. Ma è anche vero che lo stesso mondo occidentale è profondamente cambiato in questi anni, e che gli anni delle grandi migrazioni, degli attacchi terroristici, dei sommovimenti politici non possono trovare rispondenza in un universo che Helen Mirren definisce senza mezzi termini «meraviglioso e del tutto artefatto».

UN CAST DA SOGNO. Si deve imparare a guardare la realtà, e ad amarla, senza il filtro di Photoshop. Emotional, il titolo dato da Lindbergh a questo calendario, spoglia dunque i sentimenti di volti come Jessica Chastain, Penelope Cruz, Nicole Kidman, Rooney Mara, Helen Mirren, Julianne Moore, Lupita Nyong’O, Charlotte Rampling, Léa Seydoux, Uma Thurman, Alicia Vikander, Kate Winslet, Robin Wright, Zhang Ziyi e Anastasia Ignatova. Un cast da sogno selezionato da Piergiorgio Del Moro e fotografato il più possibile nature fra Los Angeles, New York, Parigi, Londra e Berlino.

L'ESEMPIO DI UMA. C’è appunto il Premio Oscar Mirren che si avvolge in una coperta e in conferenza stampa, nel meraviglioso hotel Salomon de Rothschild di Parigi, ammette come «nulla sia più difficile per chiunque che mettersi davanti a una macchina fotografica che ti scruta», persino in tempi di selfie. C’è Uma Thurman, il corpo ancora statuario dopo i tre figli, il volto sciupato quel tanto che lo rende leggiadro e amabile, che parla proprio di figli e si dice orgogliosa di questo calendario, che permetterà al piccolo Levon, di imparare ad amare le donne per quello che sono davvero, oltre la perfezione della giovinezza.

Sento la responsabilità di liberare le donne dall’idea di eterna giovinezza e perfezione promossa dalla società

Peter Lindbergh, fotografo del Calendario Pirelli 2017

C’è anche Nicole Kidman, purtroppo e disperatamente fuori parte, la fronte rigida, le guance gonfie, i capelli del tipico colore delle bambole di biscuit, che però vorrebbe a sua volta far parte davvero di quel team di donne raffinate e colte, non essere rimasta indietro, cristallizzata. E prova a dire cose garbate e sensate, stirando le labbra.

UN NUOVO SLANCIO ETICO. Hanno tutti bisogno di darsi un nuovo slancio etico, in questo Calendario: Lindbergh, che 20 anni dopo aver fotografato quella meraviglia di Tatjana Patitz nuda su una spiaggia in California sente «forte la responsabilità di liberare le donne dall’idea di eterna giovinezza e perfezione promosso dalla società, che è un obiettivo irraggiungibile»; l’attrice russa Anastasia Ignatova, che evoca nella «gentilezza» l’altro volto della bellezza; la stessa azienda Pirelli guidata da Marco Tronchetti Provera, che abbandona i canoni della presentazione fastosa e sopra le righe di un tempo e per la serata di presentazione sceglie di festeggiare gli 800 invitati con tavole in colori naturali e un concerto diretto da Nicola Piovani alla Cité du Cinéma.

ORA TOCCA AI MEDIA POPOLARI. Mentre i reality si ostinano a frugare nella grettezza e nella volgarità, il mondo dei belli, dei ricchi, dei privilegiati è cambiato, tenta la carta della responsabilità sociale anche nei riguardi di un tema controverso come la bellezza e l’affermazione femminile. Persino la moda di questo inverno rifugge dalle scollature per privilegiare abiti casti, che invece delle forme valorizzano il volto e cioè la testa di chi li porta. La cartina di tornasole saranno le prossime feste, le prossime première. In attesa che cambino, finalmente, anche i messaggi dei media popolari come la tivù.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati