Scuola
SELFIE-MADE GENERATION 20 Gennaio Gen 2017 1300 20 gennaio 2017

L'alternanza scuola-lavoro? Un tesoro da non sprecare

Offre vantaggi per l'azienda ma anche per lo studente. Che può mettersi alla prova. E testare i propri interessi. Certo, il progetto è perfettibile. Smantellarlo, però, sarebbe un errore. Il Miur dia un segnale.

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In concomitanza con un post che ho pubblicato su Linkedin relativo ai dati del progetto dell’Alternanza Scuola Lavoro nella mia azienda, ho visto un crescente interesse da parte dei media sul tema “scuola”. Una felice coincidenza, che però mi ha dato da riflettere, e in particolar modo lo ha fatto l’articolo del professore e storico Ernesto Galli Della Loggia, che ha parlato della crisi della scuola italiana e del fatto che non ricopre più il ruolo di formatore del senso civico nazionale nei ragazzi.

UN POTENZIALE INCOMPRESO. Che si sia d’accordo o meno, credo ci siano strumenti già attivi che possono ridare alla scuola il suo ruolo di formatore, solo che non sono utilizzati nel modo corretto o, quantomeno, non viene percepito il loro reale potenziale. Come imprenditore ho deciso di aprire la mia azienda agli studenti delle scuole superiori nel contesto del progetto ministeriale dell’Alternanza Scuola Lavoro. Da settembre 2016 a oggi abbiamo ospitato nei nostri uffici di Milano 28 studenti provenienti da sette scuole che hanno trascorso con noi 2.146 ore. Arriveremo a ospitarne 72 per un totale di 10 scuole e 5.066 ore entro la fine dell’anno scolastico 2016-2017.

VANTAGGI RECIPROCI. Ho sperimentato in prima persona i vantaggi di questo progetto: i colleghi trovano un rinnovato entusiasmo nel loro lavoro mentre lo illustrano ai ragazzi; incontrano anche un nuovo orgoglio di appartenenza all’azienda raccontandone gli obiettivi. Occupandoci di lavori creativi, beneficiamo della freschezza di spunti e delle domande che ci avanzano gli studenti, facendoci riflettere su nuovi aspetti. Per contro, i ragazzi imparano com'è un ambiente di lavoro, come ci si comporta al suo interno e l’impegno a stare attivi per otto ore filate ogni giorno; prendono consapevolezza delle loro capacità e talenti che non conoscevano e capiscono cosa gli interessa e cosa no.

Nonostante la mia esperienza positiva e gli ottimi dati forniti dal Miur sul progetto (di 455.062 studenti che dovevano spendere delle ore in alternanza scuola lavoro, ben il 90,6% ha completato il percorso), sono molti coloro che pensano che questo sia inutile e da smantellare. Perché, invece di eliminarlo, non selezionare gli esempi virtuosi a livello nazionale e replicare la formula in tutte le scuole e le aziende che prendono parte al progetto?

UN'OCCASIONE PER LO STUDENTE. Gli insegnanti dovrebbero valutare la personalità, il talento e le capacità di ogni ragazzo, capire con lui in che campo vorrebbe mettersi alla prova e da lì costruire un percorso educativo-professionalizzante con un’azienda o un ente interessato e disponibile. In questo modo l’insegnante non sarebbe solo, esisterebbe una vera e propria collaborazione fra docente e professionista che potrà contribuire al percorso educativo del primo con una visione aziendale. Questo percorso però, deve avere un tempo di maturazione adeguato. Le 200 ore distribuite sul triennio per i liceali e le 400 ore per gli studenti degli istituti professionali corrispondono rispettivamente a otto e 16 giorni all’anno: troppo pochi per dare un effettivo contributo alla formazione professionale del ragazzo.

UN VERO PERCORSO DI CRESCITA. È di poche settimane fa la notizia dell’avvio della sperimentazione del corso di studi secondari in quattro anni invece di cinque. Non sono certo che questa soluzione possa anticipare l’entrata nel mondo del lavoro dei ragazzi. Sono però certo che utilizzare questo anno per costruire un vero percorso educativo-professionalizzante di crescita li possa agevolare a trovare il loro ruolo nel mondo del lavoro a conclusione degli studi. In questo contesto, il giudizio finale del percorso di studi potrebbe comprendere, oltre a quello culturale dell’insegnante, anche (in parte) quello professionale della realtà dove ha seguito il percorso.

Da decenni si dice che la scuola italiana è troppo teorica e non prepara i ragazzi al mondo del lavoro. Ora abbiamo uno strumento che può ribaltare questa situazione

Strutturato così, il percorso potrebbe anche avere più sfaccettature: non solo di formazione professionale, ma anche di formazione del senso civico. Sono rimasto molto colpito nell’apprendere che, a parte alcuni casi eccellenti come il Museo delle Scienze di Trento e l’Università Statale di Genova, non sono molti i musei o le istituzioni pubbliche che hanno aperto le porte agli studenti. L’Italia è un Paese a vocazione turistica e museale dove c’è bisogno di molta forza lavoro, che non è possibile attivare per il solito problema di costi. Il coinvolgimento dei ragazzi nella quotidianità lavorativa in Comuni, Regioni, istituti, enti, ospedali, case di cura, ma soprattutto monumenti e musei, responsabilizzerebbe i giovani e farebbe capire loro quanta cura e impegno ci vogliono per mantenere l’amministrazione pubblica o i servizi ai cittadini e quanto vale il nostro patrimonio artistico.

IL PRIMO FORMATORE DEL SENSO CIVICO. In questo senso mi lego al pensiero di Galli Della Loggia: la scuola è il primo formatore del senso civico nazionale e l’alternanza scuola lavoro mi sembra un ottimo strumento per rendere anche pratica questa formazione. A proposito di pratica, è da decenni che si dice che la scuola italiana è troppo teorica e non prepara i ragazzi al mondo del lavoro. Ecco che ci troviamo a disporre di uno strumento che può ribaltare questa situazione, se utilizzato nel modo giusto.

PALLA AL MIUR. Ma se mi compiaccio del fatto che il Miur sponsorizzi gli accordi quadro con grandi realtà nazionali o multinazionali, mi chiedo come mai, a fronte di una disoccupazione giovanile al 39,4% e coi dati Istat che indicano le Pmi come primi datori di lavoro in Italia (77% del totale della forza lavoro), il ministero non sostenga il progetto nelle realtà più vicine ai ragazzi e alle loro famiglie, promuovendo un meccanismo di mutuo beneficio fra comunità e aziende locali. Nell’attesa che il Miur riconosca l’importante ruolo dei piccoli imprenditori in questo progetto, continuerò a rendere la mia azienda disponibile alla formazione dei ragazzi, e sono sicuro che come me ci sono molti altri attori che faranno lo stesso. E se come dichiara la nostra Costituzione «l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro», i percorsi educativo-professionalizzanti sono la prova più evidente del ruolo di formatore civico di cui la scuola deve riappropriarsi.

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