Verita
PSYCOPOLITICS 10 Gennaio Gen 2017 1656 10 gennaio 2017

Primitivo e pericoloso, il "credo" della post-verità genera psicosi

In uno stato di necessità, il nostro livello di razionalità si abbassa. E noi tendiamo a spostarci verso una visione magica del mondo. Si tratta di un meccanismo antico. Che è pieno di insidie.

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La risposta al perché gli esseri umani in momenti di crisi e di bisogno siano disposti a credere alle bufale è semplice: in uno stato di necessità scende il nostro livello di razionalità e sentendoci impotenti tendiamo a spostarci verso una visione magica del mondo. Questo avvenne anche durante il nazismo: Heinrich Himmler, il capo delle Ss, aveva una visione magica del mondo che la propaganda attraverso Joseph Goebbels restituiva alla Germania sotto forma di simbolismi e rituali. Il mondo magico è una visione primitiva e irrazionale della realtà, pervasa da forze oscure e nemici che possono essere sconfitti solo affidandosi a leader carismatici e rituali apotropaici.

LE INSIDIE DI UNA VISIONE "MAGICA". Perché crediamo agli oroscopi? Ovviamente più è forte l'uso della ragione, più la nostra visione del mondo è basata sull'empowerment: ovvero, sono padrone della mia vita, la controllo nei limiti del possibile, non mi sento in balia di forze oscure e so che attraverso le mie azioni posso modificare la mia realtà. Quando questo senso di auto-determinazione viene a mancare si torna alla visione magica dell'uomo primitivo e si ha bisogno di scongiuri, porta-fortuna, oroscopi, letture delle mani, idoli e simulacri. Ma cos'è la verità è perché il termine "post-verità", coniato in Usa, è sbagliato?

NESSUNA VERITÀ ASSOLUTA. Non esiste una verità assoluta, questo ce l'hanno insegnato i filosofi e ce lo dice la nostra lingua, che è sempre un ottimo esercizio di logica. La verità è una costruzione del tutto personale e idiosincratica della realtà. Ognuno ha delle percezioni, esse però vengono organizzate dalla nostra mente a seconda dei nostri stereotipi, credenze, della nostra affettività, dei nostri traumi o speranze.

La nostra memoria lavora sulle tracce mnestiche e poi le rielabora in modo personale e talvolta fantasioso

Per essere più chiari: un uomo o una donna che ci piace ci fa un sorriso, magari è solo un gesto di circostanza, ma a seconda dei nostri desideri o paure, quel sorriso, che è un fatto concreto e inconfutabile (cioè una verità), diverrà una verità. Per taluni quel sorriso significherà affetto corrisposto, per altri un invito, eccetera. I fatti sono la realtà, come noi interpretiamo la realtà si chiama verità. Risulta così evidente che non può esistere una sola verità oggettiva ma che di oggettivo esiste solo il dato esterno, il percetto che però viene elaborato in modo del tutto dissimile. Persino la nostra memoria lavora sulle tracce mnestiche e poi le rielabora in modo personale e talvolta fantasioso.

LE CREPE DELLO STORYTELLING. Tutto questo significa che "post-verità" è un termine errato per descrivere un fenomeno reale. È vero che abbondano siti di bufale, che il populismo vive e si alimenta di false notizie. Allo stesso modo è vero che lo storytelling, ovvero la narrazione del potere e dell'establishment, è esso stesso post-verità, ovvero una verità narrativa di un'élite che spesso non aderisce ai fatti. Chi ha ragione dunque? La verità sta nel mezzo: la crisi ha reso evidente il crollo della narrazione del sistema al potere, le persone non hanno più fiducia nelle élite e nei media ufficiali. I populisti se ne sono resi conto è caricano questo fatto riempiendo il web di contro-narrazioni ridicole e grossolane. Perché le bufale attecchiscono: racconta una menzogna più di tre volte ed essa diverrà una verità. Ma badate bene, non una realtà.

UN CREDO DIFFICILE DA SMONTARE. Per difendersi è necessario l'empowerment che ho citato prima: la presa di responsabilità, la cultura, la capacità di andare a fondo, la ricerca delle fonti e l'obiettività. Sarà dura, perché chi crede in una bufala è come un fedele: è difficile smontare il suo credo. Ma sono tempi bui e dobbiamo essere come amanuensi, preservare la realtà dagli attacchi grossolani. Ricordiamo che senza principio di realtà si sfocia nella psicosi, anche collettiva. Adolf Hitler e il nazismo nacquero così.

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