Dai che è verde

Aragosta
19 Giugno Giu 2017 0922 19 giugno 2017

Il dilemma dei giudici della Cassazione: essere più clementi con Riina o con le aragoste?

La suprema corte sentezia: vietato tenerle al freddo, ma nessun problema a lessarle vive. A differenza del boss mafioso, i crostacei non hanno diritto a una morte dignitosa.

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Il giudice di Cassazione dev’essere un po’ come quei saggi rabbini delle storielle ebraiche ai quali i fedeli sottopongono quesiti sui più vari aspetti della vita, dai grandi dilemmi religiosi ai piccoli dubbi del vivere quotidiano, per avere una risposta alla luce dei testi sacri. Con risultati a volte paradossali: «Rabbino, è lecito fumare mentre si prega?»; «Assolutamente no»; «E si può pregare mentre si fuma?»; «Ma certo, figliolo!».

QUEI CROSTACEI DETENUTI. Se sei un magistrato di Cassazione, supremo esegeta dei libri della Legge, un giorno ti chiedono come dev’essere detenuto in carcere Totò Riina gravemente malato, un giorno ti interpellano su come vanno detenuti nei ristoranti i crostacei vivi in attesa di cottura. «Detenuti» non è una spiritosa analogia: i termini usati dalla Cassazione nella motivazione della sentenza contro un ristoratore toscano (condannato tre anni fa dal Tribunale di Firenze perché teneva in ghiaccio le aragoste vive e immobilizzate), sono proprio «detenere» e «detenzione». «Non può essere considerata consuetudine socialmente apprezzata detenere siffatta specie di animali a temperature tali da infliggere loro sofferenze», affermano i giudici della Suprema Corte, che parlano un po’ come Drax il Distruttore nei Guardiani della Galassia.

Lessare i crostacei vivi ci sta, per la Cassazione, fargli prendere freddo prima no, è maltrattamento

Nella «detenzione dei crostacei», insistono, l’interesse dell’animale a non soffrire deve prevalere sull’interesse economico del ristoratore, che quindi deve attrezzarsi con appositi acquari. Quindi niente manette alle chele e niente cella frigorifera per le aragoste che, a differenza di Totò Riina, con il quale condividono lo status di esseri senzienti detenuti ma non la fedina penale, non hanno diritto a una morte dignitosa; a meno che non vi sia dignità nell’essere gettati vivi nell’acqua bollente (nel qual caso potrebbe essere una soluzione anche per Totò Riina).

IL MIGLIO VERDE A CHELE LIBERE. Lessare i crostacei vivi ci sta, per la Cassazione, fargli prendere freddo prima no, è maltrattamento: entrambe sono «consuetudini sociali», ma solo la prima è lecita. Le aragoste devono percorrere il loro miglio verde a chele libere e alla giusta temperatura. Ora, che siamo o no carni-pescivori, non approveremmo la pratica di infilare sullo spiedo il pollo vivo o di spellare il coniglio senza ucciderlo e infilarlo in forno mentre strilla, anche se questo li rendesse più saporiti. Cara Cassazione, hai riconosciuto ai crostacei il diritto di non essere congelati da vivi; fài un altro sforzo e afferma il loro diritto a essere lessati da morti.

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