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Mussolini Sglavo Pd
29 Giugno Giu 2017 1024 29 giugno 2017

E fu così che John Lennon ci disse: immagine there's no Duce

Uno studioso inglese, omonimo del famoso beatle, attacca l'Italia perché sfrutta i luoghi del fascismo a fini turistici. Sulla nipote di Mussolini in parlamento, però, nessuna nota di rilievo.

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Abbiamo fatto del Duce un’attrazione turistica: a lanciare l’accusa è uno studioso delluniversità di Glasgow dal nome pesante almeno quanto quello di Mussolini, John Lennon. Il defunto Beatle è un altro morto che ha incentivato il turismo, da Liverpool al Dakota Hotel di New York, e le analogie finiscono qui. La materia di studio del professor Lennon sono appunto le politiche del turismo, cioè i modi in cui viene acceso e gestito l’interesse dei visitatori per questo o quel luogo. E secondo il docente, noi italiani abbiamo «lennonizzato» Benito: non abbiamo circonfuso i luoghi della sua vita e della sua morte di un’aura sufficientemente sinistra, ammonitrice e pedagogica, lasciando liberi i nostalgici vecchi e giovani di compiere devoti e tutt’altro che clandestini pellegrinaggi a Predappio conditi da inni e di saluti romani, di lasciare teneri bigliettini da groupie sulla tomba del Mascellone, profeta e maestro di vita, di tornare a casa con il busto d’ordinanza da mettere in salotto.

PER LENNON I TEDESCHI MIGLIORI DI NOI. Non ci sono lapidi maledicenti sotto il balcone di Palazzo Venezia, qua e là, su edifici pubblici, ponti e gallerie spunta un fascetto o uno slogan non cancellato (a Rimini abbiamo ancora un «Navicare necesse»), insomma: non siamo stati bravi come i tedeschi, che, sostiene Lennon, hanno fatto più seriamente i conti con il proprio passato. Va detto che in questo le potenze vincitrici furono tutor attenti ed energici. Non solo celebrarono il processo di Norimberga, che sbatté in faccia ai tedeschi e al mondo i crimini dei gerarchi del Reich. Alla fine della guerra tutti gli ex sudditi di Hitler, compresi vecchi e bambini, erano considerati un pericolo per l’umanità e andavano «denazificati» e rieducati.

Ci siamo defascistizzati da soli, all’italiana, un po’ damnatio memoriae un po’ amnistie generali; risultato, il nome Mussolini è stato cancellato dappertutto tranne che in parlamento, dove da un ventennio siede sua nipote

Il film di Billy Wilder Scandalo internazionale, girato fra le rovine di Berlino, racconta con crudo cinismo la devastazione morale dei vinti e lo zelo non sempre limpido dei redentori. Sarà che gli alleati consideravano il fascismo il vassallo cialtrone del nazismo, e non la sua fonte di ispirazione, ma non si sono incaricati di togliercelo dalla testa con appositi corsi. Ci siamo defascistizzati da soli, all’italiana, un po’ damnatio memoriae un po’ amnistie generali; risultato, il nome Mussolini è stato cancellato dappertutto tranne che in parlamento, dove da un ventennio siede sua nipote. E Alessandra, differenza di Marine Le Pen, non ha mai preso le distanze dall’ingombrante capofamiglia. Questo dovrebbe indignare Lennon più della Benitoland a Predappio. Anzi, lo studioso dovrebbe suggerire di completare l’offerta turistica con una parata stile Disneyland guidata dal pupazzo del Duce sulle note di Fischia il sasso. A fine giornata il pupazzo verrebbe appeso a testa in giù. In un apposito magazzino, ovviamente.

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