Donne Lavoro 150206205952
MUM AT WORK 1 Aprile Apr 2017 1400 01 aprile 2017

La lotta per i diritti rosa riguarda anche le donne ai vertici

Quante (con tanta fatica) sono arrivate più in alto diano una mano a quelle che sono rimaste indietro. Il loro contributo è fondamentale per ottenere una legge in grado di azzerare il gender gap sul lavoro.

  • ...

Per ottenere la parità delle donne ci vogliono le leggi. Piaccia o non piaccia, i fatti ci raccontano questa storia. Nella fredda e lontana Islanda come nella nostra Italia. Il primo Paese nella top ten del gender pay gap del World Economic Forum 2016 ha deciso che a partire dal 29 marzo scorso, per legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale, nessuna donna potrà essere pagata meno di un uomo a parità di mansione e ruolo.

COME UNA STAFFETTA. Le donne qui si sono mosse insieme, unite. È bastato un solo giorno a marzo: hanno incrociato le braccia dalle 14 del pomeriggio. Lo stipendio a loro riconosciuto permetteva loro di lavorare fino a quell’ora. Oltre, avrebbero lavorato gratis. Da questa settimana i datori di lavoro devono essere in grado di dimostrare che pagano uomini e donne allo stesso modo. Fautrici della legge sono state le donne al potere: la metà del governo in carica. Insomma, quelle che con tanta fatica sono arrivate più in alto danno una mano a quelle che stanno indietro. Un po’ come una staffetta, un po’ come una squadra. E che non sia donne contro uomini, come mi ha redarguito un lettore la settimana scorsa. Ma donne per le donne. In quanto professioniste e lavoratrici, perché dovremmo accettare di essere pagate meno degli uomini?

IL MODELLO ISLANDESE. In Italia la legge Golfo-Mosca sulle cosiddette quote rosa, che piaccia o meno, ha aiutato le donne. Ma non quelle qualunque. Quelle che ambivano a raggiungere i vertici. E ha funzionato. Come illustra Openpolis in un recente report: «Solo nel 2008 le poltrone occupate da donne negli organi di amministrazione e controllo delle società quotate erano 170, il 5,9% del totale. In 8 anni gli incarichi femminili sono lievitati a 687, con un peso sul totale del 30,3%». Adesso queste donne dei cda dovrebbero ragionare come le islandesi: sostenere il valore delle altre donne. E non perché femmine. Ma perché competenti e preparate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso