Mamma Lavoratrice
MUM AT WORK 31 Dicembre Dic 2016 0900 31 dicembre 2016

Per le donne un 2016 con tre buone notizie. Ma non basta

Più occupazione, meno femminicidi, più posizioni apicali in rosa. E il nuovo anno dovrà portare più parità di genere tra le mura domestiche.

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Femminicidi, dimissioni in bianco, tasso di natalità tra i più bassi della nostra storia, gender pay gap al 12% con punte fino al 25% (l’anno scorso era al 7), la prima donna candidata alla Casa Bianca che perde le elezioni, il jobs act che compie un anno. La listona delle brutte notizie potrebbe continuare in eterno (anche fino alla fine del 2017), ma per finire il 2016 e iniziare l’anno nuovo con un po’ di speranza e ottimismo concentriamoci sulle novità positive.

1. Aumentano le donne occupate

L’occupazione femminile è cresciuta dello 0,9% in un anno. È poco sì, ma è un segnale positivo. Lavora sempre meno di una donna su due (siamo bloccati al 48,6%) ma gli esperti hanno raccontato a questa rubrica, #mumatwork, che nei prossimi anni verranno assunte più donne che uomini. Quindi questo 0,9 lo leggiamo come un 6- di incoraggiamento.

2. I femminicidi sono in calo

Secondo gli ultimi dati diffusi dalla polizia in occasione della giornata contro la violenza sulle donne i femminicidi stanno - anche se di pochissimo - diminuendo. Nel nostro Paese muore una donna ogni tre giorni: speriamo di non leggere anche nel 2017 queste cifre, queste tragedie. Qui la speranza non deve abbandonarci: se le donne vengono ammazzate nel 93% dei casi da uomini vuol dire che la disparità di potere è fortissima. Solo con il lavoro, con il guadagno, le donne possono e devono rendersi autonome e mettersi in salvo dalla furia omicida di compagni ed ex mariti.

3- Più donne in carriera

Due dati apparentemente positivi dal World Economic Forum. Le donne raggiungono il 36% delle posizioni apicali e in 95 Paesi hanno chiuso in gap per l’educazione universitaria. Ma questi numeri vanno letti bene: se da un lato lo studio non basta a salvare le donne che stentano a fare carriera e a raggiungere posizioni di leadership, in tutto il mondo, tra le mura domestiche, sono sempre le donne a spendere più di quattro ore al giorno in lavori di cura non retribuiti (vedi casa, figli, anziani) mentre gli uomini si occupano di questo solo per 1 ora e mezza.

Qui il voto è un 5, di incoraggiamento. I segnali positivi ci sono, ma dobbiamo continuare a lavorare. Uomini e donne. Un papà “collaborativo” di due bimbi piccoli (3 e 1 e mezzo) manager di 39 anni ha raccontato al nostro giornale che se avesse dovuto gestire lui i bambini non avrebbe avuto «spazio mentale» per ricordare tutto, per mantenere il planning quotidiano della famiglia. Secondo lui «troppe cartelle aperte in testa» non gli avrebbero permesso di eseguire il suo ruolo da manager in azienda. Risultato? La moglie - laureata con master e dottorato - guadagna 1.200 euro al mese, lui fa carriera e porta a casa molti più soldi.

CENTRALE IL TEMA DELLA GENITORIALITÀ. È anche per questo che la prima edizione del Festival Donne A Lavoro - realizzata partendo da esperti, professionisti e politici intervistati per questa rubrica - è stata aperta da un dibattito sulla genitorialità: la questione di (dis)equilibrio è centrale nella coppia moderna. Che deve riuscire a stare al passo con i tempi. È per questo che - come suggerisce la nuova ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, prima sostenitrice dell’evento - dobbiamo parlare di genitorialità, non di maternità o paternità. Condividere gioie, tempo e responsabilità. Tempo dedicato al lavoro.

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