Martini
4 Dicembre Dic 2016 1500 04 dicembre 2016

Belli e possibili: gli oggetti-icona che raccontano l’Italia

L'etichetta allegorica del Martini. La bottiglia futurista di Campari soda. E poi Vespe, liquirizie Amarelli, pasta Barilla e cavallo Chicco Rodeo. In una mostra i prodotti che hanno fatto grande il nostro Paese.

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Un percorso lungo la storia dell’industria italiana fatto di immagini relative ad alcuni oggetti-icona, i più venduti o i più curiosi della tradizione produttiva nazionale. Non cimeli, ma cose sia utili sia belle che raccontano la tecnologia, la fantasia e l’innovazione del Made in Italy. Impossibile elencarli tutti, molti però si ritrovano nel libro curato da Francesca Molteni Icone d’impresa. Gli oggetti che hanno fatto grande l’industria italiana (Carocci, 250 pagine, 24 euro). Oggetti figli di grandi visioni, figli dell’industria, di una cultura del progetto che rappresenta la “nostra” modernità.

No Martini, no party: l'etichetta del vermut piena di allegorie

Un oggetto sempre identico, ma che nell’etichetta racchiude una storia di oltre 150 anni. Nel 1863 l’imprenditore Alessandro Martini, il liquorista Luigi Rossi e il contabile Teofilo Sola diedero vita all’azienda che produce il vermut Martini, con un’etichetta piena di allegorie, comprese le medaglie vinte alle esposizioni internazionali di Dublino e Parigi, dove si alternano la Vittoria, la Fama, lo scudo sabaudo e la fabbrica di Pessione, in provincia di Torino. Un logo famoso e pluripremiato.

Campari soda: una bottiglia futurista firmata da Depero

Rossa, veloce, brillante, leggera: è il primo oggetto futurista a entrare nelle case e nei locali italiani. È la bottiglia del Campari soda, primo aperitivo pronto da bere e monodose. A realizzarla nel 1932 fu l’artista Fortunato Depero, firmatario con Giacomo Balla del Manifesto della ricostruzione futurista. Geometria pura, funzionalità, sintesi e praticità per «dare da bere ai rivoluzionari assetati che vogliono dare fuoco agli scaffali delle biblioteche».

C'è una Torre Eiffel pure a Roma: il Gazometro

Il Gazometro romano, costruito tra il 1935 e il 1936 nell’ex officina di produzione del gas di via Ostiense, è alto il doppio del Colosseo e una capacità di 200 mila metri cubi. È un unicum in Europa (una struttura gemella, a Berlino, è andata distrutta durante la Seconda guerra mondiale) con la funzione di illuminare una città in corsa verso lo sviluppo. Il gazometro è un segno di modernità e proprio attorno a esso si sviluppa la prima zona borghese e industriale di Roma. Un set perfetto per Sciuscià di De Sica e Il Gobbo di Lizzani, fu dismesso quando il metano arriva in città, a partire dagli Anni 80.

La libertà di andare in gita: così nacque la Vespa

Come è nata la Vespa, mito italiano e icona del design? Era il 1945 e l’Italia era appena uscita da una guerra rovinosa. L’intuizione dell’imprenditore Enrico Piaggio e dell’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio fu quella di dare a tutti gli italiani la libertà di andare in gita la domenica. Venne pensata e costruita dunque una «moto che può essere guidata anche dalle donne e dai preti». Ha raccontato D’Ascanio: «Nell’ideare la Vespa ho tenuto presente alla mia mente più l’automobile che la motocicletta e ho considerato più confortabile e razionale la posizione seduta che quella a cavalcioni, sul telaio, sebbene quest’ultima potesse avere un carattere più sportivo». Il risultato fu uno scooter dalle linee originali, il prototipo Mp6 il cui nome è stato suggerito da Enrico che vedendo il disegno esclamò: «Sembra una vespa!».

Pasticche nere e miracolose: è la liquirizia Amarelli

È la migliore liquirizia quella di Rossano, sulle coste della Calabria, dove nel 1731 la famiglia Amarelli creò un impianto, il concio, per estrarre il succo dalle radici di questa pianta benefica. Ancora oggi il prodotto è lo stesso, la lavorazione è rimasta artigianale. Ci vogliono tempi lunghi e l’abilità del maestro liquiriziaio per fare pasticche e confetti. Ma il segreto del successo del prodotto è anche nella scatola. La prima confezione di metallo nacque nel 1919. I soggetti disegnati sopra erano tre nanetti che Domenico Amarelli aveva visto osservando l’album del figlio minore. Seguirono altre scatole firmate (il brevetto fu depositato nel 1946) i cui esemplari sono conservati negli archivi della casa Amarelli.

Giallo su fondo blu: dal 1956 Barilla firma la pasta

Nel 1950 Pietro Barilla affidò l’immagine della sua azienda a Erberto Carboni. Un creativo geniale, inventore del monogramma della Rai tivù, dalla cui matita nacque la prima confezione di pasta firmata. In precedenza la pasta era venduta sfusa nei negozi di alimentari e avvolta in carta di colore azzurro. Nel nuovo packaging di Carboni c'era l’azzurro, il logo Barilla incastonato dentro un uovo tagliato per lungo e attorno i vari formati di pasta disseminati a pioggia. Da allora - era il 1956 - giallo e blu sono diventati i colori che accompagnano il piatto base della dieta mediterranea.

La bicicletta senza raggi: il segreto dietro i record di Moser

Era il 19 gennaio del 1984 quando il ciclista Francesco Moser batté il record dell’ora a Città del Messico: 50,808 chilometri in 60 minuti, 1.377 metri in più di Eddy Merckx, detto “Cannibale”. Quattro giorni dopo il record venne ancora superato dallo stesso Moser: 51,151 km. Dietro questi traguardi c’era un oggetto straordinario: la prima bicicletta a ruote lenticolari in cui un’unica struttura, in fibra di carbonio, prende il posto dei raggi. Un’invenzione del professor Antonio Dal Monte, ispirata al radar degli aerei militari Awacs, realizzata da una società del Varesotto che lavorava nel settore aerospaziale.

Un cavallo a dondolo senza tempo: Chicco Rodeo

Il cavallo è uno dei giocattoli più antichi: il museo inaugurato nel 2000 a Grandate ne ospita 650 esemplari da tutto il mondo. È nato per volontà di Pietro Catelli, patron di Chicco, che dal 1958 produce giocattoli per l’infanzia. E proprio nel 1986 è stato brevettato Chicco Rodeo, cavallo a dondolo e a ruote, che accompagna il bambino nella sua crescita. Disegnato in materiale plastico dagli architetti Angelo Rindina Calanni e Gian Luca Marangoni, Chicco Rodeo rivisitò un giocattolo tradizionale reinventandolo in forme essenziali. Ogni anno nel mondo se ne vendono ancora oggi 160 mila pezzi.

Intervista: la poltrona da conversazione dal 1989

Si chiama ''Intervista'' la poltrona Frau disegnata da Lella e Massimo Vignelli nel 1989: i due architetti hanno già realizzato la segnaletica della metropolitana di New York e progettato lo Studio 10 per la Rai dove spiccano in primo piano due poltroncine rosse. La poltrona deve essere avvolgente e favorire una postura corretta e in più può muoversi grazie a un innovativo sistema di ruote. In tutto 7 le ore di lavorazione, 7 i metri quadrati di pelle, 10 i chili di acciaio, 16 metri di cuciture, 80 metri di filo: ecco gli ingredienti che fanno della poltrona ''Intervista'' un’icona del vivere quotidiano.

Supercoppa europea made in Italy: la ideò Gazzaniga

Nel 1985 la Uefa commissionò a un’azienda milanese, la Gde Bertoni, un nuovo trofeo per la Supercoppa europea, nata per premiare la squadra più forte del Continente tra la vincitrice della Coppa dei Campioni e quella della Coppa delle Coppe. Lo scultore Silvio Gazzaniga realizzò allo scopo un oggetto fluido e simmetrico, tutto basato sul tema della tensione: sembrano due braccia quelle che reggono il vaso, allungato come un calice. Le braccia del capitano che alza la Supercoppa. La Bertoni si confermò così la fabbrica delle Coppe, unica azienda al mondo autorizzata a produrre le copie dei più prestigiosi trofei calcistici internazionali. Infatti la squadra che vince detiene la Supercoppa solo per un anno, fino all’edizione successiva e può poi esporne soltanto una copia. L’originale diventa proprietà del club vincente dopo tre vittorie consecutive o cinque complessive. Impresa oggi riuscita soltanto al Barcellona e al Milan, che espone la Supercoppa nel suo museo, dopo la conquista del titolo per la quinta volta nel 2007.

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