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LA MODA CHE CAMBIA 19 Marzo Mar 2017 0900 19 marzo 2017

Se i social diventano palcoscenici inattesi per mamme scellerate

La genitrice della piccola baby blogger epigone 3.0 dell’Anna Magnani del film Bellissima di Visconti. Si merita solo le attenzioni dei servizi sociali.

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Epifania e grande soddisfazione leggendo l’intervista di Vittorio Zincone al rapper Emis Killa su Sette che, parlando del diritto alla privacy e di un antipatico scontro con una mamma il cui figlioletto voleva a tutti i costi riprenderlo con il cellulare mentre stava facendo colazione in un ristorante, ha spiegato l’utilità di «ceffoni educativi» per questa «generazione di smidollati».

IL «CODICE DI COMPORTAMENTO» DI EMIS KILLA. Quando già credevo di essere scivolata nella categoria delle babe che si lamentano dei modi delle nuove generazioni, o tempora o mores, ecco un 20enne che parla di disciplina, di applicazione, e che chiede un «codice di comportamento» sui social. «Assisto a scene inconcepibili», ha detto. «Padri che si fanno mandare affanculo dai figli, madri che difendono i loro bambini anche quando si comportano male». Molto spesso, lo dico a Emis Killa a distanza, i bambini in questione hanno abbondantemente superato i 20 anni.

IMPARIAMO IL MEA CULPA SUI NOSTRI FIGLI “SDRAIATI”. L’altra sera, il tassista che mi ha raccolto da un lungo volo a Malpensa mi ha stordita di parole e lamentele sul figlio che ha «abbandonato l’università perché non si sentiva sufficientemente seguito dai professori» fino a quando, stremata da quel combinato disposto di cialtronaggine filiale e idiozia parentale, gli ho risposto che l’università non è un giardino di infanzia, che un maggiorenne è tenuto a cavarsela da solo e che il motivo per cui tanti laureati non trovano lavoro non è solo per mancanza dello stesso, ma perché le loro querimonie e le loro pretese sarebbero insopportabili anche in un Paese a disoccupazione zero, dunque di prendere quel fannullone e di mandarlo a lavorare, invece di permettergli di covare chissà quali frustrazioni al caldo del nido senza fare niente. Gli «sdraiati», cito Michele Serra, sono tali perché qualcuno ha infilato sotto il loro culo un comodo divano, e quel qualcuno siamo noi.

I SOCIAL PALCOSCENICI INATTESI PER GENITORI SCELLERATI. Noi che, per le ragioni più varie (e ne elencherò giusto un paio in apparente contraddizione: pigrizia e ambizione) li lasciamo crescere a loro piacimento, rallegrandoci stupiti quando uno di loro, genio di suo, riesce ad emergere nonostante i vizi che gli abbiamo dato e le comodità che gli abbiamo offerto.
Poi, ci sono i genitori scellerati. Quelli che sfruttano i figli. Ci sono sempre stati, spesso lo sono ancora per necessità e per ignoranza, ma i social hanno dato loro un palcoscenico inatteso. Sono i genitori che, non avendo avuto successo in un’epoca costruita attorno alla riuscita personale, ritengono un diritto divino essere risarciti attraverso i propri figli.

AMBIZIOSI PER PROCURA. Rientra in questa categoria, l’ambiziosa per procura, ovvero la fallita in attesa di riscatto, anche la mamma di quella baby blogger di cui si parla molto in questi giorni e che non citerò per nome per rispetto e tutela della piccola e per non dare alla madre la soddisfazione di una pubblicità gratuita. Ho incrociato la bambina, graziosa senza incanto, alle ultime sfilate di Milano; per essere sincera, mi è venuta addosso con un microfono mentre ero seduta in attesa che iniziasse una sfilata, con mamma provvista di telecamera accesa al seguito, e lì per lì non mi è stato chiaro che cosa volesse. Capirete che una bimba vestita da fatina, con i boccoli freschi di parrucchiere e un grosso microfono in mano che tenta di farsi largo fra centinaia di giornalisti e buyer per strappare loro dichiarazioni non è spettacolo usuale e fa abbastanza impressione. Ho chiesto alle mie vicine, nessuno sapeva nulla di lei. Fino a quando, qualche giorno fa, un comunicato stampa firmato dalla mamma mi ha informato della sua esistenza.

UNA MAMMA PUSHY CHE MERITA SOLO LE ATTENZIONI DEI SERVIZI SOCIALI. Fra molti di noi, forse giornalisti più seri, forse di più lungo corso, forse meno avvezzi alla notizia a sensazione, è passato il tacito accordo di non darle pubblicità. Per proteggerla da se stessa, ma soprattutto da quella madre. Sono molte, nel mondo, le mamme blogger, e molte di loro si sono fatte un nome raccontando la propria vita con i loro figli, cercando sponsorizzazioni, abiti gratuiti, facilitazioni di ogni genere. Non dico che meritino approvazione, e penso sempre a quello che mi raccontò un ufficiale della Guardia di Finanza sui modi, i tempi e gli usi dei pedofili per agganciare le vittime (signori, se esiste per i giornalisti la cosiddetta Carta di Treviso è anche per proteggere i minorenni dall’esposizione sui media: forse bisognerebbe spiegarlo anche alla mamme ambiziose): se non altro, però, le mamme blogger espongono anche se stesse, raccontano storie, pur in senso lato, “di famiglia”, condividono preoccupazioni comuni a molte. Spesso sono ridicole, patetiche, sempre un po’ imbarazzanti; ma la madre pushy, che spinge la propria figlia a posare professionalmente e a lavorare quando dovrebbe vivere una vita adatta alla sua età all’asilo e al parco giochi meriterebbe, più che la nostra, l’attenzione dei servizi sociali.

QUANDO UNA BIMBA DIVENTA STRUMENTO DI POTERE. Qual è il problema di questa mamma, questa epigone 3.0 dell’Anna Magnani del film Bellissima di Visconti? A che cosa ambisce? E perché nessuno si è premurato di spiegarle che suscitare in una piccola di quattro anni desideri, stile di vita e modi adulti è pericoloso per la sua crescita? Questa non è nemmeno una di quelle baby attrici, che sul set vengono di solito affiancate da psicologi ed educatori per poter vivere il loro impegno come un gioco. Questa bambina è uno strumento di potere nelle mani di una mamma che la spinge a creare un monumento attorno a se stessa nell’obiettivo di cavarne soldi e fama per sé. Quanto di più ignobile si possa immaginare.

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