Trump Hillary Supporter
1 Marzo Mar 2017 1523 01 marzo 2017

Maurizio Ferraris: «Questa è l'epoca degli imbecilli, nessuno si senta escluso»

Trump, ma anche Clinton. Populisti, ma anche radical chic. Essere stupidi è «una caratteristica dell'essere umano, ma non è una cosa da ridere, anzi, è pericolosa». Il filosofo dell'Università di Torino a L43.

  • Marco Di Paola
  • ...

Imbecille sarai te! È la reazione istintiva di chi rifiuta a priori d’idea di essere stupido, attribuendola sempre e solo all’altro, ma mai a se stessi. Eppure l’imbecillità è insita nella natura dell’uomo, nessuno escluso. È questa la tesi di fondo che Maurizio Ferraris, filosofo e professore di Filosofia teoretica all’Università di Torino, tratta nel suo illuminante L’imbecillità è una cosa seria, edito da Il Mulino.

UN PROFESSORE CLASSICO. Ferraris è un professore di quelli classici, quelli che mettono ansia in sede d’esame: capelli scompigliati, occhiali tondi, tono e mimica facciale sempre uguali, sia nell’assegnare un bel 30 sia nell’invito a ripresentarsi alla prossima sessione. Un prof. autentico, quindi, che intervistato da Enrico Cisnetto durante la seconda puntata del 2017 di Roma InConTra dà però la sensazione di non prendersi troppo sul serio dimostrando, anzi, spiccate dosi di autoironia. «È da imbecilli non riconoscere la propria imbecillità», è la premessa doverosa di Ferraris, «compresa quella del sottoscritto».

SOTTO UNO SCEMO CE N'È UNO PIÙ SCEMO. «Professore, a me l’imbecillità pare largamente diffusa, l’ho chiamata dittatura della mediocrità», è la replica di Cisnetto a cui, si sa, il politically correct proprio non va giù, «ha presente quando un direttore di giornale è mediocre? È molto probabile che dal vicedirettore in giù il livello di mediocrità scenda ancora». Ferraris non sfugge alla provocazione, anzi, la trasferisce ironicamente al mondo accademico: «Guardi, funziona alla stessa maniera negli atenei. Uno scemo sceglie un altro scemo, che sceglie un altro scemo ancora, finché non arriva uno così scemo da scegliere, inconsapevolmente, uno più intelligente. E si ricomincia daccapo!». Il professore sembra aver tolto la maschera da accademico tutto d’un pezzo, e allora Lettera43 cerca di approfittarne con qualche domanda.

Maurizio Ferraris, docente di filosofia all'Università di Torino

DOMANDA. Professor Ferraris, siamo tutti imbecilli?
RISPOSTA. Sì, l’imbecillità è la caratteristica dell’essere umano, chi più, chi meno, chi sempre e chi talvolta. La parola imbecille deriva da in-baculum (privo di bastone), cioè un uomo al naturale, privo di tecnica e strumenti anti-imbecillità. Partiamo quindi tutti dallo stesso punto di partenza.

D. Ma come le è nata l’idea di scrivere un libro sull’imbecillità?
R. Molti mi hanno dato dell’imbecille: «Chi si crede di essere per dare patenti di imbecillità a destra e a manca!». Effetto singolare, non trova? Perché chi scrive un libro sul razzismo non viene mica accusato di essere razzista. È bene partire dal fatto, quindi, che l’imbecillità è una caratteristica di tutti gli esseri umani: di chi sta rispondendo a queste domande e, senza offesa, anche di chi le sta formulando.

D. Come darle torto, professore! Quindi il problema è pensare che gli imbecilli siano solo gli altri?
R. Generalmente siamo pieni di pentimenti, spesso ci ripetiamo «che stupido sono stato!», e di solito accade quando proviamo rammarico per azioni che abbiamo compiuto. Naturalmente delle proprie imbecillità si ride meno rispetto alle imbecillità altrui. Ho chiamato questo libro L’imbecillità è una cosa seria proprio perché di solito degli imbecilli si ride, mentre dall’imbecillità derivano le più grandi tragedie della storia dell’umanità.

D. Si riferisce ai totalitarismi?
R. Esatto, si pensi al nazismo e a Goebbels, che nel 1943 convocò al Palazzo dello sport di Berlino migliaia di sostenitori inneggianti alla guerra. Goebbels descrisse nel suo diario quei momenti in maniera inequivocabile: «Era l’ora dell’imbecille», scrisse, «se avessi detto loro di gettarsi dal Columbus House (un famoso palazzo berlinese) lo avrebbero fatto». Era quindi perfettamente consapevole dell’imbecillità altrui. Lo stesso esempio si può fare con la dichiarazione di guerra di Mussolini a Piazza Venezia: la folla fu entusiasta di andare a morire in battaglia.

D. Nel libro parla dell’imbecillità in politica. C’è un legame tra imbecillità e populismo?
R. Certamente si, il populismo è il tentativo di sollecitare l’imbecille che è in ognuno di noi. Ma anche il radical chic, che dovrebbe essere il contrario del populista, è perfettamente imbecille. Basta guardare alla recente campagna elettorale americana.

D. Ci sta dicendo che sia Trump sia Hilary hanno detto imbecillità?
R. Esatto, gli argomenti di Trump sono più pericolosi, ma è stato un bel match tra l’imbecillità populista e quella radical chic. Detto questo, reputo l’elezione di Trump la più grande imbecillità politica degli ultimi anni.

D. E nella politica italiana invece? Quali esempi di imbecillità le vengono in mente?
R. Beh, ce ne sono molti. Dal vaffa day al celodurismo leghista, anche se è un bella lotta con il #ciaone renziano, per finire alle case (o le polizze) all’insaputa dei destinatari. Insomma, non ci facciamo mancare nulla.

D. Il web e i social network ci rendono più imbecilli?
R. No, ma rivelano apertamente l’imbecillità, la rendono visibile e soprattutto lasciano una traccia, che rimarrà ai posteri. Attraverso queste piattaforme manifestiamo quello che noi siamo nel bene e nel male, e questo ci fa maturare la falsa convinzione che ci siano più imbecilli oggi rispetto ad una volta.

D. Perché non è cosi?
R. In termini assoluti certamente ci sono più imbecilli oggi rispetto ai secoli scorsi, ma semplicemente per via della crescita della popolazione del pianeta. In proporzione credo che ci sia la stessa percentuale di imbecilli che c’era all’età della pietra. Solo che prima non si lasciavano tracce di imbecillità, oggi sì.

D. La precarietà rende imbecilli?
R. Se penso all’imbecillità dell’impiegato statale dei tempi di qualche anno fa direi proprio di no. La precarietà aguzza l’ingegno ma impedisce la progettualità. Tuttavia non mi pare sia un fattore determinante per l’imbecillità.

D. Professore, il contrario di imbecille?
R. Perspicace. Se fossi ottimista direi “normale”, ma siccome sono realista dico che oggi la normalità è l’imbecillità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati