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LA MODA CHE CAMBIA
9 Aprile Apr 2017 0915 09 aprile 2017

Brave alle ragazze dell’Islam che si salvano da sole

Però aiutiamole. Ricordandoci che alla base dei nostri femminicidi c’è una mentalità che non si è ancora affrancata da quella vetero-patriarcale.

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Grazie. Un sentito grazie all’insegnante di Bologna che ha segnalato il caso della sua allieva rapata a zero dalla famiglia originaria del Bangladesh perché si rifiutava di indossare l’hijab, attivando la denuncia dei genitori e l’accoglienza della ragazzina in una comunità. Grazie agli assistenti sociali di Pavia che hanno tolto alla famiglia una 14enne marocchina presa a frustate da padre e fratello perché vestiva all’occidentale (no, la storiella delle cinghiate per il basso rendimento scolastico non ce la beviamo).

LA RIBELLIONE AL MATRIMONIO COMBINATO. Grazie alla coraggiosa compagna di classe della 15enne egiziana promessa sposa a un uomo molto più grande di lei nella patria di origine, per averle consigliato di telefonare al 114, il numero del Servizio Emergenza Infanzia, invece di tentare per la seconda volta il suicidio, e che ora è alloggiata in una struttura a Torino e pare finalmente serena.

ISTITUZIONI CORAGGIOSE. Grazie alla polizia, al Tribunale dei Minori, agli assistenti sociali che sanno intervenire quando tanti voltano il capo perché le comunità islamiche, appena possibile, si lasciano in pace: in Italia, in Francia, ma anche in Inghilterra, dove la Bbc non si pone alcun problema a lanciare battute su cristiani ed ebrei, ma dichiaratamente non tocca gli islamici “perché si offendono” (gli esponenti di altre comunità religiose devono invece tacere in nome dell’insindacabile diritto alla satira).

SI PARLA DI PERIFERIE, MA NON DI CHI CI VIVE. Grazie a tutti questi professionisti che intervengono invece di cianciare di problemi non essenziali, in ogni caso secondari e derivati dal benessere primario delle comunità. Mi riferisco ai tanti talk seguiti in questi giorni di Design Week sul futuro dell’abitare. Troppe volte, in questi giorni di Salone del Mobile e di dotte dissertazioni sui recuperi urbanistici e sociali delle periferie, mi sono domandata se, oltre a discutere di verde e di recupero di zone abbandonate oppure poco controllate, qualcuno si sia domandato chi e come viva in quelle zone dove trovano rifugio decine di migliaia di immigrati.

REALTÀ LONTANISSIMA DALLE NOSTRE ESISTENZE. Per noi abitanti felici del mondo rarefatto dove ci si intrattiene sulle rotte commerciali dei broccati nel Cinquecento col collega dell’università di Istanbul o si discute di cerchietti per capelli con la studentessa-designer di Baku (meglio metallo lavorato a mano secondo la tradizione dell’Asia minore o incrostazioni di Swarovski?), la realtà di queste storie appare lontanissima; un fastidioso e per molti versi incredibile accidente nelle nostre esistenze illuminate dagli studi, dall’opportunità condivisa di poter scegliere lavoro, amicizie, compagni di vita. E quando parliamo di quartieri da riqualificare pensiamo agli edifici, e non a chi questi edifici ospitano.

L'ABBANDONO SCOLASTICO DELLE ISLAMICHE. Questa rubrica si occupa relativamente spesso (non abbastanza), di casi come quello della studentessa torinese. Me ne occupo da quando ho scoperto, come molti colleghi, che il tasso di abbandono scolastico nelle scuole medie inferiori e superiori in Italia, fra i più elevati in Europa, deriva in non trascurabile parte dalle studentesse di religione islamica. I dati che cito risalgono a un anno fa, ma non credo siano cambiati: meno della metà delle bambine egiziane arriva alla scuola media, solo 33 su cento al liceo, e cifre di poco migliori riguardano le bangladesi e pakistane.

SOPRAFFAZIONE CHE NASCE DALL'EDUCAZIONE FEMMINILE. Le ragazzine vengono ritirate da scuola al primo menarca, oppure quando, come la quindicenne di Torino che forse doveva già ritenersi fortunata di essere ancora fra i banchi, vengono promesse spose nel loro paese di origine, e lì rispedite. Con la complicità, se non la spinta, delle madri. «A una moglie l’istruzione non serve», è stato detto alla quindicenne dalla stessa donna che l’aveva messa al mondo, assoggettata dall’ignoranza, incapace forse perfino di immaginare per la propria figlia un destino diverso dal suo. Non dobbiamo dimenticare che la spirale della sopraffazione e della violenza nasce dall’educazione femminile, ben prima che da quella maschile.

UNA VISIONE PREDATORIA DEL MONDO. Ne scrivevo proprio in questo spazio, circa un anno fa, portando argomenti alla teoria secondo la quale lo sviluppo di una società dipende in buona parte dal grado di istruzione delle donne che ne fanno parte, per il suo ruolo fondamentale, insostituibile, nella formazione del carattere e del pensiero dei figli, della loro percezione del mondo che li circonda. Una madre poco istruita, succube del marito economicamente, psicologicamente e quasi per fatale conseguenza anche fisicamente, diventa per il figlio maschio l’esempio primigenio della sudditanza femminile all’uomo e la prova della sua inferiorità, ma anche la prima voce e la prima interprete di una visione limitata e predatoria del mondo.

CONTRO I DIKTAT MASCHILI. Nelle vicende di cui veniamo a sapere in questi giorni, non dobbiamo dimenticare anche un secondo aspetto, che riguarda invece la nostra storia. In Italia, l’affrancamento delle donne dal potere e dal volere maschile è dato talmente recente, e ancora così fragile, da essere all’origine di molti fra gli assassini che impropriamente chiamiamo femminicidi, invocando poi la formula stolta dell’"amore malato" per giustificarne il movente. Il movente, e l’assassinio a coltellate della ragazza di Pietra Ligure per mano dell’ex fidanzato che non tollerava di essere stato lasciato per poter frequentare un corso alberghiero in un’altra città ne è l’ennesima riprova, è la ribellione femminile ai diktat maschili.

INDIPENDENZA DA PROTEGGERE. Dietro i femminicidi non c’è solo la rottura di una relazione, ma c’è sempre la volontà di indipendenza. Due date, per rinfrescare la memoria: in Italia la legge sul delitto d’onore è stata abrogata nel 1981. Il referendum sul divorzio data 1974. Quarantacinque e trentadue anni sono pochissimi per incidere su una mentalità radicata da millenni e sostenuta dalla Chiesa. Dunque, le “nostre” ragazze dell’Islam forse hanno iniziato a salvarsi da sole. Ma anche noi non dobbiamo abbassare la guardia.

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