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18 Dicembre Dic 2016 1700 18 dicembre 2016

Aspettativa di vita, i fattori dietro il calo in Italia e Stati Uniti

Il troppo cibo e il poco sport sono alla base del trend nel nostro Paese. L'abuso di oppioidi e alcol negli Usa. Mentre nel resto del mondo si registra una tendenza opposta. L'articolo di pagina99.

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Non accadeva da decenni: negli Stati Uniti la speranza di vita è calata. Nel 2015 c’è stata una diminuzione di circa un mese rispetto all’anno precedente, da una media di 78,9 a 78,8 anni. Può sembrare un’oscillazione minuscola, ma per ritrovare una flessione simile bisogna riavvolgere il nastro del tempo di 23 anni, fino al 1993, quando l’aspettativa di vita scese di circa tre mesi. E succede in uno scenario globale in cui, allargando il campo nel tempo e nello spazio, dal 1953 a oggi la tendenza è senza dubbio quella contraria, di un allungamento delle aspettative sulla durata della vita. Con un’impennata dalla prima metà del ’900 in poi (del resto nel 1929 viene scoperta la penicillina). A cosa è dovuto, allora, questo dato negli Stati Uniti?

MORTALITÀ IN CALO SOLO PER IL CANCRO. Una prima indagine, pubblicata nel 2015 dagli economisti di Princeton Anne Case e Angus Deaton – il secondo insignito del Nobel per l’Economia proprio lo scorso anno per i suoi studi su consumi, povertà e welfare – individuava un nesso con l’aumento della mortalità nella classe media dei bianchi americani. Un gruppo nel quale, notavano gli studiosi, c’è stato a partire dal 1999 un forte aumento dei suicidi connessi all’utilizzo di oppioidi. Un nuovo studio, pubblicato la scorsa settimana da un team di ricercatori dei Centers for Desease Control and Prevention (Cdc) nota che, in realtà, il tasso di mortalità statunitense è cresciuto dal 2014 a oggi non solo nel gruppo dei bianchi della classe media, ma in assoluto, dell’1,2%. L’aumento riguarda indifferentemente tutte le principali cause di decesso nel Paese, dagli attacchi di cuore all’Alzheimer, dal diabete ai suicidi. Tranne una, il cancro: il tasso di mortalità è sceso dal 161,2 del 2014 al 158,8%.

Non solo. Il capo del gruppo di ricerca, Jiaquan Xu, sottolinea altri due aspetti significativi. Primo: il 97% dei decessi per “avvelenamento non intenzionale” è costituito da morti per abuso di droga o di alcol. Sono decessi che potrebbero essere evitati, perché non dipendono da mancanza di conoscenze scientifiche ma dallo stile di vita che le persone adottano. Secondo: dentro questo gruppo a morire sono soprattutto i giovani, perché la diminuzione nella speranza di vita non si rileva dai 65 anni in su, ma solo prima. Sotto questo profilo i risultati della ricerca del Cdc combaciano con la lettura fornita dal premio Nobel Deaton nel suo studio: la conclusione, in entrambi i casi, è che stress, incertezze, insicurezza sulla direzione delle loro vite sono sensazioni che favoriscono comportamenti autodistruttivi.

AUSTRALIA E CANADA TRA I PAESI PIÙ LONGEVI. Gli Stati Uniti non sono l’unico Paese dove la speranza di vita sta decrescendo: un lieve calo è stato registrato anche in Italia, nel rapporto annuale dell’Istat pubblicato nel maggio scorso. Nel 2015 l’aspettativa media alla nascita è stata di 80,1 anni per gli uomini – mentre nel 2014 era 80,3 – e di 84,7 per le donne (mentre nel 2014 era 85 anni). E anche da noi, come Oltreoceano, le analisi puntano il dito sugli stili di vita. Per esempio, c’è un aumento crescente del sovrappeso tra gli adulti, e ancora di più tra i minori (rispetto ai chili di troppo di questi ultimi l’Italia è ai primi posti in Europa). Il nostro Paese resta comunque tra i più longevi del mondo, assieme a buona parte dell’Europa occidentale, Australia e Canada.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, 'perché Beppe Grillo è il Trump italiano', in edicola, in digitale e in abbonamento dal 15 dicembre.

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