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SELFIE-MADE GENERATION 12 Gennaio Gen 2017 1517 12 gennaio 2017

Cyberbullismo, il vero pericolo è che resti solo un trend mediatico

Troppo spesso viene trattato come se fosse una novità. E come se riguardasse solamente gli adolescenti. È una visione estremamente rischiosa. Al pari dell'assenza di una legge adeguata.

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Ciclicamente i media si concentrano su temi che diventano veri e propri tormentoni, come se fossero delle novità o si siano trasformati solo in quel momento in vere criticità da raccontare e affrontare. Alcuni esempi? Siamo stati bombardati da notizie e informazioni sull'olio di palma, sullo stalking o sulla cancerogenicità della carne. Ma l’olio di palma viene utilizzato nell’industria alimentare da decenni, personaggi ossessivo-compulsivi nei loro “corteggiamenti” sono testimoniati dalla letteratura fin dai tempi antichi e da sempre la tradizione indica come positiva una dieta varia.

SUI BULLI TROPPI CLICHÉ. Possiamo aggiungere all’elenco un altro fenomeno che tocca tutti noi: il bullismo, oggi declinato con l’avvento e la sempre più stretta dipendenza delle persone dai social network nel cyberbullismo. Si è soliti pensare che il bullismo sia un fenomeno che interessa esclusivamente gli adolescenti o, nei rari casi in cui si manifesta in età adulta, sia circoscritto a situazioni socio-economiche ai “margini”. Non funziona davvero in questo modo. Il “bullo” ha diversi modi per sfogare la sua indole e cercare di affermare il suo ruolo prevaricatore: non solo quello fisico, ma anche quello verbale, intimidatorio e psicologico. Il bullo è sia uomo sia donna, ha 15 come 45 anni, vive nei quartieri periferici ed è anche top manager di una multinazionale.

MANCA UNA LEGGE. Il bullo è sempre esistito, ma una volta veniva sopportato come figura presente nella vita di ognuno che aveva la “funzione” di creare situazioni che potessero formare e sferzare la personalità della vittima di turno. Fortunatamente oggi un sondaggio Demos ci svela che per sette adulti su 10 il bullismo è “inaccettabile”. Ma poi? Non si è ancora trovata una soluzione al problema, tanto che in Italia non solo non esiste una legge sul cyberbullismo che lo definisca e ne indichi le misure punitive per chi lo attua, ma non c'è neanche una normativa riguardo al bullismo in generale, al contrario di quanto avviene invece per lo stalking.

I social stanno abbattendo non solo le frontiere fisiche, ma anche quelle emotive delle relazioni. Si sta perdendo il senso del privato e ancor peggio dell’intimo

Un disegno di legge della senatrice Elena Ferrara sta rimbalzando da un anno dalla Camera al Senato per ritornare alla Camera, con continue modifiche ed emendamenti che stanno ritardando quel segnale di concretezza che i cittadini, soprattutto i Millennial, aspettano dalle istituzioni. Il testo di legge è in ogni caso per lo più di carattere educativo e cerca di prevenire questo genere di prevaricazioni in una fascia d’età critica. L’approvazione di un testo che definisca il reato è già qualcosa, ma manca la soluzione al problema. Grazie a ScuolaZoo io e il mio team riceviamo tantissime segnalazioni da parte di studenti, professori e insegnanti sui temi più disparati e il bullismo e il cyberbullismo non sono esclusi.

UN FLASH MOB DI SOLIDARIETÀ. È dell’inizio di dicembre la storia di uno studente di 16 anni di Iseo, in provincia di Brescia, che è stato preso d’assalto da un gruppo di bulletti nel tragitto fra la sua scuola e la stazione ferroviaria, perché indossava un paio di calzini un po’ eccentrici. I bulletti hanno deciso di spingerlo sui binari, nel momento in cui era stato annunciato l’arrivo del treno. Riportato sulla banchina da un altro gruppo di ragazzi, i bulli hanno continuato a deriderlo a bordo del vagone del treno. Per tutta risposta, la maggioranza dei ragazzi dell’Istituto ha deciso, pochi giorni dopo, di organizzare un flash mob in cui indossavano dei calzini stravaganti, in segno di sostegno all’amico e per difendere il diritto di espressione di se stessi in ogni forma.

OBIETTIVO: ISOLARE I BULLI. Sono queste le iniziative pratiche che nascono dal basso, che danno segnali forti alla comunità locale e ai cosiddetti bulli che si trovano in questo modo isolati, e non sono più le “star” del momento. Altri esempi li abbiamo ricevuti da un rappresentante di istituto di una scuola in provincia di Varese: il Nord ricco, dove non si pensa possano accadere certe cose. Nell’istituto in questione, dopo che l’anno scorso un ragazzo ha dovuto cambiare scuola a seguito di ripetuti attacchi verbali e scherzi subiti “a causa” di un evidente orientamento omosessuale, è stato il turno di una ragazza, “colpevole” di aver inviato tramite chat, a quello che era il suo flirt adolescenziale, alcune pose di sé senza veli.

Scatti dal flash mob dei ragazzi della scuola di Iseo.

Qui entra in gioco la differenza fra bullismo e cyberbullismo: se il primo partiva da un attacco fisico o comunque diretto alla persona, il secondo parte da una realtà parallela, quella della comunicazione sui social, che viene percepita come distante da quella palpabile e reale. È questo il tema principale su cui educare non solo i ragazzi, ma anche gli adulti. I social stanno abbattendo non solo le frontiere fisiche, ma anche quelle emotive delle relazioni. Si sta perdendo il senso del privato e ancor peggio dell’intimo, dando per scontato che ciò che è scaricabile, inviabile, condivisibile o fotografabile, è di patrimonio comune.

I SOCIAL? UN'OPPORTUNITÀ, NON UN'ARMA. Questa percezione non è propria solo dei ragazzi in età scolare, ma di tutti i Millennial che rappresentano una grossa fascia di persone fra i 16 e i 35 anni. Ricordiamo tutti il caso di Andrea Natali, 26 anni di Borgo D’Ale, in provincia di Vercelli, e quello più recente di Tiziana Cantone, 31 anni di Mignano, in provincia di Napoli, entrambi suicidi per aver subito azioni di bullismo e cyberbullismo. C’è bisogno di insegnare che i social network sono un’opportunità e non un’arma e ci sono tanti modi per riuscire a formare gli studenti e i giovani adulti in questo senso. Ma i corsi di aggiornamento, gli incontri e la formazione non possono niente se alla base mancano il riconoscimento del valore dell’altro e il rispetto per la persona.

SERVONO PERCORSI DEDICATI. Poniamo il caso di una scuola in cui i professori seguono un corso di aggiornamento sul bullismo. Dopo la formazione, che renderà i professori consapevoli della problematica, è necessario un programma secondo il quale, data la personalità o le eventuali problematiche del ragazzo, si studi un percorso che lo renda consapevole. Mi piace pensare che l’alternanza scuola-lavoro sia uno strumento capace non solo di introdurre i ragazzi alla vita lavorativa, ma di aiutarli a capire a cosa possono portare determinati comportamenti. Il bullo, per esempio, potrebbe spendere le sue ore in associazioni che combattono proprio il bullismo o la violenza in famiglia, di modo che possa comprendere in prima persona quali sono gli effetti dei comportamenti violenti sulle persone.

È necessario che il bullo non diventi la nuova “vittima” ma venga aiutato a capire cosa sta facendo

I lavori di gruppo sono invece un’ottima opzione per far comprendere ai ragazzi il valore dell’altro: assegnare un progetto, magari manuale, in cui si dividono le parti e ognuno è responsabile di un tassello farà comprendere che tutti hanno un ruolo, sono funzionali a qualcosa e per questo vanno rispettati. I Millennial più giovani non hanno percezione degli effetti di un atto di bullismo, e non sanno nemmeno perché un bullo diventa tale. Per questo è necessario che si definisca al più presto il fenomeno e, nel caso dei ragazzi, che il bullo non diventi la nuova “vittima” ma venga aiutato a capire cosa sta facendo e quali conseguenze ha il suo comportamento sugli altri, ma soprattutto su se stesso.

LA PALLA PASSA ALLA POLITICA. È un percorso di recupero che si può pensare anche nei casi di cyberbullismo fra i maggiorenni, in cui i lavori socialmente utili possono essere svolti in associazioni dedicate alle vittime di questi soprusi o altri atti di violenza psicologica o fisica. Per fortuna i social sono anche interpretati in modo positivo, come è avvenuto nel caso degli studenti della scuola di Iseo che ho citato prima: un flash mob all’insegna dell’empatia, del supporto e dell’affermazione del diritto a potersi esprimere. Ma se possiamo sempre contare sui ragazzi per delle iniziative creative e di impatto, non possiamo contare su di loro per trovare una soluzione.

NON POSSIAMO PERDERE ALTRE TIZIANA. Speriamo che questo nuovo anno cominci con l’approvazione di una proposta di legge efficace contro il bullismo e il cyberbullismo perché, come disse Albert Einstein, «il mondo non sarà distrutto da quelli che fanno il male, ma da quelli che li guardano senza fare nulla». E noi non possiamo permetterci di perdere altri Andrea o altre Tiziana.

Se avete segnalazioni o idee propositive per risolvere il problema contattatemi sui uno dei due miei profili social (Facebook o LinkedIn). Oppure segnalate le vostre iniziative anti-bullismo con l’hashtag #IlBulloNonBalla. Sarò felice di conoscere le vostre esperienze e i vostri pensieri.

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