Insetti
tendenze 11 Marzo Mar 2017 1600 11 marzo 2017

Mangiare insetti? Si può fare

Ricchi di proteine, grassi, vitamine e ferro: gli insetti a tavola sono un’abitudine antica ma snobbata. Pregiudizi culturali? Sì, secondo un libro e un’associazione

  • Michele Bellone
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Spiedini di cavallette, polpette di moscerini, larve di formica con i tacos. Dall’Africa all’Amazzonia, dal Messico alla Thailandia, tanti sono i Paesi dove gli insetti sono più che benvoluti a tavola. Circa due miliardi di persone li integrano nella propria dieta e il loro consumo è ben documentato fin dall’antichità: assiri, babilonesi, aztechi, cinesi, e pure greci e romani. Finanche l’Antico Testamento dedica loro alcuni passi, specificando che solo grilli, cavallette e locuste non rendono impuro chi se ne nutre. Eppure pochi in Europa considerano gli insetti come un possibile alimento. Anzi, molti reagiscono con disgusto all’idea di mangiare una termite o una larva di mosca.

UN PREGIUDIZIO DETTATO DALL'ABITUDINE. «Sono il pregiudizio e la scarsa familiarità con un cibo, più che il suo aspetto in sé, a determinare un possibile rifiuto. Tant’è vero che esseri viventi piuttosto simili agli insetti, come i crostacei marini, vengono comunemente mangiati e apprezzati», racconta a pagina99 l’antropologo Luis Devin. «I popoli europei non hanno mai mostrato di gradire molto gli insetti come cibo. Sono state trovate alcune testimonianze storiche risalenti all’antichità e al Medioevo, ma si tratta pur sempre di usanze marginali o occasionali rispetto alla vastità e alla varietà delle tradizioni culinarie nostrane che si sono sviluppate nei secoli. Col tempo, anche quelle pratiche sono state abbandonate e oggi ne rimangono davvero poche». Come il casu marzu, e altri esempi di formaggi con i vermi. Che in realtà non sono vermi ma larve della mosca casearia, che nutrendosi della pasta del formaggio contribuiscono a renderlo più cremoso e a conferirgli un sapore particolare.

UN ASSAGGIATORE DI CIBI STRAVAGANTI. Nel corso dei suoi viaggi, Devin ha sperimentato i cibi più stravaganti e impensabili, che per noi sono inconsueti, estremi, disgustosi, ma che per i popoli che se ne nutrono sono ordinari, se non addirittura delle golosità. Tutte queste sue esperienze sono confluite in un libro – Ai confini del gusto (Sonzogno), uscito a settembre 2016 – il cui primo capitolo è interamente dedicato agli insetti. «La scelta, da parte di un popolo, di non consumare un cibo potenzialmente commestibile dipende sempre da numerosi fattori: ambientali, nutrizionali, demografici, religiosi, simbolici e via dicendo», spiega Devin. «L’ampio sviluppo dell’agricoltura – per la quale molte specie di insetti sono dannosi – e dell’allevamento in Europa, e una minore disponibilità di insetti commestibili rispetto ad altre aree del pianeta, hanno probabilmente influito sulla loro scarsa popolarità».

L'uso degli insetti per l’alimentazione e la produzione di mangimi presenta molti vantaggi per l’ambiente e la salute

Fao

Ma, al di là delle differenze culturali, perché è così importante parlare di entomofagia, cioè del consumo alimentare di insetti? La risposta più autorevole arriva dalla Fao, secondo la quale l’uso degli insetti per l’alimentazione e la produzione di mangimi presenta molti vantaggi per l’ambiente, la salute, e il miglioramento della condizione sociale e dei mezzi di sussistenza di varie popolazioni.

UN ALIMENTO COMPLETO. «Gli insetti sono un alimento molto completo dal punto di vista nutrizionale. Sono ricchi di proteine, di grassi sia saturi sia insaturi, di calcio, ferro, sodio, potassio, vitamine e altri micronutrienti, e hanno un alto valore energetico», spiega la biologa Giulia Maffei. «Inoltre, l’allevamento degli insetti sembra essere molto ecosostenibile, poiché consente un uso efficiente delle risorse: occupano poco spazio, consumano poca acqua ed emettono pochi gas serra. E sono ottimi anche come mangimi per animali».

NON SOLO SUSSISTENZA. «C’è un malinteso piuttosto diffuso sull’entomofagia, e cioè che essa venga praticata solo da popoli che non hanno molte alternative alimentari e che sia una forma di alimentazione di sussistenza, caratteristica di paesi più poveri», aggiunge Giulia Tacchini, designer che lavora nell’ambito dell’alimentazione e dell’antropologia. «In realtà gli insetti fanno parte di molte tradizioni gastronomiche e vengono spesso mangiati per il loro sapore, e non perché non siano disponibili altri tipi di cibo».

UN'ASSOCIAZIONE CULTURALE PER DIFFONDERLI. Maffei e Tacchini sono le fondatrici di Entonote, un’associazione culturale che ha l’obiettivo di diffondere conoscenze sull’entomofagia, e a novembre 2016 hanno pubblicato Un insetto nel piatto (Red!), un libro divulgativo che affronta il tema da diversi punti di vista, dagli aneddoti storici ai consigli su come iniziare un allevamento di grilli, fino a una lista di ricette.

UNA FONTE ALTERNATIVA DI PROTEINE. «Pensiamo sia importante fare comunicazione su questo tema, visto che gli insetti commestibili costituiscono una fonte alternativa di proteine con un enorme potenziale per aumentare la sostenibilità del sistema alimentare globale e contribuire alla sicurezza alimentare», spiega Maffei. «C’è ancora molta strada da fare dal punto di vista legislativo. In Italia, come in molti altri Paesi, c’è un vero e proprio vuoto normativo: il commercio di insetti a scopo alimentare non è esplicitamente consentito né vietato», conclude Tacchini

BELGIO E OLANDA ALL'AVANGUARDIA. All’avanguardia in Europa sono il Belgio e l’Olanda, nei cui supermercati è già possibile trovare alcune varietà di insetti, mentre in Svizzera la Coop ha ottenuto a dicembre il permesso dell’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria per mettere in commercio alcuni prodotti preparati con insetti. In attesa di vedere se la curiosità dei consumatori sarà più forte delle inibizioni culturali.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, '"quante tasse pagano in Italia Google & co", in edicola, in digitale e in abbonamento dall'11 al 17 marzo 2017.

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