Non Una Di Meno Manifestazione Novembre
MUM AT WORK 4 Marzo Mar 2017 1400 04 marzo 2017

Donne, l'8 marzo non si festeggia, si sciopera

Violenze, femminicidi, pay gap. La strada per la parità di genere è ancora lunga. Ecco perché bisogna scendere in piazza con #NonUnaDiMeno.

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Sei milioni di donne in Italia hanno subito violenza. Se le violenze fisiche o sessuali sono scese dal 13,3% all’11,3% dal 2010 al 2015 (ultimi dati Istat) non si ferma il femminicidio. Una guerra aperta dagli uomini contro le donne. Le loro donne, le nostre donne. Contro di noi. Inoltre oggi sappiamo che questa guerra degli uomini contro le donne costa al nostro Paese 17 miliardi di euro all’anno. Sappiamo che le donne vengono sottopagate (dal 12 al 25% rispetto ai colleghi uomini), sappiamo che subiscono mobbing a lavoro se “rimangono” incinta (il 30% perde il posto dopo la gravidanza e in Italia lavora solo il 48,2% delle donne). Sappiamo che si fanno quasi del tutto carico della cura domestica e di piccoli e anziani (intorno al 90% nel nostro Paese).

IN MILIONI IN PIAZZA A NOVEMBRE. L’8 marzo spero di non vedere mimose, perché non sarà la “festa della donna”. Ma sarà uno sciopero. Sciopero globale, partito dalle donne argentine e che ha coinvolto 40 Paesi in tutto il Mondo. In Italia ha aderito il movimento #NonUnadiMeno. Sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal lavoro di cura di figli e anziani. «Lo slogan mondiale è: “Se la mia vita non vale… sciopero, mi fermo, non produco”. Com’è la vita senza donne?» si domanda Tatiana Montella, avvocatessa, rappresentante della rete “Io decido”, «una delle tre realtà (con UDI e Di.RE la rete dei 77 Centri Antiviolenza in Italia) che ha dato vita alla manifestazione alla quale hanno partecipato milioni di persone il 26 novembre 2016» continua Montella.

TRE VIDEO PER LA GIORNATA. L’8 marzo è stato raccontato da tre brevi video (teaser 1, 2, 3) di 45 secondi realizzati dalla creative producer Chloé Barreau e prodotti da D.i.Re per invitare tutte le donne a unirsi allo sciopero globale e combattere la violenza maschile. Le immagini sono tratte da più di 80 film celebri e raccontano come sarebbe il mondo se le donne si fermassero, se lasciassero il lavoro di cura e quello produttivo.

E se #NonUnadiMeno è iniziato per reagire al femminicio, alla guerra degli uomini che uccidono le donne, oggi il movimento si dice unito, a dispetto delle tante critiche ricevute. Dove porta questo sciopero? Cosa è rimasto della manifestazione del 26 novembre? «In Italia lo sciopero è funzionale al varo della nuova legge contro la violenza sulle donne, che dovrebbe essere approvata questa estate».

TANTE COSE DA FARE PER CAMBIARE UNA CULTURA. Poi le cose da fare per iniziare a cambiare la cultura sono tante. «Noi siamo contro l’obiezione di coscienza, contro la discriminazione nel mondo del lavoro, siamo per la parità salariale, per forme di welfare generalizzato: basta alle donne cuscinetto per la cura di casa/figli/anziani. Siamo per creare una formazione scolastica giusta, siamo contro le oppressioni delle donne migranti, che spesso usiamo per nostra indipendenza. Abbiamo un tavolo che ragiona anche sulla narrazione della violenza: l’idea di “amore criminale” va cancellata».

I SINDACATI CONFEDERALI NON ADERISCONO. E se questo 8 marzo sarà un momento di "mobilitazione femminista" come hanno dichiarato le donne di #NonUnadiMeno, all'appello hanno risposto solo i sindacati di base e la Flc Cgil, che hanno indetto lo sciopero generale. Restano fuori i confederali. «Le donne, e non solo - hanno detto le promotrici - scenderanno in strada con cortei, assemblee nelle piazze, nelle scuole, negli ospedali, nelle università, per mostrare con forza che la violenza maschile contro le donne è una questione strutturale della società, che attraversa ogni luogo». E uccide la vita.

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