Donne Disoccupate
MUM AT WORK 11 Marzo Mar 2017 1400 11 marzo 2017

Tra figli e casa una donna non ha neanche il tempo di cercarsi un lavoro

Se il marito perde il posto si sente un fallito. Se succede alla moglie, invece, la famiglia esulta. Perché è lei a occuparsi della vita domestica. Nell'85% dei casi.

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«Non credo che le donne siano meno ambiziose, ma credo che sentano molto di più degli uomini il peso e la responsabilità per la carriera e per la famiglia». Greta Pavan si occupa di outplacement per Op Solution, società di ricollocamento a Torino, Milano e Roma. «Lavoriamo da 10 anni per rimettere nel mondo del lavoro donne e uomini che si trovano in mobilità o vogliono trovare un altro impiego, oppure ci occupiamo di chi vuole cambiare professione» spiega Pavan.

NON HANNO MAI TEMPO "LIBERO". Il fatto allarmante è che, mentre un uomo che perde il lavoro «si sente un fallito, quando è la donna a perderlo è come se la famiglia tirasse un sospiro di sollievo: finalmente la moglie/mamma è libera e può occuparsi della casa e dei parenti a tempo pieno». Insomma, il tempo delle donne disoccupate non è “libero”. Nemmeno per cercare (un altro) lavoro. Ma è occupato - nuovamente - dalla famiglia.

GLI UOMINI NON CONTEMPLANO IL PART TIME. Del resto se i numeri resi noti alla conferenza di Davos raccontano qualcosa, confermano l’esperienza decennale di Op: in Italia le donne si fanno carico della cura di figli, anziani e casa per l’85% del tempo, “liberando” i compagni di un bel fardello domestico. Basti pensare che «sono tante le donne che chiedono il part time, mentre gli uomini non lo contemplano». Insomma, quando una donna perde il lavoro, «sembra automatico per i familiari che torni a ricoprire quel ruolo di cura per figli, nipoti e genitori che aveva “tralasciato” proprio perché andava a lavorare», continua Pavan.

Greta Pavan di Op Solution

C’è un pezzo in più di vita da coprire e a volte la coperta è troppo corta

L’esperienza di questa agenzia è comunque positiva e quasi tutte le donne - l’85% - trovano poi un nuovo impiego. «Mentre l’uomo è più focalizzato sulla professione, la donna lo è sulla famiglia. Se individuiamo un lavoro lontano da casa, l’uomo dice: «cavolo, è lontano, tornare a casa tutte le sere sarà dura!, ed è sufficiente. La donna invece pensa che non tornerà mai in tempo per prendere i figli a scuola e preparare la cena». C’è un pezzo in più di vita da coprire e a volte la coperta è troppo corta. Ci si adagia sulla mobilità e si diventa casalinghe full time, non pensando che i mesi passano e in poco tempo non si avrà più il sostegno economico previsto per i disoccupati.

SUSY, SENZA LAVORO A 54 ANNI. A 54 anni, Susy ha perso il lavoro dopo averne passati 11 in azienda. «Lavoravo per un’impresa nel settore automotive e per la crisi hanno spostato tutto in Germania e al Sud in Italia, mentre io vivo nella provincia torinese» racconta Susy. La donna, che beneficiava di ammortizzatori sociali, ha ricominciato a studiare e da contabile ha imparato il gestionale di Zucchetti e Sap «per aggiornarmi». Poi nel 2015 un’azienda alimentare l'ha assunta a tempo determinato, ma a dicembre 2016 è tornata in mobilità. «L’esperienza mi aveva buttato giù. Intanto avevo due genitori anziani che non stanno bene e gli stavo vicino il più possibile», ricorda.

SOGNA DI ESSER PADRONA DI SE STESSA. Ma Susy non ha mollato: «Non potevo, non posso: ho anche una figlia giovane che sta cercando un lavoro». Ed ecco che nella storia di Susy si vede come, nella nostra società sia difficile conciliare - ancora - per le donne vita privata e vita pubblica. La donna-mamma è il pilastro del nucleo familiare e, da un lato, sostiene i genitori anziani, dall’altro i figli giovani. E si destreggia tra lavori a tempo determinato e la ricerca del lavoro. «Cerco di sopravvivere con la mobilità, anche se ho 35 anni di contributi e devo assolutamente cercare un altro lavoro». Oggi Susy sogna di aprire una lavanderia a gettoni perché «abbassare sempre la testa non è facile e così potrei essere padrona di me stessa».

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