Scuola
29 Marzo Mar 2017 1136 29 marzo 2017

Ocse: la scuola italiana riduce il divario tra ricchi e poveri

Indagine su una quarantina di Paesi: le differenze sociali sui banchi, guardando ai risultati degli alunni in diverse materie,  si annullano.

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Tra tante cattive notizie, una nota di merito per l'Italia arriva dall'Ocse, che promuove la scuola pubblica del nostro Paese per quanto riguarda la riduzione del gap tra ricchi e poveri. Lo studio, pubblicato da Repubblica, ha analizzato le prestazioni in Lettura e Matematica su un campione di studenti 15enni in una quarantina di Paesi provenienti da tutti i cinque continenti, quindi situazioni socio-economiche differenti, e li ha messi a confronto con dati di persone di età compresa tra i 25 e i 27 anni della stessa area geografica.

SOLO 4 PAESI FANNO ECCEZIONE. Quel che è emerso è che il gap tra studenti avvantaggiati – quindi con famiglia benestante e istruita alle spalle – e studenti svantaggiati – con genitori poco istruiti – cresce in quasi tutti i Paesi oggetto della ricerca, fatta eccezione per Canada, Stati Uniti, Corea e Italia.

DIVARIO MENO SIGNIFICATIVO. «Il mondo del lavoro, la formazione professionale e l’università» - ha spiegato Francesca Borgonovi dell’Ocse - «non sono in grado di alleviare le differenze tra classi sociali che emergono alla fine della scuola dell’obbligo, anzi tendono a rinforzarle». Fortunatamente in Italia questo divario è meno significativo rispetto ad altri Paesi, con risultati tra studenti di famiglie istruite e meno istruite che conseguono risultati simili in Lettura e Matematica dopo il diploma.

DIFFERENZE ANCORA DIFFICILI DA ALLEVIARE. Dallo studio«emerge in modo abbastanza chiaro il fatto che, dato l’allungamento della vita lavorativa e della fine della sicurezza di percorsi lineari della vita lavorativa, le competenze e soprattutto lo sviluppo delle competenze lungo la propria vita siano importantissime», ha aggiunto Borgonovi, che ha partecipato alla stesura del focus. «Tuttavia, il mondo del lavoro, la formazione professionale e l’università» - conclude l’esperta Ocse - «non sono in grado di alleviare le differenze tra classi sociali che emergono alla fine della scuola dell’obbligo anzi tendono a rinforzarle».

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