Migranti:169 su barcone,soccorsi in mare

Emergenza migranti

Unni
L'ULTIMO MARXIANO 11 Aprile Apr 2017 0900 11 aprile 2017

La scuola che riabilita Attila «il migrante» è degna di Orwell

Un libro rivolto ai ragazzi delle medie riscrive l'immagine del barbaro. Per dirci che i flussi odierni sono la normalità. E che non c'è alcun motivo di ribellarsi a sradicamento e precarietà.

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«Bisogna immaginare Sisifo felice», ripeteva Albert Camus nella sua opera dedicata al personaggio mitologico greco: mediante un’inversione del pensiero, ci esortava a immaginare la pena come gioia. «Bisogna integrare Attila»: così, forse, Camus si sarebbe trovato a scrivere oggi, ispirato dai nuovi indirizzi di pensiero propalati nelle scuole italiane. Così troviamo in un libro rivolto alle medie.

George Orwell non è passato invano. Riscrivere senza posa il palinsesto della storia per colonizzare l’immaginario e governare meglio gli schiavi che non sanno di esserlo: è questo uno dei grandi temi di 1984. E, ora, è diventato pienamente realtà con i nuovi programmi scolastici. Le invasioni barbariche sono ridefinite orwellianamente come «grandi migrazioni»: con, bene in evidenza nel testo, l’«idea chiave» (sic!) di «integrazione». Insomma, gli Unni e Attila, da invasori che hanno spazzato via una civiltà occupandone con la violenza gli spazi reali e simbolici, sono ricatalogati come migranti che debbono essere integrati.

NESSUN LIMITE ALL'IDEOLOGIA. Non v’è limite all’ideologia, è il caso di dirlo. E di ideologia si tratta, a tutti gli effetti: si naturalizza una realtà determinata in senso storico e sociale, ossia le odierne ondate di deportazione di massa (pudicamente chiamata “immigrazione di massa”) di nuovi schiavi a basso costo per il capitale. Esse diventano, improvvisamente, un fenomeno da sempre esistito, naturale come l’aria che respiriamo o come l’andamento dei pianeti: da Attila ai barconi, da Odisseo a Lampedusa, senza soluzione di continuità. Sempre il medesimo, inevitabile perché naturale, giusto perché da sempre esistente.

SIATE MIGRANTI, SEMPRE. L’uomo – ci suggeriscono – è per natura homo migrans: rinunciate a ogni stabilità, dunque. Niente casa, niente posto fisso, niente nucleo familiare fisso. Siate migranti, sempre. Abituatevi alla precarietà e alla delocalizzazione permanente, ché esse sarebbero naturali e già da sempre date, da Attila all’Expo di Milano e alle multinazionali. Delocalizzazione e immigrazione: sradicatevi e accogliete gli sradicati. E guai a chi osi ricordare sommessamente che, accanto al diritto alla migrazione, dovrebbe esservi anche quello alla permanenza stabile e radicata nel proprio territorio.

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